| Morbo celiaco | Articolo | ||||
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| 4. | Terapia |
La celiachia ha andamento cronico ma, se affrontata in modo adeguato, può regredire, permettendo la guarigione della mucosa intestinale e il recupero della sua funzione assorbente. La terapia comporta la completa abolizione degli alimenti contenenti glutine, in genere protratta per tutta la vita. Questa restrizione porta rapidi benefici: i sintomi più evidenti si riducono entro il primo mese mentre nell’arco di alcuni mesi avviene il recupero delle lesioni intestinali. Per un certo lasso di tempo viene anche eliminato il latte, a causa del deficit di lattasi. Possono essere somministrati anche corticosteroidi o farmaci immunosoppressori. In qualche caso il decorso può andare incontro a complicazioni, soprattutto se la diagnosi è molto tardiva. Tra le complicazioni possibili vi è la cosiddetta sprue collagenosica, che consiste nell’accumulo della proteina collagene sotto l’epitelio della mucosa, che rende il paziente meno sensibile alla dieta priva di glutine; in una bassa percentuale, la malattia può evolvere verso forme di tumore.
In Italia, nel 1982 e successivamente nel 2001, la normativa prevede la prescrizione in regime gratuito di prodotti dietetici senza glutine; il decreto del 2001, in particolare, indica che la dieta deve basarsi per il 35% su tali prodotti dietetici e per il resto su cibi che sono naturalmente privi della proteina, quali riso, mais, patate e legumi. Nel settembre 2002 un gruppo di ricercatori della Stanford University (California) ha identificato la struttura della gliadina, corrispondente a una sequenza di 33 amminoacidi e capace di resistere all’azione degli enzimi digestivi. In vitro è stato osservato che l’impiego di uno specifico enzima elaborato da un batterio permette di frammentare questa sequenza in peptidi più piccoli, annullando la tossicità della gliadina.