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Attenzione
1. Introduzione

Attenzione Processo grazie al quale alcune parti dell’informazione sensoriale proveniente dall’esterno vengono percepite ed elaborate, mentre altre vengono escluse. Infatti, noi non siamo in grado di rispondere nello stesso tempo a tutti gli aspetti potenzialmente percepibili dell’ambiente, e quindi dobbiamo selezionare l’informazione in arrivo.

La quantità di attenzione impiegata in un compito dipende dal livello di attivazione, che è il meccanismo più direttamente coinvolto nell’elaborazione dell’informazione. Esso include sia l’attivazione di determinati circuiti neurali (ad esempio, se lo stimolo è visivo, si attivano i circuiti neurali visivi) sia l’attivazione di un sistema di codificazione soggettivo, che dà origine a una immagine interna dello stimolo percepito. Il livello di attenzione diminuisce notevolmente di fronte alla ripetizione degli stessi stimoli, mentre aumenta in rapporto a stimoli ritenuti interessanti o che costituiscono una novità per il soggetto.

L’attenzione è regolata anche da un altro meccanismo, l’orientamento, che la direziona nello spazio verso la fonte dello stimolo. Generalmente l’orientamento è associato ad una rotazione degli occhi e del capo. La collocazione dello stimolo nello spazio non è l’unica a essere coinvolta nel processo attentivo. Ciascuno stimolo comprende, anche, altre caratteristiche come colore, forma, dimensioni.

Esiste una stretta relazione tra attenzione e coscienza. Dalle ricerche svolte in questo campo sono sorte due concezioni diverse: una attribuisce all’attenzione una funzione psichica autonoma, l’altra ritiene che l’attenzione sia un meccanismo della coscienza.

2. Disturbi dell’attenzione

Si distinguono due tipi di disturbi dell’attenzione: per difetto e per eccesso. Le anomalie per difetto consistono nella diminuzione o assenza di attenzione e sono associate a sonnolenza, stati di ebbrezza, psicosi, depressione, stati confusionali ecc. L’anomalia per eccesso consiste in un aumento dell’attenzione: si verifica, ad esempio, nelle intossicazioni da allucinogeni, nelle nevrosi fobiche, nelle psicosi deliranti.