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Muhammad Alì e l’oro di Roma

Muhammad Alì e l'oro di Roma

Quando Cassius Clay salì sul ring per la finale del torneo dei pesi massimi alle Olimpiadi di Roma del 1960, segnò la nascita di una nuova era. A 18 anni Clay era ancora un giovane pugile sconosciuto di Louisville, nel Kentucky: quattro anni dopo avrebbe vinto il titolo mondiale dei pesi massimi contro Sonny Liston, sei anni dopo si sarebbe convertito all'Islam e avrebbe cambiato il suo nome in Muhammad Ali. Per molti americani il Vietnam era ancora un lontano paese del Sudest asiatico, John F. Kennedy non era ancora stato eletto presidente e i movimenti sociali degli anni Sessanta, che avrebbero dato a Muhammad Ali una fama maggiore di quella che aveva conquistato sul ring, non erano ancora incominciati.

Cassius Clay, di Louisville, Kentucky, era un giovane svelto e vivace. Il suo naturale talento di pugile, a cui accompagnava la strafottente arroganza con la quale rilasciava interviste e arringava gli spettatori, lo fece subito diventare un personaggio alle Olimpiadi di Roma nel 1960. Straordinariamente dotato di forza e agilità, longilineo e potente al tempo stesso, aveva una mobilità sulle gambe e un pugno incredibili per un uomo delle sue dimensioni. Questo talento naturale gli permetteva di ignorare alcune delle regole fondamentali della boxe: spesso sferrava il colpo indietreggiando, anziché accompagnarlo col peso del corpo; in difesa, invece di raccogliersi contro i colpi dell'avversario, se ne sottraeva tirandosi indietro. Con le lunghe braccia e il suo stile snodato e ballerino riusciva a tenersi fuori della portata degli avversari, e reagiva poi con strabilianti combinazioni di colpi.

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Anche la personalità si adattava al suo stile. Clay fu uno dei primi atleti a considerarsi un personaggio dello spettacolo e interpretava il suo ruolo fino in fondo. Il suo carattere fiducioso e ingenuo era evidente fin dall'inizio: un giorno del 1957 Angelo Dundee, quello che sarebbe diventato il suo allenatore, rispose al telefono da una stanza d'albergo a Louisville, mentre si trovava con il peso piuma Willie Pastrano, il pugile che in quel momento stava seguendo. Dall'altra parte del ricevitore c'era una voce da quindicenne che diceva: 'Mi chiamo Cassius Marcellus Clay. Sono il Guantone d'oro di Louisville, Kentucky. Sarò io a vincere i campionati nazionali e le Olimpiadi del 1960 e vorrei parlare con lei'. Allenato da Dundee Clay vinse un centinaio di incontri, conquistò due volte di seguito il Campionato nazionale amatori degli Stati Uniti (AAU) per i pesi piuma, ottenne due volte il titolo di Guantone d'oro per i pesi piuma nel 1959 e per i pesi massimi nel 1960.

A Roma Clay fu l'eroe del villaggio olimpico. Un giornalista del tempo scrisse: 'Se fossero state indette delle elezioni per nominare il sindaco del villaggio olimpico, Cassius Clay sarebbe stato eletto'. Vinse il primo incontro contro il belga Yan Becaus, mettendolo KO al secondo round. Negli incontri successivi batté il sovietico Gennady Schatkov e l'australiano Tony Madigan e in finale il polacco Zbigniew Pietrzykowski. Il 'New York Times' scrisse della finale: 'Clay ha battuto il polacco senza pietà nel corso dell'ultimo round, colpendolo con una raffica di combinazioni di destro e sinistro che l'hanno fatto barcollare. Ha procurato un taglio all'arcata sopraccigliare sinistra del polacco e l'ha quasi ammazzato'.

Il verdetto fu unanime, 5-0 per Cassius Clay, che aveva danzato per guadagnare la vittoria, mostrando al mondo un modo nuovo di combattere e un nuovo pugile: fascinoso, arrogante e ribelle. Così il giovane e svelto boxeur che vinse l'oro a Roma nel 1960 divenne uno degli atleti più famosi del XX secolo.

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