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Bonvesin de la Riva nacque, visse e morì a Milano, a cui dedicò un’opera in lingua latina, De magnalibus Mediolani, magnificando fatti e glorie locali. Il suo intento è quello di far conoscere non solo agli stranieri, ma agli stessi suoi concittadini, le meraviglie di Milano: ne elogia la posizione, le abitazioni, la qualità e la quantità degli abitanti; ne esalta la fertilità del suolo, l’abbondanza “di ogni bene di cui abbisognano gli uomini”; ne loda la forza, la fedeltà, la gloriosa libertà e la ricchezza delle sue magistrature. Il panegirico viene esteso anche al nome, Mediolanum, la cui perfezione per Bonvesin si attaglia a una città “più perfetta delle altre”.
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Considerata in rapporto alla sua posizione, la nostra fiorentissima città è famosa perché situata in una bella, ricca e fertile pianura, dove il clima è temperato e abbonda tutto quanto è necessario alla vita umana, tra due mirabili fiumi equidistanti, il Ticino e l’Adda: non senza ragione essa assunse il nome di Mediolanum, come a dire che si trova nello spazio in mezzo ai due fiumi. Alcuni però stranamente affermano che essa prese il nome di Mediolanum da un porco che vi fu trovato con il dorso coperto in mezzo di lana. Anticamente questa città fu anche chiamata Alba, perché, essendo la meno macchiata di vizi, brillava più di tutte le altre con fulgente candore. La “Storia Lombarda” narra che essa fu fondata dai Galli: perciò alla sua regione diedero il nome di Gallia Cisalpina. Forse che vi si trovano paludi o acque putride, che corrompono l’aria con le loro nebbie e i loro fetori? No di certo: vi si trovano invece limpide fonti e fiumi fecondatori. Situata quasi a metà strada tra l’ardore del sole e la pianeggiante convalle, essa vanta un clima temperato. Perciò d’inverno il freddo non vi è intollerabile e d’estate l’intensità del caldo non diventa eccessiva. Questa città non è neppure vicina ai litorali marini, dove nella stagione estiva è eccessivo il calore dall’ora nona del giorno fin verso la mezzanotte, mentre poi, fino all’ora terza del giorno, si fa sentire il freddo nocivo di una gelida brezza marina. Dentro la città non vi sono cisterne né condutture di acque che vengano da lontano, ma acque vive, naturali, mirabilmente adatte a essere bevute dall’uomo, limpide, salubri, a portata di mano, mai scarseggianti anche se il tempo è asciutto, e tanto abbondanti che in ogni casa appena decorosa vi è quasi sempre una fonte di acqua viva, che viene chiamata pozzo. Da una indagine diligente, anche se non del tutto esauriente, ho potuto accertare che più di seimila fonti vive assicurano ogni giorno ai cittadini acqua viva. Ve ne sono moltissime le cui acque risultano al gusto quasi saporite e tale è la loro leggerezza che, versate in recipienti di legno o in ampolle di vetro, in poco tempo li imbevono. A chi ne berrà a sazietà non nuoceranno, perché, fini e leggere come sono, circoleranno, non appena bevute, attraverso i pori delle membra e verranno meravigliosamente digerite. Anche nel contado vi sono acque di fonte limpidissime, e in alcuni luoghi così gelide che, se d’estate vi si immergono ampolle colme di vino, per rinfrescarlo, i recipienti di vetro si rompono per effetto del freddo, a meno che si ritirino fuori dopo breve tempo. Nessun’altra città del mondo si sa o si pensa abbia tale ricchezza e abbondanza di simili fonti. Oso anzi apertamente proclamare che il valore delle abbondanti e preziose acque di Milano è superiore a tutto il vino e l’acqua messi insieme di certe altre città. E questo posso anche affermare con sicurezza: quante città comprerebbero per il proprio comune, se fosse possibile, anche solo tre delle nostre fonti al prezzo di duecentomila marche d’argento! Il territorio di Milano produce in abbondanza, come ciascuno può constatare, biada, vino, legumi, frutta, alberi, fieno e altri beni. Dunque per il suo clima, per le sue acque, per la sua fertile e bellissima pianura, Milano è situata in una posizione mirabile; fulgida prova ne è il fatto che vi si trovano numerosissime persone molto vecchie, uomini e donne, che ci vivono fino a età decrepita, come pure il fatto che la fecondità delle famiglie, la densità della popolazione, la prosperità di ogni bene sono ogni giorno, per grazia di Dio, mirabilmente in aumento. […]
