Trova nell'articolo Architettura per lo sport

Per trovare nell'articolo una parola, un nome o un argomento specifici, selezionare nel proprio browser Internet l'opzione per effettuare una ricerca nella pagina. In Internet Explorer questa opzione si trova nel menu Modifica.

Poiché viene effettuata la ricerca di una corrispondenza esatta per la parola o le parole digitate, se non si ottengono risultati soddisfacenti controllare l'ortografia delle parole digitate o individuare una parola chiave relativa all'argomento.

Architettura per lo sport
1. Introduzione

Architettura per lo sport Teoria e pratica architettonica che ha come scopo la realizzazione di impianti ed edifici destinati alla pratica dello sport e alla sua fruizione da parte di un pubblico. Rientrano in questa categoria sia complessi all’aperto sia strutture coperte.

2. Cenni storici

Tra i massimi esempi di costruzioni antiche specificamente ideate per lo sport spiccano quelle rinvenute in area greca, dove a partire dal V secolo a.C. furono indetti tornei e gare (tra i più noti, i giochi olimpici e quelli delfici) da svolgersi in strutture apposite. Stadi, ippodromi, palestre e ginnasi di impianto ellenico furono in seguito importati a Roma, dove le varie tipologie furono sviluppate e adattate a contenere un pubblico più numeroso (si pensi al Colosseo e al Circo Massimo).

Poiché in epoca medievale e durante il Rinascimento le manifestazioni sportive avvenivano perlopiù in piazze e contrade, solo in pochi casi furono realizzate strutture permanenti, mentre si preferiva allestire di volta in volta tendoni, recinti e gradinate di carattere provvisorio. Durante il Seicento e il Settecento alcune pratiche sportive divennero segno di distinzione e appannaggio delle classi nobiliari, che le svolgevano all’interno dei palazzi, in cui erano ricavate sale destinate alla scherma e ambienti riservati al tiro con l’arco.

Agli inizi dell’Ottocento furono realizzate le prime moderne strutture pubbliche per l’esercizio della ginnastica: palestre di quartiere e scolastiche si affiancarono alle strutture private, e vennero realizzate le prime piscine. La rinascita delle Olimpiadi tra XIX e XX secolo e l’avvio dei primi grandi campionati internazionali comportarono la costruzione di impianti di notevoli dimensioni, che assecondavano la dimensione spettacolare acquisita dalla pratica sportiva. Il modello per i nuovi stadi fu fornito dagli edifici antichi: nel 1896, per la prima Olimpiade dell’età moderna, fu costruito ad Atene uno stadio che riproponeva fedelmente quello di Ilisso, eretto da Erode Attico nel II secolo d.C.

Nel corso del Novecento l’aumento degli atleti delle diverse discipline sportive e il richiamo internazionale di grandi eventi (Mondiali di calcio, di atletica, Olimpiadi ecc.) stimolarono la realizzazione di nuovi impianti, costruiti secondo le più moderne tecnologie. Soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, nei primi anni del Novecento furono eretti grandi complessi sportivi sul modello dell’anfiteatro romano, come gli stadi di Los Angeles (1927) e di Berlino (1936).

Ma fu nella seconda metà del secolo che l’innovazione tecnologica permise la realizzazione di strutture veramente grandiose. Negli ultimi cinquant’anni numerose sono state le imprese di alto contenuto innovativo nel campo dell’architettura dello sport. Ricordiamo in Italia l’opera di Pier Luigi Nervi, autore del Palazzetto dello Sport di Roma, completato nel 1957 in collaborazione con Annibale Vitellozzi, e del Palazzo dello Sport (1960), sempre a Roma, costruito in occasione delle Olimpiadi. Per l’edizione successiva dei giochi olimpici, Tange Kenzo progettò a Tokyo uno stadio avveniristico che prevedeva fra l’altro piscine e palestre coperte. Anche lo stadio olimpico di Monaco fu realizzato sfruttando le più moderne tecnologie: presenta una copertura in cavi tesi di acciaio e lastre trasparenti in materiale plastico, che proteggono dalla pioggia e dal sole lasciando tuttavia passare la luce. Per i mondiali di calcio del 1990 in Italia furono costruiti nuovi impianti a Torino, su progetto di Vittorio Gregotti, e a Bari, su disegno di Renzo Piano; furono inoltre rimodernate strutture esistenti come lo Stadio Meazza a Milano, il Bentegodi a Verona, il San Paolo a Napoli, il Dall’Ara a Bologna, il Ferraris a Genova, la Favorita a Palermo. Nel 1992 le Olimpiadi di Barcellona furono l’occasione per realizzare grandi attrezzature pubbliche e rinnovare intere zone degradate della città.

