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Atticismo Tendenza stilistica e retorica, presente sia nella letteratura greca che in quella latina, che si concretizza in un modo di scrivere semplice ed efficace, che mai ricorre all’abuso di figure retoriche o di termini ambigui. Il riferimento terminologico all’Attica nasce dal fatto che tale indirizzo si proponeva consapevolmente di imitare la prosa greca attica del IV secolo a.C. e, in particolare, quella davvero esemplare dell’oratore Lisia.
L’atticismo sorse probabilmente durante il II secolo a.C. in Grecia, in opposizione all’imperante asianesimo. Oltre a ragioni di carattere retorico, dividevano gli esponenti delle due scuole anche diverse opinioni in campo grammaticale: mentre gli asiani, seguendo il principio dell’anomalia, si facevano sostenitori di un uso libero e creativo della lingua, con aperta propensione al neologismo e a innovazioni sintattiche, gli atticisti preferivano attenersi alla logica dell’analogia, che rimandava più rigorosamente agli esempi della tradizione.
Fu nella Roma del I secolo a.C. che l’atticismo si affermò con forza, influenzando oratori latini dell’importanza di Caio Licinio Calvo, Marco Giunio Bruto e persino Giulio Cesare; ebbe successo anche in età augustea, quando i suoi maggiori rappresentanti furono – accanto allo stesso Ottaviano Augusto – gli scrittori greci attivi a Roma Dionigi di Alicarnasso e Cecilio di Calatte, e non declinò neppure in epoca più tarda, quando l’imitazione della prosa attica divenne però un atteggiamento meramente conservatore e arcaizzante.