| Trova nell'articolo | Cardiopatia | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Cardiopatia In medicina, termine con cui si indica qualunque anomalia strutturale o funzionale a carico del cuore. Le cardiopatie possono essere divise in congenite, se presenti fin dalla vita fetale, o acquisite, quando si sviluppano in un’epoca successiva alla nascita.
| 2. | Cardiopatie congenite |
Le cardiopatie congenite, che possono portare nei casi di particolare gravità a morte intrauterina, rappresentano la causa più comune di malattia cardiaca nel neonato, presentandosi in circa otto nati vivi su mille. Possono evidenziarsi clinicamente già alla nascita, quando nel nascituro si verifica il passaggio dalla circolazione sanguigna placentare a quella autonoma; oppure possono manifestarsi e aggravarsi nella prima infanzia o, ancora, essere diagnosticate nell’età adulta. Spesso presenti con una maggiore incidenza all’interno della stessa famiglia, possono essere associate a mutazioni cromosomiche (come la sindrome di Down o la sindrome di Turner), essere conseguenti a malattie infettive contratte dalla madre durante il primo trimestre di gravidanza (ad esempio la rosolia), all’uso di farmaci (quali i barbiturici e alcuni chemioterapici antitumorali) o all’abuso di alcol.
La classificazione prevede la suddivisione delle cardiopatie congenite in forme cianogene, dove una colorazione bluastra delle mucose e delle estremità distali di mani e piedi evidenzia una insufficiente ossigenazione dei tessuti, e in forme non cianogene.
Delle cardiopatie cianogene fanno parte: la tetralogia di Fallot, caratterizzata dalla presenza di un difetto del setto interventricolare, da stenosi polmonare (restringimento dell’orifizio da cui origina l’arteria polmonare), dall’ipertrofia del ventricolo destro e dall’anomalo posizionamento dell’arteria aorta a cavallo del setto interventricolare; l’anomalia di Ebstein, caratterizzata dallo spostamento verso il basso della valvola tricuspide; e, ancora, la cosiddetta trasposizione dei grossi vasi, caratterizzata dal sorgere dell’aorta dal ventricolo destro e dell’arteria polmonare dal ventricolo sinistro (in condizione normale, l’aorta sorge dal ventricolo sinistro e l’arteria polmonare dal ventricolo destro).
Tra le cardiopatie non cianogene sono comprese: la pervietà del dotto arterioso di Botallo, cioè del vaso che durante la vita fetale mette in comunicazione l’arteria aorta con l’arteria polmonare; i difetti del setto interatriale e interventricolare; le stenosi delle valvole aortica e polmonare; e, infine, la coartazione aortica, cioè il restringimento di un tratto di questa arteria.
| 3. | Cardiopatie acquisite |
Le cardiopatie acquisite comprendono malattie a diversa eziologia che iniziano dopo la nascita e possono interessare il pericardio, il miocardio, l’endocardio o essere conseguenti a lesioni aterosclerotiche.
Il pericardio può essere interessato da processi infiammatori, detti pericarditi, conseguenti a infezioni da virus come i coxsackie, a batteri come gli pneumococchi, gli stafilococchi o il Mycobacterium tubercolosis, oppure essere causato dalla malattia reumatica, da forme tumorali, da infarto (pericardite epistenocardica) o da insufficienza renale cronica. Clinicamente, la pericardite è caratterizzata dalla presenza di un dolore retrosternale spesso irradiato al collo che si accentua con il respiro e con la deglutizione; strumentalmente, oltre ad alterazioni nel tracciato elettrocardiografico si assiste all’aumento degli indici infiammatori valutabili mediante analisi del sangue, come la VES (indice della velocità di eritrosedimentazione) e la PCR (indice della proteina C-reattiva).
Il miocardio può essere interessato da miocarditi, patologie infiammatorie frequentemente conseguenti a infezioni di virus come i coxsackie e gli ECHO; queste infiammazioni possono anche risultare da possibile complicanza di terapie radianti, o da intossicazioni da farmaci o veleni; o ancora, derivare da cardiomiopatie che provocano una riduzione della funzione contrattile (nella cosiddetta forma dilatativa), una riduzione della capacità dei ventricoli di dilatarsi (nella forma chiamata restrittiva) o una riduzione dei volumi ventricolari (nella forma ipertrofica).
L’endocardio può essere interessato da processi infettivi che colpiscono le valvole cardiache, detti endocarditi, conseguenti all’ingresso nel flusso sanguigno di streptococchi; particolare importanza, per la capacità di infettare valvole sane, rivestono i beta-emolitici di gruppo A e lo S. pneumoniae, gli stafilococchi e lo Pseudomonas.
Le lesioni aterosclerotiche, responsabili di una riduzione del flusso a livello coronarico, sono invece le responsabili dell’angina pectoris (alterazione temporanea dell’equilibrio tra richiesta e apporto di ossigeno), dell’infarto miocardico (in cui una ischemia prolungata determina l’insorgenza di un danno miocardico irreversibile) e di aritmie (spesso unica manifestazione di una cardiopatia ischemica e dello scompenso cardiaco).