| Trova nell'articolo | Vygotskij, Lev Semënovič | Articolo |
Vygotskij, Lev Semënovič (Orsha, Bielorussia 1896 – Mosca 1934), psicologo sovietico, il cui lavoro sul linguaggio e lo sviluppo linguistico è basato sull’ipotesi che i processi cognitivi superiori siano il prodotto dello sviluppo sociale.
Compiuti studi di filosofia e giurisprudenza a Mosca, si occupò di psicologia della letteratura, in particolare delle fiabe, di psicologia infantile, con particolare attenzione per i bambini sordi e ritardati, e dell’analisi psicologica degli adulti con danni cerebrali. La sua riflessione teorica, focalizzata soprattutto sui processi del pensiero e del linguaggio, lo portò alla fondazione una scuola di psicologia chiamata “storico-culturale”: nel processo di adattamento all’ambiente l’individuo non è considerato passivo, ma attivo e orientato da finalità proprie della coscienza.
Nell’opera Pensiero e linguaggio (1934) Vygotskij espose la sua concezione del rapporto tra pensiero e linguaggio. A differenza di Jean Piaget, che concepiva il linguaggio come dipendente e derivante dallo sviluppo cognitivo, Vygotskij non ammette la preesistenza del pensiero rispetto al linguaggio, ma afferma che l’acquisizione di qualsiasi codice di comunicazione sia indispensabile per chiarire lo sviluppo delle operazioni mentali superiori. Secondo Vygotskij all’inizio l’attività del bambino è guidata dall’adulto tramite il linguaggio verbale; in seguito il bambino determina in modo autonomo il proprio comportamento, assimilando il dialogo con l’adulto nel suo stesso linguaggio interiore.
Pensiero e linguaggio non sono simili: infatti il pensiero non coincide esattamente con le parole usate per esprimerlo, anzi spesso le parole risultano inadeguate a comunicare il pensiero, che è individuale e soggettivo, mentre il linguaggio è socializzato. Il linguaggio interiore sarebbe, quindi, una zona di passaggio tra pensiero e linguaggio, di collegamento tra individuale e sociale.