| Trova nell'articolo | Vibrione | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Vibrione Nome comune con cui si indicano i batteri del genere Vibrio. Questi sono Gram-negativi e dotati di una forma a bastoncino diritto o ricurvo; le cellule, lunghe fino a 2,5 µm, possiedono un metabolismo aerobio e possono spostarsi mediante un flagello localizzato a una estremità della cellula. I vibrioni vivono prevalentemente in ambiente acquatico nel terreno, come organismi saprofiti. Alcune specie sono patogene per l’uomo e altri vertebrati; la patogenicità di questi batteri è dovuta alla presenza di particolari molecole che agiscono da antigeni nei confronti di altri organismi, e che si trovano sia nel flagello (antigeni H) sia sulla superficie cellulare (antigeni O).
| 2. | Specie rappresentative |
Le specie comprese nel genere Vibrio sono circa una trentina. Tra queste, V. foetus è patogeno per i bovini e i suini, nei quali infetta le vie genitali, provocando aborti spontanei; V. coli colpisce gli allevamenti di suini, nei quali causa gravi forme dissenteriche. I più gravi effetti patogeni sull’uomo sono invece dovuti a V. cholerae e V. parahaemolyticus.
| 3. | Malattie da vibrione |
V. cholerae è il batterio responsabile del colera, malattia che colpisce l’apparato digerente e che, soprattutto in alcune aree tropicali, è all’origine di periodiche epidemie. Le differenze nella struttura molecolare degli antigeni O permettono di distinguere 6 diversi ceppi principali, indicati con numeri che vanno da 1 a 6. Il ceppo O1 di V. cholerae è il vero e proprio agente eziologico del colera. Il contagio avviene attraverso il contatto con alimenti o con acque contaminate dalle feci di individui portatori del vibrione.
V. parahaemolyticus determina forme di gastroenterite caratterizzate da nausea, diarrea, dolori addominali e vomito. È presente nelle acque marine in prossimità delle coste e può penetrare in molluschi come cozze e vongole che, se consumati crudi, divengono vettore dell’infezione.
La terapia delle malattie da vibrione è di tipo antibiotico; i composti più efficaci risultano le tetracicline.