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Dialettica
1. Introduzione

Dialettica In filosofia, metodo di investigazione della verità mediante l’analisi critica di argomenti e ipotesi opposte.

2. La dialettica e le idee

In quanto fa leva sulle contraddizioni latenti in una certa tesi, la dialettica può farsi risalire ai paradossi di Zenone di Elea; ma come arte del dialogo e della discussione (dialéghesthai, da cui la parola “dialettica”, significava in greco antico “discutere”, “dialogare”), volta non solo a un esito critico e demolitore di determinate teorie, essa fu valorizzata da Socrate e da Platone. Per i due filosofi greci la dialettica è finalizzata al raggiungimento di una verità condivisa dai partecipanti a una discussione mediante un gioco di domande e risposte, e in tal senso essa si distingue dall’eristica, che è l’abilità di prevalere nelle contese verbali.

Platone, inoltre, attribuì alla dialettica il significato di conoscenza filosofica, intesa come studio delle relazioni che intercorrono fra le molteplici idee e come analisi del loro rapporto con l’idea del Bene. In questa prospettiva, la dialettica platonica consta di due momenti: quello che per via di unificazione dalle cose sensibili (i molteplici individui) risale all’idea (ad esempio di uomo), e poi ancora dalle molteplici idee a quelle più generali ancora (ad esempio di animale), e il procedimento opposto, che attraverso una serie di divisioni dei diversi generi perviene all’idea particolare (o “specie”: ad esempio, partendo dall’idea generica di animale, attraverso le divisioni fra terrestri e acquatici, volatili e pedestri ecc., si perviene all’idea specifica di uomo).

3. Probabilità e logica

Dal canto suo, il discepolo più famoso di Platone, Aristotele, intese la dialettica non più come il livello più elevato della scienza, ma come l’arte della discussione delle opinioni probabili, e in questo senso la oppose all’apodittica, che consiste invece nel metodo della dimostrazione scientifica. Ciò non significa che la dialettica perda importanza in Aristotele: i ragionamenti dialettici procedono da opinioni solo probabili, ma non da opinioni assunte a caso, bensì da quelle sostenute dai più sapienti, e mirano a esaminare quali di esse reggano ai tentativi di confutazione. Inoltre, la dialettica svolge per Aristotele una funzione importante nell’indirizzare la ricerca verso quei principi primi delle diverse scienze che non possono essere fatti oggetto di dimostrazioni.

Dopo Aristotele, e soprattutto per influenza dello stoicismo, il termine dialettica venne a designare semplicemente lo studio della logica, e in questo senso essa era usata nella scolastica medievale.

4. Le antinomie kantiane

Un rinnovamento della dialettica si ebbe nel pensiero moderno solo con Immanuel Kant nel XVIII secolo. Nella sua Critica della ragion pura egli parla della dialettica come di una “logica della parvenza” relativa a quelle “illusioni trascendentali” (cioè necessarie e a priori) che sono le idee della ragione: l’idea dell’anima, l’idea del mondo, l’idea di Dio. Tali idee si rivelano affette da contraddizioni logiche, perché la ragione umana, nel riferirsi a esse, non è più aiutata dall’esperienza. Ad esempio, di fronte all’idea del mondo come totalità assoluta dei fenomeni, la ragione genera delle antinomie, nelle quali risulterebbero ugualmente dimostrabili due proposizioni opposte, dette l’una tesi e l’altra antitesi.

5. Tesi, antitesi e sintesi

Mentre per Kant la dialettica si arrestava a questa contraddizione fra una tesi e un’antitesi, che la filosofia doveva dissolvere mostrandone i presupposti incoerenti, per il filosofo idealista Hegel invece la dialettica non è illusoria, perché riguarda lo sviluppo della realtà intesa come realtà razionale: dalla contraddizione fra una tesi e un’antitesi si genera una sintesi, cioè una verità superiore rispetto ai due poli opposti, che è a sua volta premessa di uno sviluppo ulteriore. Tale sviluppo non riguarda solo il pensiero dell’uomo, ma la realtà tutta, poiché per Hegel essa coincide con la ragione medesima, nel senso che “ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale”.

6. Il materialismo e la Scuola di Francoforte

Ribaltando l’approccio hegeliano, che faceva della dialettica il motore di un processo logico e al tempo stesso storico culminante nello Spirito assoluto, Karl Marx applicò il concetto di dialettica ai processi economici e sociali: la contraddizione dialettica non è contraddizione fra concetti che si sviluppano poi nella realtà, ma consiste anzitutto nell’opposizione, intesa in senso materialistico, fra classi antagonistiche nella storia e inoltre fra le forze produttive e i rapporti di produzione che contraddistinguono i diversi modi economici di produzione (vedi Struttura e sovrastruttura).

Nel pensiero contemporaneo, alla dialettica si sono riallacciati i pensatori della Scuola di Francoforte, in particolare Adorno e Marcuse, che hanno cercato di liberarla sia dai presupposti idealistici che essa manteneva nel sistema hegeliano, sia dagli sviluppi dogmatici del marxismo, per utilizzarla come metodo d’analisi critica delle contraddizioni latenti nella società odierna.