Approfondimento Encarta Compare in
Bertola: Heidelberg

Heidelberg

Aurelio Bertola de' Giorgi, poeta, critico e saggista riminese, fu uno dei massimi esperti di letteratura tedesca del XVIII secolo e uno dei principali divulgatori di una cultura allora poco conosciuta in Italia. Durante i suoi numerosi viaggi oltralpe raccolse appunti diaristici che rielaborò poi in forma letteraria. Il suo Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, scritto in forma epistolare e pubblicato in versione definitiva nel 1795, descrive l'itinerario che dalla Svizzera lo portò a visitare varie città tedesche e le montagne nei pressi del fiume Reno. Una delle tappe del viaggio fu Heidelberg, l'illustre città universitaria del Palatinato. Il viaggio tedesco di Bertola può essere considerato come la 'risposta' italiana alla moda settecentesca del Grand Tour, ovvero del viaggio di formazione e svago che conduceva i giovani della nobiltà nordeuropea a visitare le bellezze artistiche dell'Italia antica e rinascimentale.

Giace Heidelberga a 17 miglia da Spira. La villa elettorale di Schwezinghen, che incontrasi dopo due terzi circa di cammino, ridonda di tutte le delizie e di tutti gli ornamenti più nobili e più sottili dell'arte, ma giace in pianura umida e malinconica; eppure appartiene ad un principe, il quale possiede intorno al Reno i più ameni e salubri paesetti del mondo. Di là un superbo viale di cinque miglia spalleggiato da begli alberi conduce fin sotto Heidelberga. I monti intessono mutabili prospetti al medesimo, e a' suoi fianchi, ma alquanto da lungi, gruppi di folte siepaglie e due gran boschi a foggia di semicerchi fan come l'uffizio dell'ombre per contro alla ricca luce di questo dipinto. Finalmente apresi la gola per cui scende il Neker e dove siede la città, alla quale fan vario corteggio e molli pendii e disagevoli alture, dove la industria mostra aver consumato l'estremo delle sue forze.

Altre risorse

Balsamiche sono l'aria e l'acqua di questa città, che contiene fra cattolici, luterani e calvinisti dieci mila abitanti; è angusta, stringendola il monte da un lato, il Neker dall'altro. Il ponte di pietra, ch'è stato novellamente gittato sopra questo, non sarebbe indegno di una capitale; Heidelberga cessò di esser tale a cagione di dissidi in materia di religione: vecchia e fatal malattia di queste contrade.

Esso ponte può dirsi un terrazzo incomparabile: che non si gode di là! Il fiume che fugge sonante fra scogli e che innanzi di andare a dilatarsi giù in fondo per una ricca pianura, piegando a diritta, rade una punta di collina forse niente meno morbida di Posillipo; barchette senza numero che con mirabile sicurezza volano qua e là fra quegli scogli; i monti vicini e i lontani, che fan tra loro singolar gara in più modi; diverse parti della città più rilevate; frequenti alternative di giardinetti e di rocce, e un tutto poi sommamente armonioso. Questo stesso ponte serve di spettacolo da molti punti della città e più ancora a chi lo guardi lungo la lista di piano che stendesi a levante fuori delle mura tra il monte e il fiume: di là fan giuoco gli ultimi monti dell'orizzonte, ora quasi annicchiati entro la luce degli archi, ora pompeggianti nella lor libera fuga sopra il ponte medesimo. E la veduta della città e de' contorni, da questa stessa banda del levante, è forse la più pittoresca delle altre sì per la forza e singolarità de' contrasti, come per la gradazione di tutti gli oggetti che vanno via via sfumando e perdendosi nell'orizzonte. Lo sguardo inoltre è qui più raccolto mercè la lunga gola dentro cui spazia; e può a sua posta fissarsi in molti quadri successivamente o in un solo, questo e quelli del pari intorniati da una cornice.

Per una salita di mezzo miglio si giunge al palazzo elettorale. Rovinato dalle guerre nel passato secolo, spira tuttavia grandiosità da per tutto. Havvi poi un cupo, un solitario per entro che pasce l'animo di una delizia lunga, muta, tranquilla. Da magnifici cortili si passa a una gran loggia che signoreggia la città, a un di presso come il più vicino de' castelli di Verona domina questa: se non che, scorrendo qui il Neker serrato fra due monti, alcuni oggetti vi sembrano ancor più vicini, altri realmente lo sono; e voi giurereste di potere a vostro talento toccarli tutti. Bizzarrissime sono le rovine di una delle quattro torri di che era ornato il palazzo: un buon terzo di essa rovesciato e piantato in terra volge in pendio l'infranto ma ancor maestoso suo capo al cielo e pare che si sforzi di rialzarsi; la boscaglia che gli verdeggia sopra fa contrasto con quell'orrido; e lo fanno anche più con queste ed altre rovine le due gran facciate a tre piani che ancor sussistono.

Vano è ch'io dica come non è angolo di questi avanzi che io non abbia voluto cercare. Per mezzo a minacciose squarciature io vagheggiava quando un pendio freschissimo, quando un lato della città, quando il ponte, con quella grata sospesa che ne crea l'ameno conseguito per le vie del terribile; e moveami ancora certo nuovo fremito nell'anima il sibilar del vento per folti e verdi siepai che lussureggiano entro molte camere elettorali. Così non parlerò della frequenza con che in sei dì ho diligentemente rintracciato i contorni campestri del palazzo medesimo; accennerò solamente ch'io mal sapea distaccarmi da questo e da quelli e che andava tra me ripetendo: ben ha ragione il sig. de Luc che si mostra sì innamorato di questa terra. Sempre io mi sono sentito colassù così contento di me medesimo. Specie di sentimento ch'io non saprei definir bene, ma che conoscono a maraviglia coloro che han frequentato le montagne. Certo partecipan tosto di quell'aere purissimo le nostre passioni del pari che il nostro sangue; e quel vasto e nuovo dominio degli occhi sembra poi ingrandirci e fortificarci l'animo e i sensi.

Aurelio Bertola de' Giorgi, Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni.

Compare in

Bertola de’ Giorgi, Aurelio; Letteratura di viaggio; Heidelberg

© 2008 Microsoft