| Trova nell'articolo | Teatro occidentale | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Teatro occidentale Forme e stili della rappresentazione teatrale sviluppatisi in Occidente dall’età greca antica fino ai giorni nostri.
L’insieme degli elementi e delle attività che concorrono alla produzione e alla rappresentazione di uno spettacolo si incentra su due componenti fondamentali: la presenza degli esecutori e del pubblico. Figure importanti, ma non sempre previste presso le diverse culture teatrali occidentali, sono quella del regista, del produttore, del coreografo, del tecnico delle luci e del suono, dello scenografo, del costumista, del truccatore; il testo drammatico può preesistere o essere creato ad hoc; i luoghi della rappresentazione possono essere di diversa natura, e spaziare dal teatro greco all’aperto alla piazza del villaggio medievale, dalla sala di un castello ai più moderni edifici, per giungere fino al teatro di strada. Vedi anche Architettura del teatro.
| 2. | Teatro greco |
Le prime testimonianze di letteratura drammatica in Occidente provengono dalla Grecia del VI secolo a.C. Aristotele nella sua Poetica (330 a.C.) sostiene che la tragedia, fiorita e codificata come genere letterario tra VI e V secolo, si sviluppò dai ditirambi, inni corali in onore del dio Dioniso. Le 33 tragedie giunte fino a noi dal mondo greco antico, opera di Eschilo, Sofocle ed Euripide, sono in versi, e consistono di dialoghi fra due o tre personaggi, alternati con canti corali, secondo una struttura fissa. I soggetti sono ricavati dal patrimonio mitico. Le azioni cruente, come le battaglie, non erano rappresentate sulla scena, ma venivano narrate. Durante le feste in onore di Dioniso venivano allestite le opere di tre poeti, selezionati in un concorso. Ogni autore presentava una trilogia di tragedie e un dramma satiresco, cioè una sorta di farsa.
Accanto alla tragedia si svilupparono anche forme di drammaturgia di genere comico. Gli esempi più antichi sono costituiti dalle commedie di Aristofane, rappresentante della cosiddetta commedia antica. Questa fu seguita dalla commedia di mezzo e dalla commedia nuova, il cui maggior esponente fu Menandro. Tutti i ruoli venivano allora interpretati da uomini, che indossavano maschere e recitavano con l’accompagnamento di musica. L’ingresso a teatro era gratuito; gli spettacoli, infatti, erano sovvenzionati dai cittadini delle classi abbienti. Vedi anche Letteratura greca.
| 3. | Teatro romano |
Il dramma romano ebbe origine nel III secolo a.C. e, sebbene inizialmente associato a feste religiose, perse presto il suo carattere sacro, assumendo caratteri di intrattenimento profano. Forme teatrali popolari erano la commedia e la farsa atellana. Nel II secolo si affermò l’arte dei commediografi Plauto e Terenzio. Le uniche tragedie romane rimaste sono quelle di Seneca (I secolo d.C.). Basate sul mito greco, queste si imperniano su dilemmi morali, indugiando su situazioni macabre e sanguinarie. Altre forme di spettacolo erano costituite dai giochi del circo. Vedi anche Letteratura latina.
| 4. | Il Medioevo |
Dopo la caduta dell’impero romano, gli spettacoli teatrali furono condannati e proibiti dalla Chiesa. Il dramma liturgico nacque all’interno delle cerimonie sacre: veniva rappresentato in chiesa da ecclesiastici, in latino. Sequenze di episodi tratti dalla Bibbia diedero origine al “miracolo” e al “mistero”, spettacoli recitati in lingua volgare da attori laici; nella Francia e nell’Inghilterra del XIV secolo si sviluppò il genere della “moralità”, drammatizzazione personificata dello scontro tra vizi e virtù (vedi Miracolo, mistero e moralità). Ulteriore evoluzione del dramma liturgico e delle altre forme di rappresentazione drammatica fu la sacra rappresentazione, affermatasi in Italia tra XIV e XV secolo, nella quale i soggetti sacri si contaminarono con leggende e materiali letterari profani.
| 5. | Il Rinascimento |
La cultura umanistica portò alla riscoperta del teatro classico, romano e greco, al quale si ispirò per codificare un insieme di regole che dovevano essere rispettate nella stesura e nella rappresentazione di ogni testo drammatico. Principi basilari del teatro rinascimentale erano la verosimiglianza della realtà e delle azioni rappresentate, e il rispetto delle cosiddette unità aristoteliche di tempo, di luogo e di azione: il dramma doveva cioè essere incentrato su un solo intrigo, svolgersi in un arco di tempo di ventiquattr’ore e in un solo luogo.
