Cardiopatia
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Cardiopatia
2. Cardiopatie congenite

Le cardiopatie congenite, che possono portare nei casi di particolare gravità a morte intrauterina, rappresentano la causa più comune di malattia cardiaca nel neonato, presentandosi in circa otto nati vivi su mille. Possono evidenziarsi clinicamente già alla nascita, quando nel nascituro si verifica il passaggio dalla circolazione sanguigna placentare a quella autonoma; oppure possono manifestarsi e aggravarsi nella prima infanzia o, ancora, essere diagnosticate nell’età adulta. Spesso presenti con una maggiore incidenza all’interno della stessa famiglia, possono essere associate a mutazioni cromosomiche (come la sindrome di Down o la sindrome di Turner), essere conseguenti a malattie infettive contratte dalla madre durante il primo trimestre di gravidanza (ad esempio la rosolia), all’uso di farmaci (quali i barbiturici e alcuni chemioterapici antitumorali) o all’abuso di alcol.

La classificazione prevede la suddivisione delle cardiopatie congenite in forme cianogene, dove una colorazione bluastra delle mucose e delle estremità distali di mani e piedi evidenzia una insufficiente ossigenazione dei tessuti, e in forme non cianogene.

Delle cardiopatie cianogene fanno parte: la tetralogia di Fallot, caratterizzata dalla presenza di un difetto del setto interventricolare, da stenosi polmonare (restringimento dell’orifizio da cui origina l’arteria polmonare), dall’ipertrofia del ventricolo destro e dall’anomalo posizionamento dell’arteria aorta a cavallo del setto interventricolare; l’anomalia di Ebstein, caratterizzata dallo spostamento verso il basso della valvola tricuspide; e, ancora, la cosiddetta trasposizione dei grossi vasi, caratterizzata dal sorgere dell’aorta dal ventricolo destro e dell’arteria polmonare dal ventricolo sinistro (in condizione normale, l’aorta sorge dal ventricolo sinistro e l’arteria polmonare dal ventricolo destro).

Tra le cardiopatie non cianogene sono comprese: la pervietà del dotto arterioso di Botallo, cioè del vaso che durante la vita fetale mette in comunicazione l’arteria aorta con l’arteria polmonare; i difetti del setto interatriale e interventricolare; le stenosi delle valvole aortica e polmonare; e, infine, la coartazione aortica, cioè il restringimento di un tratto di questa arteria.