3. Gli anni recenti e l’innovazione tecnologica

Negli anni Novanta l’innovazione tecnologica, soprattutto nell’ambito dei materiali di cui è fatta la superficie delle piste di gara, ha consentito la realizzazione di strutture che favoriscono le prestazioni degli atleti e quindi il raggiungimento di nuovi record. Già nel 1984 a Los Angeles furono utilizzati per le piste di atletica speciali elastomeri, che oltre a presentare il vantaggio di aver bisogno di poca manutenzione, forniscono una maggiore azione di spinta all’atleta durante la corsa. Sempre più spesso, specie in Australia, materiali elastomerici poliuretanici sostituiscono nei campi sportivi i fondi erbosi.

4. Impianti polifunzionali

Comune alla maggior parte degli impianti sportivi moderni è l’aspetto polifunzionale: sempre più spesso essi sono progettati per ospitare manifestazioni sportive di diverse discipline. Inoltre a volte comprendono più campi, alcuni dei quali destinati esclusivamente a coloro che praticano lo sport a livello dilettantistico.

In genere i grandi impianti sportivi – stadi e campi sportivi per i giochi della palla, piste di pattinaggio, strutture per l’atletica, piscine, piste per corse di ciclismo e sport equestri – sono disposti in aree a bassa densità abitativa, dotate di ampie vie di accesso e di spaziose zone adibite a parcheggio.

La pianta dell’edificio può variare molto; perlopiù si tende ad adottare piante circolari ed ellittiche, che consentono di utilizzare al meglio lo spazio destinato al pubblico, garantendo una buona visuale sul campo da ogni punto. A questo scopo è studiata anche la giusta inclinazione delle tribune, calcolata in modo tale che il raggio visivo di ciascuno spettatore non sia ostacolato dai tifosi delle file antistanti. Piante più complesse caratterizzano gli stadi che accolgono più campi da gioco.

La zona sottostante alle tribune viene sfruttata per aree di ristoro e sale per conferenze, oltre che per spogliatoi, palestre e piccoli campi di allenamento. La pavimentazione degli ambienti secondari destinati all’attività sportiva varia a seconda della disciplina che si vuole praticare: per ragioni di economia si può ricorrere anche a pavimentazioni smontabili o trasportabili.

L’illuminazione degli impianti sportivi sottostà a regole precise. La luce artificiale deve essere uniformemente diffusa e, per far risaltare la zona di gioco, è opportuno che sia meno intensa sul pubblico. La luce naturale, per non riflettersi in modo irregolare sulla pista e sugli spettatori, deve essere filtrata da vetri schermati.

Per l’aerazione e il condizionamento d’aria in genere si prevedono grossi bocchettoni posti sotto le tribune; per evitare che si surriscaldi la zona sotto le tettoie si mettono in opera potenti impianti di ventilazione.

1. Norme di sicurezza

La costruzione di impianti sportivi implica l’assoluto rispetto di precise norme di sicurezza, che fissano la capienza dell’area riservata al pubblico, la distanza fra i posti a sedere, le dimensioni e il numero delle uscite e la loro pendenza massima. Ad esempio, ogni cinquecento posti deve esserci un accesso di almeno 1,20 metri di larghezza; la quantità di spettatori per una data zona della tribuna si calcola dividendo la lunghezza dei gradoni (in metri) per 0,48. La supercapienza non può oltrepassare la capienza normale di più del 20%.

La copertura dell’impianto e le strutture portanti devono essere in materiale resistente al fuoco; lo stesso dicasi per le scalinate. Le porte devono essere robuste e devono aprirsi verso l’esterno; non possono essere in vetro, a meno che non si tratti di vetro infrangibile. Le finestre, infine, non devono prevedere inferriate.