| Amanita falloide | Articolo | ||||
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| 3. | Avvelenamento da amanita |
Il cappello di A. phalloides spesso si presenta eroso dalle lumache, molluschi che non subiscono gli effetti delle tossine contenute nel fungo: secondo alcune credenze, questa caratteristica è segno di commestibilità. In realtà, l’amanita contiene due piccole molecole proteiche del gruppo delle amatossine: l’alfa-amanitina e la falloidina, che nell’uomo colpiscono principalmente il fegato causandone la necrosi.
Poche decine di grammi del fungo (20-50 g, contenenti 5-7 mg di tossina) risultano letali. I sintomi dell’avvelenamento (sindrome falloidica) si manifestano dopo 6-8 ore dalla sua ingestione e consistono in forti dolori addominali accompagnati da diarrea e violenti conati di vomito, che possono durare per alcuni giorni, causando grave disidratazione. Dopo 4-5 giorni subentra l’insufficienza epatica grave: la morte può sopraggiungere per coma epatico, insufficienza renale, emorragie interne e disturbi di coagulazione del sangue, alterazione della glicemia. In caso di sospetto avvelenamento, è consigliato somministrare immediatamente alla persona avvelenata una soluzione di acqua e sale ogni mezz’ora fino all’intervento del medico. Solo un intervento tempestivo, entro 30-36 ore dall’ingestione, può avere buon esito: il paziente viene sottoposto a diuresi forzata per l’eliminazione delle tossine, sotto costante controllo medico.
| 1. | Un formidabile produttore di tossine |
Nel novembre 2007 uno studio dell’Università del Michigan sul patrimonio genetico di questa specie ha dimostrato che essa possiede una regione di geni “specializzati” nella sintesi di tossine, soggetta a grande variabilità: ciò si traduce nella possibilità per il fungo di elaborare rapidamente molte varianti delle molecole nocive. Il DNA che compone questi geni determina la sintesi diretta delle corte catene proteiche (a 7-8 amminoacidi) che costituiscono le due tossine di A. phalloides oggi conosciute; invece, in altri funghi il DNA “comanda” la sintesi di enzimi che a loro volta assemblano le molecole tossiche. Il processo di sintesi diretta di tossine in A. phalloides sembra quindi molto più efficiente, ed è oggetto di interesse dei ricercatori, che da esso potrebbero comprendere meccanismi utili per la sintesi di farmaci.
Classificazione scientifica: L’amanita falloide è classificata Amanita phalloides nella famiglia delle agaricacee, ordine imenomiceti, sottoclasse olobasidiomiceti, phylum basidiomiceti.