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La corrida spagnola

La corrida spagnola

Il fascino della corrida è incomprensibile per coloro che non giustificano uno sport che mette apertamente in scena la tortura e la morte di un animale. Rito di origine antica, la corrida unisce l'eccitante eleganza della contesa tra il torero e l'animale a un misterioso e primordiale senso di violenza collettiva che si sublima nel sanguinoso sacrificio del toro.

Per gli spagnoli è sbagliato vedere nella corrida un evento di violenza gratuita. In primo luogo non si tratta di uno sport, ma di un combattimento alla pari tra l'uomo e la forza bruta dell'animale. La ritualità dell'occasione, il pomeriggio della domenica, conferisce all'evento quella sacralità che è allo stesso tempo contemplazione religiosa della mortalità, sublime tragedia e danza con la morte. La drammaticità della corrida ha attratto molti scrittori che hanno cercato di coglierne l'essenza: Ernest Hemingway con Morte nel pomeriggio e Fiesta, il romanziere spagnolo Vicente Blasco Ibáñez con Sangue e Arena. Secondo Hemingway la corrida è l'unica espressione artistica in cui l'autore metta a rischio la sua stessa vita e in cui il livello della rappresentazione è lasciato all'onore del matador.

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Molti stranieri pensano che la competizione tra uomo e toro abbia un esito scontato e non riescono ad apprezzare il pericolo corso dall'uomo che combatte contro un toro da corrida, un gigante nero come l'inferno che pesa quasi mezza tonnellata, che ha un'agilità e una forza straordinarie e che possiede corna lunghe e affilate come daghe. I tori da corrida sono in grado di uccidere in un lampo. In questa danza all'ultimo sangue, il tempo rallenta, movimenti che durano al massimo un paio di secondi sembrano fluidi e languidi e rappresentano alla perfezione quel momento assoluto che corre tra la vita e la morte. A volte succede anche che un matador riporti ferite serie o che venga ucciso nell'arena. Un incidente in particolare ha molto impressionato gli spagnoli: nel settembre del 1984 Francisco Rivera Paquirri, un torero trentasettenne molto apprezzato, venne incornato a morte a Pozoblanco, una piccola cittadina a nord di Cordoba. Le telecamere della televisione ripresero la scena in cui il matador veniva sbattacchiato come un pupazzo dal toro, che gli conficcava le corna nei fianchi e nel corpo. L'uomo morì durante il trasferimento in ospedale, ma dopo la sua tragica fine la corrida conobbe una rinnovata popolarità e una schiera di giovani si presentarono per prendere il suo posto. La disgrazia portò anche nuovo pubblico: una volta frequentata solo da uomini, l'arena attira oggi anche giovani donne che trattano i matador come se fossero star del cinema. Nel 1994 Jesulin De Ubrique si esibì in una corrida 'per sole donne', in occasione della quale l'enorme arena di Madrid registrò il tutto esaurito. Per la sua performance il giovane torero venne letteralmente coperto di biancheria intima femminile.

Secondo i veri appassionati è il combattimento che deve essere eccitante per tradizione. La corrida classica è infatti un dramma teatrale in tre atti: nel primo il toro, tenuto chiuso in una stalla buia fino a quel momento, viene liberato nell'arena. Abbagliato dalla luce, l'animale vede improvvisamente tre toreri nel mezzo dell'anello di sabbia, che agitano grandi cappe per attirare la sua attenzione e per indurlo ad attaccare. Quando il toro carica i toreri corrono a ripararsi dietro alti steccati di legno posti ai margini dell'arena, contro i quali il toro si scaglia con inaudita violenza. Poi i picadores a cavallo infilzano lunghe lance sulla groppa del toro, pratica che serve sia a far infuriare l'animale che a stancarlo nel rincorrere i cavalli, dotati di paraocchi e di protezioni imbottite.

Nel secondo atto i banderilleros entrano nell'arena e rincorrono il toro con delle picche corte e munite di bandiere. Evitando con grande agilità il toro, questi piantano le banderillas nei quarti posteriori dell'animale, finché la groppa non luccica di sangue. Le punte delle banderillas conficcate fanno aumentare ulteriormente la furia del toro.

L'atto finale si chiama faena: il matador affronta il toro da solo, armato di una piccola cappa rossa e di una spada con cui deve ucciderlo. In teoria dovrebbe farlo con un singolo colpo vibrato tra le scapole del toro e affondato fino all'elsa, in modo da raggiungere il cuore dell'animale. Prima, però, deve costringere il toro a fermarsi, ansante, sconvolto, esausto, e per farlo agita la cappa secondo figure e passi molto elaborati. Le movenze del torero in questa fase devono essere aggraziate, agili e sicure, ed egli non deve né vacillare né tirarsi indietro mentre le corna letali del toro gli passano a pochi centimetri dal corpo.

Il toro è sempre più disorientato per le giravolte che è stato indotto a compiere e finisce per accasciarsi al suolo davanti al matador. I toreri più giovani tengono il pubblico con il fiato sospeso fino alla fine, lasciandosi cadere sulle ginocchia e abbandonando la cappa, mentre i matador più tradizionali riescono a bloccare il toro con il solo sguardo e gli accarezzano le corna o il ciuffo di pelo ispido sulla testa per mostrare quanto coraggio sia rimasto loro, prima di vibrare il colpo mortale con la spada.

Se il matador non è abbastanza elegante, abile o coraggioso, o se il pubblico avverte che il matador ha fatto in modo di combattere con un animale piccolo e docile, lo canzonano dagli spalti. Se invece la corrida è interpretata con sufficiente sangue freddo, il giudice di gara permette al torero di tagliare l'orecchio del toro o addirittura, se lo spettacolo è stato di altissimo livello, la coda. In cambio il matador può offrire il premio a una donna presente allo spettacolo. Ci sono sempre più donne che partecipano alla corrida: Cristina Sanchez è stata la prima donna donna spagnola a diventare Matadora de Toros.

Nemmeno il costume dai colori brillanti e tempestato di lustrini e i pantaloni attillati riescono a far apparire meno cruento e brutale lo spettacolo. Per questo molti colgono solo l'aspetto violento e le sofferenze dell'animale, mentre i veri appassionati, pur riconoscendo alla corrida una forte crudezza, apprezzano l'eleganza e il coraggio con cui il matador affronta la forza e la tenacia del toro. 'Non è possibile' scrisse Richmond Barret, corrispondente del 'Saturday Evening Post' nel 1928 'studiare attentamente la corrida e continuare a pensare che sia un'espressione di pura e insensata brutalità. Gli spagnoli hanno creato una forma artistica di sottile crudeltà, nella cornice di una danza squisitamente romantica'.

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Corrida; Spagna

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