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Negli anni Trenta gli Stati Uniti e la Germania anticiparono il conflitto mondiale con una reciproca campagna denigratoria condotta sui mezzi di comunicazione di massa. Questa contesa di retorica propagandistica investì anche l'ambiente della boxe.
Lo statunitense Joe Louis e il tedesco Max Schmeling si affrontarono in una sera d'estate del 1938 allo Yankee Stadium di New York per contendersi il titolo mondiale dei pesi massimi. I due pugili sapevano di non combattere contro un semplice avversario: l'incontro era stato infatti a lungo prefigurato come lo scontro simbolico tra due nazioni e tra due culture che di lì a pochi mesi si sarebbero scontrate su un campo assai più tragico di un ring: la seconda guerra mondiale.
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Joseph Goebbels, ministro della propaganda e dell'informazione del Terzo Reich, scatenò nelle settimane precedenti al match una campagna violentemente razzista contro Louis, afroamericano dell'Alabama; dall'altra parte, dalla stampa statunitense, Schmeling fu dipinto come un unno selvaggio. Il presidente Franklin D. Roosevelt, deciso a trarre profitto politico dall'evento sportivo, si rivolse al campione americano dicendo: 'Joe, per battere la Germania ci vogliono muscoli come i tuoi!'.
Joe Louis e Max Schmeling si erano già incontrati due anni prima, il 18 giugno 1936, sempre a New York: con grande sorpresa il tedesco ebbe la meglio. Louis aveva solo 22 anni e nei 27 incontri precedenti non era mai stato sconfitto. Schmeling invece aveva 31 anni ed era stato campione del mondo dei pesi massimi tra il 1930 e il 1932; pur essendo considerato un avversario difficile, non era più nel fiore degli anni, mentre Louis si presentava come il più giovane pugile di talento della storia della boxe.
Già dalle prime battute Schmeling mise in difficoltà Louis e riuscì a mandarlo al tappeto al quarto round con un destro alla tempia. Louis venne contato, si rialzò, ma accusò duramente il colpo. Allo scadere del sesto round Schmeling sferrò un altro micidiale destro a Louis. 'A quel punto mi aspettavo che Louis crollasse da un momento all'altro' ricordò Schmeling. Ma Louis incassò colpi su colpi per i successivi sei round e andò al tappeto a soli 31 secondi dalla fine del dodicesimo round: Louis a stento riuscì a sedersi all'angolo, ma per diversi minuti non riuscì a rivolgere una parola al proprio allenatore. Una volta ripresosi dichiarò di non ricordare niente dell'incontro dopo il quinto round. Infermieri e poliziotti condussero il pugile sconfitto nello spogliatoio: qui Louis si nascose il viso tra le mani e pianse.
Intanto nello spogliatoio di Schmeling veniva recapitato un telegramma di Goebbels che diceva: 'Complimenti per la tua splendida vittoria. So che hai combattuto per la Germania e che questa è dunque una vittoria per la nazione tedesca. Siamo fieri di te. Heil Hitler'. Schmeling, subito dopo l'incontro, commentando il suo successo ebbe parole molto sportive nei confronti dell'avversario: 'Non sono mai stato così felice in vita mia. Per me è una vittoria importante perché ho sconfitto un grande avversario. Louis è un pugile molto coraggioso: l'ho colpito con tutta la forza che avevo, ma lui ha continuato a farsi avanti fino alla fine'.
Tornato in patria a bordo del dirigibile Hindenburg, il gioiello della tecnologia aeronautica tedesca, Schmeling venne accolto come il trionfatore della razza ariana. Schmeling non era nazista e, nonostante la propaganda di regime lo avesse eletto a eroe nazionale, non era propriamente il modello di atleta ariano: per i suoi capelli scuri e le folte sopracciglia nere era stato soprannominato l''Ulano nero'. Qualche anno prima aveva anzi avuto qualche problema con i gerarchi nazisti per via del suo manager, Joe Jacobs, di origine ebrea: invitato a disfarsi di lui niente meno che dal ministro dello Sport Hans von Tschammer e da Goebbels, Schmeling difese l'amico e il manager fino a farsi ricevere personalmente dal Führer.
La sconfitta di Louis bruciò moltissimo agli americani, che fecero in modo che Schmeling non potesse battersi per il titolo mondiale, qualifica che gli sarebbe toccata di diritto dopo l'incontro di New York. Fu Louis invece a sfidare il campione in carica, Braddock, a conquistare la corona dei massimi e a ripresentarsi, due anni dopo, il 22 giugno 1938 nella rivincita contro il campione tedesco, ancora una volta allo Yankee Stadium. L'atmosfera era pesantissima: mesi di martellante propaganda avevano trasformato quella sfida per il mondiale dei pesi massimi nel preludio di un conflitto ben più esteso e sanguinoso. Il pubblico newyorchese all'apparire dei contendenti urlava a Louis: 'Ammazzalo, Joe!'. Ci andò vicino.
Il match durò poco più di due minuti: una serie impressionante di colpi di inaudita violenza, non sempre regolari, si abbatté su Schmeling. 'Non è stato un incontro' scrisse un giornalista del 'Daily News' di New York. 'È stato un massacro, combattuto da una sola parte e finito così presto, che tanto il pubblico quanto gli esperti si sono sentiti presi in giro'. Schmeling non riuscì a lasciare il ring sulle sue gambe: finì all'ospedale con parecchie costole incrinate. La prova di Schmeling fu così disastrosa che i suoi manager disattivarono l'apparecchio a onde corte che avrebbe dovuto trasmettere l'incontro in Germania. Un anno dopo i nazisti invasero la Polonia e l'Europa entrò in guerra. Quando la guerra terminò, nel 1945, Louis deteneva ancora il titolo mondiale, e il suo dominio come campione del mondo durò quattro anni più di quello di Hitler sulla Germania. Ma questa vicenda ebbe un seguito anche fuori dal ring: a dispetto di tutto quell'odio e quella violenza che accompagnò e contraddistinse i loro incontri, tra Louis e Schmeling nacque un'amicizia. Alla fine della guerra, Schmeling, che grazie ai suoi pugni si era costruito una discreta posizione, perse tutto: da un'azienda di sua proprietà a una fattoria in Pomerania, oltre a molte case a Berlino e ad Amburgo. Lo aiutò proprio Louis, procurandogli una concessione per la produzione e l'imbottigliamento della Coca Cola in Germania. Oculato amministratore dei propri beni, Schmeling ricambiò il favore negli anni Settanta, quando portò assistenza al vecchio Bombardiere nero, malato e rimasto senza neppure un soldo per pagarsi le cure in ospedale.
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Compare in
Schmeling, Max; Louis, Joe; Pugilato
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