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| 3. | L’età “classica” del mondo greco |
Una concezione evoluzionistica degli eventi storici, ma soprattutto della storia dell’arte, ha voluto individuare nell’ambito del mondo greco-romano (e cioè della “civiltà classica”) un periodo davvero “classico” nel senso di “ottimo, eccellente”. Muovendo da tali presupposti, enunciati già da Cicerone, Plinio il Vecchio, Quintiliano e teorizzati poi nel Settecento dallo storico dell’arte Johann Winckelmann, si è consolidato l’uso di parlare di “età classica” soprattutto in riferimento a una fase dell’arte greca e della letteratura greca, e quindi, in senso più lato, in riferimento alla storia della Grecia antica dall’età delle guerre persiane alla morte di Alessandro Magno (475 ca. - 323 a.C.: la cosiddetta “età di Pericle”), considerandola come un periodo esemplare della storia dell’umanità.
Oggi, però, il termine “classico” associato a una fase storica o di storia dell’arte e della letteratura greca ha perduto ogni valore di tipo qualitativo, assumendone esclusivamente uno di tipo cronologico: parlare dunque di Grecia “classica”, collocandola tra quella “arcaica” e quella “ellenistica”, significa fare ricorso a una periodizzazione convenzionale e non certo accogliere acriticamente le vecchie teorie evoluzionistiche.