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Altre risorse |
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Del resto dalla interpretazione del suo nome stesso si può conoscere la nostra città. Infatti MEDIOLANUM comincia con M e finisce con la medesima lettera. In mezzo vi sono due lettere, cioè O e L. La prima e ultima lettera, la M, essendo più ampia delle altre, significa l’ampiezza della gloria di Milano, diffusa su tutta la terra. Con la M posta al principio e alla fine si intende anche il numero mille, al di là del quale non vi è un unico numero che si possa indicare con un unico vocabolo; e così essa esprime un numero perfetto nella sua unicità, significando che dal principio fino alla fine del mondo Milano è stata e sarà annoverata nel novero delle città perfette. La O, una delle due lettere che stanno a metà della parola, di forma rotonda e perfetta, più degna e più bella di tutte le altre, esprime, di Milano, la rotondità, la bellezza, la dignità e la perfezione. La nostra città è infatti rotonda in senso letterale e bella e più perfetta di tutte le altre città. La L invece significa la lunghezza e anche l’altezza della sua nobiltà e della sua gloria, giacché, grazie alle preghiere e ai meriti della beata Maria Vergine e del beato Ambrogio e degli altri santi, i cui corpi qui riposano, e dei santi religiosi, la sua alta nobiltà e la sua gloria permarranno fino alla fine del mondo, per grazia di Dio.
Inoltre si deve anche sottolineare che in questa parola vi sono tutte e cinque le vocali, che occupano ciascuna un posto in ogni sillaba. Se ne deduce che, come il vocabolo della nostra città non manca di nessuna vocale, così anche la città non manca di alcun bene effettivo che sia necessario ai cinque sensi dell’uomo. E come i vocaboli di tutte le altre città mancano di qualcuna delle cinque vocali, così anche quelle città confrontate con Milano mancano di qualche bene. Essendo dunque tale e tanto grande la nostra città, come è risultato evidente, mi sembra ne consegua necessariamente che chi può, rispettando la verità, dirsi cittadino di Milano si glorii di tanta patria. A patto però che non degeneri dal ceppo naturale: altrimenti sembrerebbe arrecare vergogna, anziché gloria, non solo a sé ma alla sua patria. Infatti la nobiltà grande di qualsiasi famiglia o patria, una volta che degeneri dalla probità dei costumi nobili, scende più in basso che l’assenza di nobiltà.
Tutto quanto ho esposto a lode della nostra città non vorrei sembrasse che io l’abbia sognato o l’abbia scritto per bizzarra leggerezza o l’abbia in malafede infarcito di lodi false per piacere agli uomini: mentre chi ha occhi per vedere lo constata a sufficienza; mentre io l’ho ricavato dalla “Storia Lombarda” o da altri libri; mentre io ho fatto una ricerca molto faticosa e diligente, attenendomi alla verità dei fatti, quali sono conosciuti da me o da altri. Molte altre cose avrei invero potuto scrivere sulle meraviglie di Milano; ma, stanco per la fatica e occupato da altre attività, chiedo requie. Basti quanto ho detto. […]
Bonvesin de la Riva, De Magnalibus Mediolani, traduzione di G. Pontiggia, Bompiani, Milano 1983.
Compare in
Letteratura didattico-moralistica; Bonvesin de la Riva; Milano
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