| Satellite artificiale | Articolo | ||||
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| 4. | Messa in orbita |
In origine, la messa in orbita dei satelliti artificiali avveniva per mezzo di razzi a stadi multipli, che venivano persi a ogni lancio. Il primo stadio forniva la spinta iniziale dalla base di lancio fino a una certa quota; poi, una volta esaurito il carburante, si staccava e ricadeva a Terra, mentre entrava in funzione il secondo stadio; esaurito anche il carburante del secondo stadio, entrava in funzione il terzo, che in genere imprimeva al satellite la traiettoria circolare definitiva. Ognuno dei motori entrava in funzione in un momento ben preciso e rimaneva attivo per un lasso di tempo dato, che serviva per raggiungere la quota e la velocità desiderate.
Per ridurre i costi di lancio, all’inizio degli anni Ottanta la National Aeronautics and Space Administration (NASA) sviluppò una navetta spaziale pilotata e riutilizzabile, lo space shuttle, capace di trasportare i satelliti nel vano di carico e porli in orbita, di recuperare i satelliti in avaria e portarli a Terra per eventuali riparazioni prima di un nuovo lancio. Dopo la NASA, anche l’ESA (l’Agenzia spaziale europea) ha realizzato un razzo vettore riutilizzabile, chiamato Ariane.