Delitto e castigo
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Delitto e castigo
4. Un romanzo poliziesco?

Un duplice assassinio, un colpevole, l’inquirente, i personaggi sospetti: Delitto e castigo mette in scena gli elementi e le strutture tipiche del romanzo poliziesco. Rispetto a quello, tuttavia, il romanzo di Dostoevskij svela subito l’identità del colpevole e racconta nei minimi dettagli i minuziosi preparativi dell’assassinio. Per molte pagine del testo il delitto viene definito con la parola “cosa”, traducendo così il rifiuto dell’inconscio di Raskolikov davanti all’orrore che il crimine rappresenta. Nella mente del protagonista, inoltre, l’assassinio è sottomesso a un incessante processo di raddoppiamento e proliferazione: è ripetuto, sognato, raccontato ancora prima di essere commesso. Molteplici sono anche le personificazioni del criminale (il falso colpevole Nicolas, il criminale e infine suicida Svidrigajlov) che stabiliscono con Raskolnikov un complesso gioco di riflessi. L’inchiesta giudiziaria segue poi una dinamica particolare: crea tensione drammatica, ma trova la sua logica conclusione con la confessione di Nicolas. Prosegue però l’indagine ufficiosa del giudice Porfirij, nata da una convinzione interiore, fino alla grande scena del confronto con Raskolnikov. La tensione del racconto quindi è alimentata più da una necessità psicologica che da uno schema poliziesco.

Delitto e castigo, pur rientrando nell’ambito del realismo ottocentesco, insiste sulle contraddizioni, sugli aspetti allucinati e demoniaci dei personaggi e sulle loro conflittuali motivazioni, cosicchè la conclusione del romanzo non sembra offrire una verità ultima o una morale definitiva. Ogni personaggio, come afferma il critico letterario Michail Bachtin attraverso la nozione di polifonia, enuncia la propria visione del mondo senza tendere a una spiegazione razionale e totalizzante, suggerendone così l’infinita varietà.