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Socialità
1. Introduzione

Socialità In etologia, tendenza dei membri di una data specie animale a vivere in gruppo e a instaurare reciproche interazioni. La socialità si esprime attraverso diversi tipi di comportamento; può essere limitata nel tempo, come si verifica, ad esempio, negli stormi di uccelli che si aggregano per percorrere una comune rotta migratoria, comunicando mediante richiami sonori per mantenere la coesione del gruppo, o nelle colonie di pinnipedi che condividono la terraferma per riprodursi e allevare i piccoli. Possono anche instaurarsi rapporti sociali stabili e complessi tra gli individui di una stessa specie, che formano vere e proprie società; molto note sono le società di insetti o di primati.

I comportamenti tra individui sociali comprendono l’uso di segnali di comunicazione visivi, sonori e chimici (feromoni), interazioni aggressive per la definizione di gerarchie e di ruoli tra i vari membri del gruppo, la condivisione delle cure parentali, l’altruismo, la predazione in gruppo, il controllo di un territorio, la ricerca di cibo, la difesa dai predatori. Non vengono invece considerate società i raggruppamenti di individui di una stessa specie che hanno carattere occasionale e nei quali le interazioni risultino casuali: uno sciame di insetti che si addensa intorno a una sorgente luminosa non costituisce una società.

2. Società di insetti

Sono insetti sociali le termiti, le vespe, le formiche e le api. In questi animali la formazione di una società non avviene in genere mediante conflitti, e la determinazione dei ruoli e del rango corrisponde a differenze morfologiche tra gli individui. Le società delle termiti (isotteri) sono composte da maschi e femmine in uguale misura, di piccole dimensioni e sterili, che eseguono i diversi compiti per il mantenimento del termitaio e delle scorte di cibo; inoltre, vi sono un re e una regina che vivono in una speciale camera nuziale, accoppiandosi ripetutamente in modo da garantire la continuità della società. La femmina, dall’addome rigonfio depone uova che vengono raccolte dalle operaie e trasportate nelle aree di incubazione del termitaio.

Le società degli imenotteri sono a predominanza femminile e, in molti casi, si possono considerare grandi famiglie perchè tutti i membri risultano imparentati tra loro. La colonia viene originata da una coppia, nella quale il maschio (fuco) ha vita breve; la femmina fecondata (regina) può essere accolta in una società preesistente dopo il volo nuziale, oppure fonda una nuova società. In tal caso, i primi individui che fuoriescono dalle uova sono femmine sterili che assumono il ruolo di operaie e assistono le larve sgusciate successivamente. Le colonie possono avere carattere annuale, come nel caso dei bombi e delle vespe delle nostre regioni; in autunno nascono gli ultimi individui, che sono maschi e femmine fecondi, quindi la società si disgrega. Sono invece perenni le società delle api mellifere, delle formiche, di alcune vespe delle zone tropicali. In queste colonie, che ospitano decine di migliaia di individui, è raggiunto il massimo grado di specializzione morfologica: vi sono operaie bottinatrici, che ricercano il cibo e possono accumularlo in uno “stomaco sociale”, per rigurgitarlo e nutrire gli altri individui; soldati, dall’apparato mascellare assai sviluppato; operaie prive di ali che si occupano della manutenzione del nido; regine e fuchi.

La comunicazione tra gli insetti avviene soprattutto mediante segnali chimici, contatto delle antenne e movimenti complessi, come la cosiddetta “danza delle api”.

3. Società di vertebrati

Tra i vertebrati, si riscontrano società soprattutto tra gli uccelli e i mammiferi, in particolare i primati. A differenza di quanto avviene negli insetti, nei vertebrati alla base della definizione dei ruoli vi sono interazioni aggressive: combattimenti in genere non mortali e più spesso rituali stabiliscono un vincitore che diviene l’individuo-capo o dominante, cui competono diversi vantaggi, come il primo accesso al cibo e la possibilità di accoppiarsi. L’animale dominante, d’altra parte, ha spesso una funzione protettiva degli altri membri nei confronti dei pericoli e dei predatori esterni al gruppo: in molte scimmie, ad esempio, nell’individuo dominante trovano rifugio i subordinati, e il capo ricerca la via di fuga per gli altri membri del gruppo, allontanandosi per ultimo in caso di pericolo. Il capo può distinguersi per alcuni caratteri morfologici, come speroni, cresta, coda o corna particolarmente sviluppati; è spesso un anziano. Queste caratteristiche probabilmente influiscono sulla capacità del soggetto di intimidire l’avversario e di risultare vincitore.

La posizione gerarchica all’interno di una società non è rigida; ad esempio, la mancanza di un determinato comportamento “da capo”, come la difesa del territorio, l’indebolimento fisico del dominante, la perdita di una prerogativa che distingue il capo, possono determinare il mancato riconoscimento di questo e generare nuove lotte e una nuova gerarchia; l’accoppiamento di due individui di rango differente permette l’elevazione di quello subordinato al rango superiore.

La tendenza a costituire società è maggiore nelle specie che vivono in ambienti in cui vi è presenza di predatori ed è più difficile l’approvvigionamento di cibo: l’ambiente della savana, ad esempio, sembra favorire l’instaurarsi di società più di quello della foresta.

I comportamenti tra membri del gruppo possono essere assai complessi, soprattutto tra i primati: fenomeni come il grooming, in cui due o più individui si puliscono reciprocamente, hanno non solo una utilità immediata, ma tendono a favorire la coesione del gruppo; anche la presenza di piccoli sembra esercitare un effetto attrattivo tra i membri della società; l’uso di richiami sonori, come l’adozione di particolari posture, permette agli individui di comunicare le proprie intenzioni, evitando scontri diretti.