| Cardiopatia | Articolo | ||||
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| 3. | Cardiopatie acquisite |
Le cardiopatie acquisite comprendono malattie a diversa eziologia che iniziano dopo la nascita e possono interessare il pericardio, il miocardio, l’endocardio o essere conseguenti a lesioni aterosclerotiche.
Il pericardio può essere interessato da processi infiammatori, detti pericarditi, conseguenti a infezioni da virus come i coxsackie, a batteri come gli pneumococchi, gli stafilococchi o il Mycobacterium tubercolosis, oppure essere causato dalla malattia reumatica, da forme tumorali, da infarto (pericardite epistenocardica) o da insufficienza renale cronica. Clinicamente, la pericardite è caratterizzata dalla presenza di un dolore retrosternale spesso irradiato al collo che si accentua con il respiro e con la deglutizione; strumentalmente, oltre ad alterazioni nel tracciato elettrocardiografico si assiste all’aumento degli indici infiammatori valutabili mediante analisi del sangue, come la VES (indice della velocità di eritrosedimentazione) e la PCR (indice della proteina C-reattiva).
Il miocardio può essere interessato da miocarditi, patologie infiammatorie frequentemente conseguenti a infezioni di virus come i coxsackie e gli ECHO; queste infiammazioni possono anche risultare da possibile complicanza di terapie radianti, o da intossicazioni da farmaci o veleni; o ancora, derivare da cardiomiopatie che provocano una riduzione della funzione contrattile (nella cosiddetta forma dilatativa), una riduzione della capacità dei ventricoli di dilatarsi (nella forma chiamata restrittiva) o una riduzione dei volumi ventricolari (nella forma ipertrofica).
L’endocardio può essere interessato da processi infettivi che colpiscono le valvole cardiache, detti endocarditi, conseguenti all’ingresso nel flusso sanguigno di streptococchi; particolare importanza, per la capacità di infettare valvole sane, rivestono i beta-emolitici di gruppo A e lo S. pneumoniae, gli stafilococchi e lo Pseudomonas.
Le lesioni aterosclerotiche, responsabili di una riduzione del flusso a livello coronarico, sono invece le responsabili dell’angina pectoris (alterazione temporanea dell’equilibrio tra richiesta e apporto di ossigeno), dell’infarto miocardico (in cui una ischemia prolungata determina l’insorgenza di un danno miocardico irreversibile) e di aritmie (spesso unica manifestazione di una cardiopatia ischemica e dello scompenso cardiaco).