Azione a distanza
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Azione a distanza
3. Nasce il concetto di campo

Le continue conferme che seguirono alla pubblicazione della teoria della gravitazione di Newton sembravano avvalorare l’ipotesi dell’azione a distanza. Erano molti, tuttavia, gli scienziati che continuavano a contestarla; ad esempio, Gottfried Leibniz e Christiaan Huygens (fu quest’ultimo a riproporre il concetto di etere nella sua teoria della propagazione della luce). Un’ipotesi alternativa a quella dell’azione a distanza fu quella di Michael Faraday, a cui si deve una prima formulazione del concetto di campo. Oggetto degli studi di Faraday erano le interazioni di tipo elettrico e magnetico, e in particolare il comportamento delle correnti elettriche in presenza di magneti. La teoria che egli propose scaturì dall’osservazione delle configurazioni assunte dalla limatura di ferro intorno a una calamita. Faraday riteneva che le linee di forza messe in evidenza dalla limatura di ferro avessero una consistenza propria, che fossero modificazioni elastiche del mezzo materiale in cui aveva luogo l’esperimento, capaci di mediare le interazioni tra corpi lontani.

L’idea di Faraday fu ripresa e completata da James Clerk Maxwell, che nel 1873 formulò la teoria del campo elettromagnetico. Questi escluse definitivamente la possibilità dell’azione a distanza, sostenendo che le forze elettromagnetiche sono veicolate dalle onde elettromagnetiche - perturbazioni del campo elettrico e magnetico, che viaggiano nell’etere a una velocità pari a quella della luce.