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Amanita muscaria
1. Introduzione

Amanita muscaria Fungo appartenente al phylum dei basidiomiceti, comunemente chiamato ovolo malefico. Si tratta di una specie velenosa la cui ingestione, a differenza dell’amanita falloide, raramente è letale.

2. Caratteristiche generali

Il corpo fruttifero (il basidiocarpo, ossia ciò che chiamiamo “fungo”) di A. muscaria è certamente fra i funghi più vistosi: il gambo raggiunge i 25 cm di altezza e il cappello può arrivare a 30 cm di diametro. Il colore rosso vivo o rosso scuro caratterizza la parte superiore del cappello, punteggiato da verruche in rilievo di colore bianco. Le rimanenti parti del fungo sono anch’esse bianche: la parte inferiore del cappello ha lamelle libere con spore bianche e il gambo, bianco e squamoso, reca all’apice un anello dello stesso colore.

Questa specie simboleggia il fungo “per antonomasia” ed è quella che più tipicamente è rappresentata nelle fiabe per bambini. Diffusa in un vasto areale, predilige il suolo acido dei boschi di faggio e di conifere, come il porcino di cui spesso “segnala” la presenza; è però presente anche nei prati e lungo il ciglio delle strade di campagna. Si sviluppa tra agosto e ottobre.

Per la sua colorazione, questa specie difficilmente rischia di essere confusa con altre.

3. Avvelenamento da A. muscaria

La tossina contenuta in A. muscaria è l’acido ibotenico, combinato con altri composti come la muscorina, l’acetilcolina e la bufotenina (la stessa sostanza contenuta nel veleno dei rospi) e ha effetti dannosi a livello gastro-intestinale e nervoso; sebbene alcuni specifici trattamenti con il calore possano renderla meno nociva, il consumo di questo fungo non è assolutamente consigliabile. I sintomi dell’avvelenamento compaiono dopo 1-4 ore dall’ingestione e consistono in vomito, diarrea, allucinazioni e aumento del battito cardiaco legato a uno stato generale di eccitazione. L’individuo intossicato passa da violenti accessi di collera a un’esaltazione gioiosa che, nel giro di qualche ora, si trasforma in una profonda sonnolenza; al risveglio da questa sorta di sonno comatoso, l’individuo sembra avere superato la crisi.

In alcune culture questa specie era raccolta proprio per le sue proprietà allucinogene, che permettevano il raggiungimento di stati alterati di coscienza. Il nome “muscaria” farebbe riferimento alle mosche che, in epoca antica, venivano debellate attirandole con zucchero o latte cosparsi sul cappello del fungo.

Classificazione scientifica: Amanita muscaria appartiene alla famiglia delle agaricacee dell’ordine degli imenomiceti, sottoclasse olobasidiomiceti, phylum basidiomiceti.