Delitto e castigo
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Delitto e castigo
3. Resoconto psicologico di un delitto

A San Pietroburgo Raskolnikov, studente ribelle e idealista che sogna di diventare un uomo superiore, uccide, in nome dell’umanità, una vecchia usuraia e la sorella, quest’ultima capitata accidentalmente sul luogo del delitto. Tormentato dal senso di colpa, pensa più volte di costituirsi, anche solo per avere l’occasione di esporre le sue motivazioni e di giustificare il suo punto di vista. Ben presto diventa preda di una terribile angoscia, di incubi e deliri che segnano l’inizio del suo castigo. Intanto, il giudice istruttore Porfirj ha intuito il segreto di Raskolnikov, malgrado un falso colpevole abbia inaspettatamente confessato il duplice omicidio. L’incontro con Sonja, figlia dell’ubriacone Marmeladov, che si prostituisce per mantenere la famiglia, fa scoprire a Raskolnikov la vera purezza di cuore. Figura simbolica della saggezza infangata, la ragazza accoglie con spavento la confessione della colpevolezza di Raskolnikov, lo convince che Dio lo perdonerà se lui acconsentirà a costituirsi e lo segue nel suo esilio in Siberia.

Concepito in origine come il diario di Raskolnikov, raccontato quindi in prima persona, il romanzo è stato poi scritto in terza persona per ragioni di verosimiglianza, anche se i monologhi interiori di Raskolnikov restano numerosi. Dostoevskij si sofferma infatti a esplorare la coscienza del suo eroe, analizza le sue insormontabili contraddizioni, le sue ossessioni, le zone d’ombra dove il delitto viene negato, mentre l’inconscio crea associazioni rivelatrici nei sogni e nei deliri.