| Architettura per lo sport | Articolo | ||||
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| 2. | Cenni storici |
Tra i massimi esempi di costruzioni antiche specificamente ideate per lo sport spiccano quelle rinvenute in area greca, dove a partire dal V secolo a.C. furono indetti tornei e gare (tra i più noti, i giochi olimpici e quelli delfici) da svolgersi in strutture apposite. Stadi, ippodromi, palestre e ginnasi di impianto ellenico furono in seguito importati a Roma, dove le varie tipologie furono sviluppate e adattate a contenere un pubblico più numeroso (si pensi al Colosseo e al Circo Massimo).
Poiché in epoca medievale e durante il Rinascimento le manifestazioni sportive avvenivano perlopiù in piazze e contrade, solo in pochi casi furono realizzate strutture permanenti, mentre si preferiva allestire di volta in volta tendoni, recinti e gradinate di carattere provvisorio. Durante il Seicento e il Settecento alcune pratiche sportive divennero segno di distinzione e appannaggio delle classi nobiliari, che le svolgevano all’interno dei palazzi, in cui erano ricavate sale destinate alla scherma e ambienti riservati al tiro con l’arco.
Agli inizi dell’Ottocento furono realizzate le prime moderne strutture pubbliche per l’esercizio della ginnastica: palestre di quartiere e scolastiche si affiancarono alle strutture private, e vennero realizzate le prime piscine. La rinascita delle Olimpiadi tra XIX e XX secolo e l’avvio dei primi grandi campionati internazionali comportarono la costruzione di impianti di notevoli dimensioni, che assecondavano la dimensione spettacolare acquisita dalla pratica sportiva. Il modello per i nuovi stadi fu fornito dagli edifici antichi: nel 1896, per la prima Olimpiade dell’età moderna, fu costruito ad Atene uno stadio che riproponeva fedelmente quello di Ilisso, eretto da Erode Attico nel II secolo d.C.
Nel corso del Novecento l’aumento degli atleti delle diverse discipline sportive e il richiamo internazionale di grandi eventi (Mondiali di calcio, di atletica, Olimpiadi ecc.) stimolarono la realizzazione di nuovi impianti, costruiti secondo le più moderne tecnologie. Soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, nei primi anni del Novecento furono eretti grandi complessi sportivi sul modello dell’anfiteatro romano, come gli stadi di Los Angeles (1927) e di Berlino (1936).
Ma fu nella seconda metà del secolo che l’innovazione tecnologica permise la realizzazione di strutture veramente grandiose. Negli ultimi cinquant’anni numerose sono state le imprese di alto contenuto innovativo nel campo dell’architettura dello sport. Ricordiamo in Italia l’opera di Pier Luigi Nervi, autore del Palazzetto dello Sport di Roma, completato nel 1957 in collaborazione con Annibale Vitellozzi, e del Palazzo dello Sport (1960), sempre a Roma, costruito in occasione delle Olimpiadi. Per l’edizione successiva dei giochi olimpici, Tange Kenzo progettò a Tokyo uno stadio avveniristico che prevedeva fra l’altro piscine e palestre coperte. Anche lo stadio olimpico di Monaco fu realizzato sfruttando le più moderne tecnologie: presenta una copertura in cavi tesi di acciaio e lastre trasparenti in materiale plastico, che proteggono dalla pioggia e dal sole lasciando tuttavia passare la luce. Per i mondiali di calcio del 1990 in Italia furono costruiti nuovi impianti a Torino, su progetto di Vittorio Gregotti, e a Bari, su disegno di Renzo Piano; furono inoltre rimodernate strutture esistenti come lo Stadio Meazza a Milano, il Bentegodi a Verona, il San Paolo a Napoli, il Dall’Ara a Bologna, il Ferraris a Genova, la Favorita a Palermo. Nel 1992 le Olimpiadi di Barcellona furono l’occasione per realizzare grandi attrezzature pubbliche e rinnovare intere zone degradate della città.