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Disturbo alimentare
1. Introduzione

Disturbo alimentare Disturbo del comportamento nei confronti dell’alimentazione, per cui l’individuo si nutre, secondo i casi, in modo insufficiente, eccessivo e comunque squilibrato, oppure rifiuta del tutto il cibo. L’alimentazione scorretta provoca, a lungo andare, conseguenze più o meno gravi per la salute dell’organismo, e può avere, nei casi più drammatici, un esito letale.

Il disturbo alimentare ha radici psicologiche profonde, alle quali contribuiscono varie componenti fra loro intrecciate, quali, per citarne alcune, una distorta immagine corporea del sé, una bassa autostima, un rapporto conflittuale con l’autorità genitoriale, il desiderio di ottenere il consenso degli altri attraverso il raggiungimento di una forma corporea “ideale”, l’inconscio timore, nell’adolescente, di affrontare le responsabilità dell’età adulta.

2. Diagnosi

La diagnosi di un disturbo alimentare spesso non è facile; le prime manifestazioni sono subdole anche perché l’individuo tende a “mascherarlo”; ad esempio, un individuo con disturbo anoressico per cui ha il rifiuto del cibo, in presenza di altre persone può accettare alcuni alimenti ma, rimasto da solo, può provocarsi il vomito per espellere quanto ingerito; oppure, un soggetto con disturbo bulimico, che ingerisce cibo in modo eccessivo e disordinato, può attuare tale comportamento soltanto quando si trova da solo, provocandosi quindi il vomito per non ingrassare e non rendere “manifesto” agli altri il proprio disturbo.

In molti casi chi soffre di un disturbo alimentare non ne è neanche pienamente consapevole: è il caso, ad esempio, delle adolescenti che dichiarano di seguire una dieta dimagrante in modo temporaneo, mentre protraggono l’abitudine a un regime alimentare eccessivamente restrittivo anche quando il peso corporeo scende decisamente al di sotto di quello consigliabile.

1. I criteri per la diagnosi

Per facilitare la diagnosi e distinguere fra tipi diversi di disturbo alimentare, si prendono in considerazione vari criteri, come la frequenza settimanale con cui si manifesta il disturbo, le sue modalità, la comparsa di un senso di vergogna o di colpa in relazione al disturbo alimentare, il rifiuto di mantenere un peso corporeo adeguato per la propria età e costituzione fisica, l’incapacità di riconoscere il proprio problema, l’autoimposizione di pratiche rigorose e punitive, come l’eccessiva pratica sportiva e l’ossessiva cura dell’igiene personale e dell’abbigliamento; la presenza di manifestazioni depressive. Anche la presenza di sintomi fisici evidenti (ad esempio, la scomparsa del ciclo mestruale o l’erosione dello smalto dentario dovuta al vomito ripetuto) contribuiscono a completare il quadro diagnostico.

I criteri sono definiti dal DSM-IV (l’edizione più recente del Diagnostic and Statistical Manual for Mental Disorders, dell’American Psychiatric Association) e dall’ ICD-10 (decima edizione dell’International Classification of Diseases), redatto dall’Organizzazione mondiale della sanità).

3. Tipi principali

Anoressia nervosa, bulimia e obesità rappresentano certamente i disturbi alimentari più diffusi, e in preoccupante aumento. Le prime due forme, in particolare, colpiscono prevalentemente le donne ed esordiscono nella prima adolescenza; la cura si avvale soprattutto di un prolungato sostegno psicoterapico e di una terapia alimentare e farmacologica adeguata.

1. Disturbi da alimentazione incontrollata

Meno frequenti e forse più sfuggenti alla diagnosi sono altre forme denominate genericamente come BED (Binge Eating Disorders), disturbi da alimentazione incontrollata.

In queste forme di disturbo, alcuni elementi non permettono di classificarle entro le tre tipologie principali: ad esempio, possono valere tutti i criteri che definiscono una anoressia nervosa, ma il ciclo mestruale è ancora presente; oppure, il soggetto manifesta comportamenti ascrivibili alla bulimia, ma compie le “abbuffate” compulsive meno di due volte alla settimana o per meno di tre mesi consecutivi; o ancora, un individuo di peso normale si provoca il vomito dopo l’ingestione di una quantità di cibo non eccessiva, pur apprezzando il piacere di stare a tavola.

2. Disturbi da alimentazione atipici

Vi sono poi comportamenti anomali che vengono descritti come disturbi da alimentazione atipici.

Nella sindrome da alimentazione notturna il soggetto, in una fase di dormiveglia, si ciba in modo incontrollato durante la notte, a volte non conservando memoria dell’accaduto.

La “reverse anorexia” (o bigorexia) si manifesta in soggetti di sesso maschile: se nell’anoressia il paziente si percepisce sempre in sovrappeso, nella bigoressia, al contrario, il soggetto si vede sempre troppo smilzo, per cui accresce ossessivamente la propria massa e tonicità muscolare mediante una ferrea pratica sportiva (body building), il controllo della dieta e l’uso di sostanze come l’ormone della crescita (doping). In tal modo, il soggetto si rinchiude in se stesso e nel continuo controllo del proprio corpo; di fatto, sembra volere aumentare la distanza fisica tra sé e gli altri, e nello stesso tempo suscitare sentimenti di ammirazione e timore grazie alla sua accresciuta muscolatura.

L’ortoressia è invece l’ossessiva preoccupazione per il tipo di alimenti introdotto, le calorie in essi contenuti e la loro qualità. L’individuo esclude completamente alcuni cibi che ritiene dannosi per la propria salute, e finisce col trascorrere gran parte del tempo nella elaborazione dei nutrimenti che considera adeguati e al calcolo delle calorie che da questi trarrà; anche in questo caso, la relazione con gli altri si compromette, e il soggetto sembra chiudersi in se stesso nella ricerca di un’alimentazione ideale che può garantirgli una lunga vita in buona salute.