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Inquinamento elettromagnetico
1. Introduzione

Inquinamento elettromagnetico o Elettrosmog Forma di inquinamento dovuta alla presenza indesiderata di radiazioni elettromagnetiche nell’ambiente, prodotte da elettrodotti, dispositivi elettronici e impianti radiotrasmettitori. Da tempo era diffuso il sospetto che anche le radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti potessero, in modo e misura non ancora ben determinati, influire negativamente sui sistemi viventi; l’attenzione a questa particolare forma di inquinamento, tuttavia, è cresciuta solo di recente, da quando lo sviluppo tecnologico delle telecomunicazioni ha portato il fenomeno a livelli non più trascurabili.

A partire dagli anni Ottanta sono nate numerose organizzazioni che, a vario titolo, si adoperano per incoraggiare la ricerca scientifica e stabilire la fondatezza o meno del problema “inquinamento elettromagnetico”. In particolare, nel 1996 è stato istituito l’International EMF Project (International ElectroMagnetic Field Project), l’ente che si occupa di elettrosmog a livello internazionale, per conto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Italia, l’attenzione all’inquinamento elettromagnetico è stata tradotta in legge nel febbraio 2001; la norma approvata dalle Camere impone misure piuttosto restrittive in materia, in accordo con le raccomandazioni della Comunità Europea.

2. Frequenze em potenzialmente dannose

Lo spettro elettromagnetico (em) comprende numerose componenti, con caratteristiche anche molto diverse a seconda della frequenza d’onda, variabile da 0 a 300 GHz (1 GHz = 1 miliardo di Hz); si va dalle onde a radiofrequenza, su cui si basano le telecomunicazioni, alle radiazioni X e gamma, estremamente penetranti e dotate di potere ionizzante, passando attraverso le microonde, gli infrarossi, il visibile e gli ultravioletti.

Le componenti dello spettro a cui si allude quando si parla di inquinamento elettromagnetico sono quelle classificate ELF (Extremely low frequency) e RF (Radio Frequency); le prime sono le onde di frequenza inferiore a 300 Hz, come quelle dei campi generati dalle linee di trasmissione dell’energia elettrica (in Europa le linee dell’alta tensione hanno una frequenza di 50 Hz, in America di 60 Hz); le seconde sono onde di frequenza compresa tra 10 MHz e 300 GHz, vale a dire quelle associate ai campi generati da telefoni mobili, radar, trasmettitori per telecomunicazioni e forni a microonde.

3. Effetti sui sistemi viventi

Le onde dei due intervalli di frequenze specificati hanno effetti diversi sui sistemi viventi. Per il primo – quello delle basse frequenze, ELF – sono stati compiuti studi scientifici che permettono di fare considerazioni piuttosto precise a riguardo; per il secondo, delle RF, mancano risultati scientifici attendibili.

Gli studi condotti sugli effetti prodotti dalle onde a basse frequenze (ELF) sugli organismi viventi sono sia di carattere epidemiologico che di laboratorio. I risultati, riconosciuti anche dall’Istituto superiore di sanità, sembrerebbero confermare il sospetto che esista una qualche correlazione tra la vicinanza a sorgenti di onde elettromagnetiche a bassa frequenza e l’insorgenza di alcune forme di tumore, come la leucemia infantile. Per quanto riguarda i risultati degli studi di laboratorio, inoltre, sembrerebbe che tali radiazioni, somministrate a un’intensità di almeno 1 decimo di microtesla (0,1 mT), condizionino le funzioni delle cellule e favoriscano la proliferazione cellulare.

Per quanto riguarda le radiofrequenze, la situazione è meno chiara: non si conoscono gli effetti di un’esposizione prolungata. Va comunque operata una distinzione tra le due principali sorgenti di onde a radiofrequenza: gli impianti per la telefonia cellulare e quelli per la diffusione radiofonica. I primi sono antenne altamente direzionali e a bassa potenza; per quanto siano molto numerosi sul territorio, sembrano incidere poco sul fondo naturalmente presente nell’ambiente. I secondi, invece, irradiano con potenze di gran lunga maggiori (dell’ordine delle centinaia di kiloWatt) e potrebbero risultare più dannose. Quanto ai telefoni cellulari, sembra che le loro emissioni producano un riscaldamento dei tessuti biologici, che a lungo andare potrebbe risultare nocivo.

4. Normative

In Italia, il 14 febbraio 2001 è entrata in vigore la legge sull’elettrosmog. In accordo con le normative della Comunità Europea del 1999, la legge conferma i limiti di intensità indicati nel precedente decreto ministeriale (n.381/98) e riporta la mappa dei siti non a norma distribuiti sul suolo nazionale. Tali limiti sono, per i campi di bassa frequenza (ELF, 50 Hz), di 5 KV/m per il campo elettrico e di 0,1 mT per il campo magnetico; in termini di distanza dalle fonti emissive, la legge raccomanda che non vengano costruiti edifici abitativi a meno di 10 m da linee con potenza inferiore a 150 KV, a meno di 18 m da linee a 220 KV e a meno di 28 m da linee a 380 KV.

Per quanto riguarda le alte frequenze (RF), per le quali non si conoscono ancora con certezza gli effetti sulla salute, sono stati fissati dei limiti a scopo cautelativo: per le onde di frequenza comprese tra 0,1 e 3 MHz, un’intensità di 60 V/m (volt/metro) per il campo elettrico e di 0,2 A/m (ampere/metro) per il campo magnetico; di 20 V/m e 0,05 A/m per le frequenze comprese tra 3 e 3000 MHz e, infine, di 40 V/m e 0,1 A/m per le frequenze comprese tra 3 e 300 GHz.