| Coagulazione | Articolo | ||||
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| 4. | Disturbi della coagulazione |
La sequenza di eventi che si susseguono nella coagulazione viene alterata se anche uno solo dei fattori che vi partecipano è assente o non esplica correttamente la sua funzione. È quanto avviene nel caso della porpora o dell’emofilia, malattia ereditaria causata da un gene legato al cromosoma sessuale X e che determina la carenza del fattore VII o del fattore IX. Una sindrome emorragica può verificarsi anche per una insufficiente disponibilità di vitamina K. Questa nell’uomo viene introdotta tramite gli alimenti ed è apportata anche dalla flora batterica presente nell’intestino; condizioni di malnutrizione, malattie da malassorbimento o l’impiego di farmaci come sulfamidici e antibiotici, che interferiscono sulla flora batterica, annullano o riducono la disponibilità della vitamina K e, di conseguenza, interferiscono con la coagulazione. Il trattamento delle patologie emorragiche richiede trasfusioni sanguigne e la somministrazione di farmaci antiemorragici.
L’impiego di anticoagulanti è invece indicato in situazioni patologiche come l’embolia, l’infarto, la trombosi nelle quali il sangue tende a coagulare anche in assenza di lesioni dei vasi e a formare trombi, ovvero masserelle che vengono trasportate dal torrente circolatorio.
| 1. | Parametri significativi |
La valutazione della capacità di coagulazione del paziente viene effettuata mediante analisi del sangue, mirata a determinare alcuni parametri significativi. IL PTT (tempo di tromboplastina parziale) fornisce un’indicazione sul tempo di formazione del coagulo; i valori normali sono compresi tra 30 e 40 secondi. La retrazione del coagulo (o tempo di coagulazione) corrisponde al tempo totale di coagulazione, compresa la fase finale di contrazione dell’ammasso di fibrina; normalmente avviene in 6-12 minuti. La misurazione del fibrinogeno indica, nella norma, valori compresi tra 200 e 450 mg/100 ml di sangue.