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Crisi degli ostaggi

Crisi degli ostaggi Grave crisi politico-diplomatica insorta nel novembre 1979 tra Iran e Stati Uniti, quando un gruppo di sostenitori della rivoluzione islamica si impadronì dell’ambasciata statunitense a Teheran, prendendo in ostaggio i 66 membri del personale. Il pretesto per l’assalto fu fornito dall’asilo politico concesso dal governo di Washington allo scià Reza Pahlavi, fuggito dall’Iran in seguito alla vittoria della rivoluzione islamica guidata dall’ayatollah Ruhollah Khomeini.

Dopo lunghe e infruttuose trattative diplomatiche (che portarono alla liberazione di 13 ostaggi) e l’imposizione di un embargo economico, il 25 aprile 1980 gli Stati Uniti tentarono inutilmente di liberare i 53 ostaggi ancora in mano dei rapitori con un blitz in cui trovarono la morte otto militari statunitensi. La crisi si risolse soltanto il 20 gennaio 1981, in seguito all’intervento diplomatico algerino e, soprattutto, a un accordo sottobanco per una fornitura di armi dagli Stati Uniti all’Iran (all’epoca in guerra con l’Iraq). La fornitura avvenne infatti attraverso una complessa triangolazione con i contras nicaraguensi venuta alla luce nel 1985 (vedi Irangate).