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Candido o l’ottimismo Racconto filosofico di Voltaire pubblicato nel 1759. È l’opera più celebre del filosofo francese e denuncia con ironia i danni prodotti dalle teorie provvidenzialiste in voga nel XVIII secolo, in particolare l’ottimismo propugnato da Gottfried Wilhelm Leibniz.
In trenta capitoli viene raccontata la storia del giovane Candido, educato nel castello del barone di Thunder-ten-tronckh dal filosofo Pangloss, il cui ottimistico motto è “tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili”. Costretto a partire precipitosamente dal castello, piccolo paradiso terrestre dove ha lasciato l’amata Cunegonda, Candido inizia un lungo apprendistato alla vita e alle sue dure realtà.
Dapprima è ridotto in schiavitù, poi viene coinvolto nella guerra tra arabi e bulgari, quindi fugge in Olanda, dove ritrova Pangloss da cui apprende che il castello è stato saccheggiato e i suoi abitanti uccisi. Insieme all’antico maestro raggiunge Lisbona, proprio quando la città viene sconvolta da un gran terremoto. Qui viene condannato dall’Inquisizione, ma ritrova Cunegonda, con la quale si rifugia a Buenos Aires. È poi costretto a fuggire ancora in Paraguay e nell’Eldorado, prima di rientrare in Europa e scampare a nuove disavventure a Parigi, Londra, Venezia e, infine, a Costantinopoli. Qui ritrova nuovamente Cunegonda e Pangloss e con loro si ritira in una piccola fattoria, dopo aver finalmente sposato la sua amata.
Nel corso delle sue innumerevoli avventure Candido ha perso a poco a poco l’innocenza e ha preso coscienza dello scarto tra la filosofia stupidamente ottimista insegnatagli dal precettore Pangloss e la vera realtà fatta di rumore e furore.
Attraverso il tormentato percorso iniziatico del protagonista, Voltaire critica ironicamente le dottrine provvidenzialiste sostenute da Leibniz. Disgustato dall’esistenza del male, del quale nel Candido rappresenta tutte le manifestazioni – autodafé dell’Inquisizione, fanatismo politico e religioso, astuzia e crudeltà umane – Voltaire affronta la polemica da un’angolazione satirica. Al Leitmotiv leibniziano di Pangloss – “tutto va bene nel migliore dei mondi possibili” – oppone sistematicamente una serie di eventi catastrofici, con lo scopo di offrire una lezione di saggezza pratica che si riassume nella frase conclusiva: “bisogna coltivare il proprio giardino”.
Con queste parole Candido sintetizza la posizione filosofica di Voltaire, secondo la quale occorre sostituire alla metafisica, che non resiste alla prova dei fatti, l’empirismo, più capace di condurre alla saggezza.