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Analisi e sintesi Termini di origine greca (analysis, “risoluzione nelle parti”, “analisi”; synthesis, “composizione”) che in filosofia indicano i due principali procedimenti utilizzati dalla ragione per conseguire e sistematizzare la conoscenza. Sebbene i due termini fossero già impiegati da Aristotele, ricevettero il loro significato prevalente nella filosofia moderna nel Seicento, grazie al francese Cartesio, che codificò analisi e sintesi fra le regole del metodo.
Il procedimento analitico consiste nella scomposizione di un problema dato nei suoi elementi semplici, mentre il procedimento sintetico ricompone la serie degli elementi rintracciati mediante l’analisi, collegando le parti in un insieme logicamente ordinato. Oltre a significare la scomposizione di un tutto nelle parti, l’analisi designa anche il procedimento che muove dalla conoscenza degli effetti per risalire alle cause; allo stesso modo la sintesi designa non solo il procedimento che ricompone il tutto, andando da ciò che è più semplice in direzione di ciò che è più complesso, ma anche il procedimento che dimostra o deduce gli effetti a partire dalle loro cause.
Pertanto, se al procedimento analitico è affidata una peculiare funzione euristica (di trovare cioè conoscenze nuove), a quello sintetico è attribuito non solo il compito di effettuare anch’esso nuove scoperte, ma soprattutto di ricostruire l’ordine in cui le conoscenze vanno articolate per essere esposte.
Il filosofo tedesco Immanuel Kant, in termini analoghi, intese per metodo analitico quel procedimento che parte dall’esperienza e dalle conoscenze scientifiche per risalire alle condizioni della loro possibilità, e per metodo sintetico quello che procede nel verso opposto, cioè dai principi del pensiero verso le conoscenze oggettive che sono rese logicamente possibili da quegli stessi principi.
Un altro uso dei due termini in Kant è quello per cui viene posta una distinzione tra giudizi analitici e giudizi sintetici. Giudizi analitici sono quelle proposizioni nelle quali il predicato è contenuto nel soggetto, come nell’asserzione: “i corpi sono estesi”. I giudizi sintetici sono invece quei giudizi in cui il predicato è collegato al soggetto o in forza dell’esperienza (come nei giudizi sintetici a posteriori: ad esempio, “tutti i corpi sono pesanti”), o in forza di un elemento intrinseco alla mente del soggetto (come nei giudizi sintetici a priori: ad esempio, “la linea retta è la più breve fra due punti”).