| Amanita muscaria | Articolo | ||||
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| 3. | Avvelenamento da A. muscaria |
La tossina contenuta in A. muscaria è l’acido ibotenico, combinato con altri composti come la muscorina, l’acetilcolina e la bufotenina (la stessa sostanza contenuta nel veleno dei rospi) e ha effetti dannosi a livello gastro-intestinale e nervoso; sebbene alcuni specifici trattamenti con il calore possano renderla meno nociva, il consumo di questo fungo non è assolutamente consigliabile. I sintomi dell’avvelenamento compaiono dopo 1-4 ore dall’ingestione e consistono in vomito, diarrea, allucinazioni e aumento del battito cardiaco legato a uno stato generale di eccitazione. L’individuo intossicato passa da violenti accessi di collera a un’esaltazione gioiosa che, nel giro di qualche ora, si trasforma in una profonda sonnolenza; al risveglio da questa sorta di sonno comatoso, l’individuo sembra avere superato la crisi.
In alcune culture questa specie era raccolta proprio per le sue proprietà allucinogene, che permettevano il raggiungimento di stati alterati di coscienza. Il nome “muscaria” farebbe riferimento alle mosche che, in epoca antica, venivano debellate attirandole con zucchero o latte cosparsi sul cappello del fungo.
Classificazione scientifica: Amanita muscaria appartiene alla famiglia delle agaricacee dell’ordine degli imenomiceti, sottoclasse olobasidiomiceti, phylum basidiomiceti.