Performance (arte)
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Performance (arte)
2. I precedenti e le origini

Il genere della performance trova un interessante precedente in Italia nelle celebri serate futuriste, durante le quali artisti e scrittori discutevano, provocavano e sovente scatenavano furibonde risse con il pubblico. Tratti tipici della performance artistica si ritrovano anche nel dada e nel surrealismo, e soprattutto, in particolare a livello di elaborazione teorica, nella scuola del Bauhaus, che cercava di coniugare arte e vita quotidiana.

La Performance Art, così come siamo oggi abituati a intenderla, nacque negli Stati Uniti negli anni Trenta, per opera di alcuni artisti europei provenienti dal Bauhaus tedesco. Tra loro, Josef Albers, Anni Albers e Xanti Schawinsky, che erano stati invitati a insegnare i principi del Bauhaus presso il nuovo Black Mountain College in North Carolina. Nel 1952 fece scalpore la performance di John Cage messa in scena al College, senza titolo, nella quale in 45 minuti una persona leggeva un testo, un’altra danzava e una terza produceva suoni, senza parti prefissate.

La danza fu molto importante nel primo periodo di affermazione della Performance Art, grazie anche alla entusiastica adesione al genere da parte di gruppi come il newyorkese Judson Dance Group, che perseguivano il principio dell’identificazione tra arte e vita. Una delle performance più famose di questo periodo si deve all’artista francese Yves Klein: in Anthropometries (1960), al suono di un’orchestra, tre donne nude si ricoprivano di vernice blu e quindi premevano il proprio corpo contro una tela, lasciando la loro impronta colorata.