Fatta astrazione da ogni pratica religiosa, folclorica o drammatica preesistente, il teatro rinascimentale era fondato su una ricerca puramente estetica e retorica. Progressivamente il volgare sostituì il latino; gli spettacoli venivano allestiti a corte assieme a lavori di musica e danza. Tra le opere che conobbero maggiore fortuna nel Cinquecento si ricordano La mandragola (1518) di Niccolò Machiavelli, e i drammi di Poliziano, Ruzante, Torquato Tasso. Dalla pratica di inserire tra gli atti intermezzi di argomento allegorico e mitologico ebbe origine, verso la fine del XVI secolo, il melodramma.
| 6. | Teatro del Seicento |
Accanto al melodramma, destinato al pubblico delle classi alte, fiorì in Italia la più popolare Commedia dell’Arte. Nata nel XVI secolo, la Commedia dell’Arte si affermò anche all’estero nel Seicento. Gli spettacoli erano fondati sull’improvvisazione degli attori, a partire da un canovaccio in cui erano solo abbozzate le situazioni sceniche, mentre i personaggi erano caratteri fissi, immediatamente riconoscibili anche grazie al costume e alla maschera che li identificavano.
| 1. | Francia, Inghilterra e Spagna |
Il Seicento fu un secolo d’oro per il teatro. In Francia nacque e si consolidò il teatro classico. Fondato sul rispetto delle regole aristoteliche, si sviluppò dopo il 1630 con le grandi tragedie di Pierre Corneille e Jean Racine, e le commedie di Molière, ancora oggi rappresentate alla Comédie-Française. Vedi anche Letteratura francese.
In Inghilterra, tra i due secoli, fiorì il teatro elisabettiano: tra i suoi massimi rappresentanti, ricordiamo Thomas Kyd, Christopher Marlowe, John Ford e William Shakespeare (vedi Letteratura inglese), che scrivevano ora per un pubblico di borghesi e artigiani. I temi del repertorio elisabettiano tragico, vari e complessi, erano ispirati alla tradizione greca e latina, ma anche alla storia inglese. Contravvenendo alle regole rinascimentali circa la purezza dei generi drammatici, nella struttura delle tragedie furono inseriti momenti e toni tipici della commedia, mentre quest’ultima con gli anni si colorò di tinte fosche, tragiche, come nel teatro di Ben Jonson. La recitazione, in un primo tempo solenne e sorretta da una gestualità enfatica, si fece con il tempo più sobria; la scena fu affidata maggiormente al talento dei singoli attori, tra i quali emerse Richard Burbage.
Nel 1642 il Parlamento di Oliver Cromwell chiuse i teatri, che vennero riaperti solo nel 1660, all’epoca della Restaurazione, quando si imposero la tragedia eroica e la commedia di costumi. Vedi anche Teatro della Restaurazione.
In Spagna il teatro profano, estraneo alle norme aristoteliche e di impostazione moraleggiante, conobbe un’intensa fioritura nella prima metà del Seicento con autori quali Lope de Vega, Calderón de la Barca, Tirso de Molina. Le opere drammatiche venivano rappresentate nei corales (cortili). Vedi anche Letteratura spagnola.
| 7. | Il Settecento |
Il teatro del XVIII secolo fu caratterizzato dalla sempre maggiore importanza attribuita all’interpretazione attoriale. Personaggi dalla psicologia complessa e contraddittoria, quali quelli ideati dai drammaturghi Gotthold Ephraim Lessing, Pierre Marivaux, Denis Diderot e Pierre-Augustin de Beaumarchais, richiedevano agli interpreti la capacità di rivivere intimamente passioni ed emozioni, per esprimerle in modo convincente sulla scena. Gli autori rinnovarono il tema dell’amore in una ricca gamma di sfumature e situazioni, dando vita a un teatro che sfocerà nel dramma borghese ottocentesco.
In Italia, Carlo Goldoni sostituì ai canovacci e all’ambientazione indeterminata degli spettacoli della Commedia dell’Arte un testo scritto e una scena definita; Vittorio Alfieri sviluppò il genere tragico approfondendo lo scontro morale tra la figura dell’eroe e quella del tiranno. Vedi anche Teatro italiano.
| 8. | L’Ottocento |
Il teatro europeo all’inizio dell’Ottocento fu dominato dal dramma romantico. Gli ideali romantici vennero esaltati in modo particolare in Germania, dove, prima di Gotthold Ephraim Lessing, non era mai esistita una drammaturgia compiuta.
| 1. | Germania |
Tra romanticismo e neoclassicismo si situa il genio di Johann Wolfgang von Goethe, che vide nell’arte la via migliore per ridare dignità all’uomo, innalzandolo al di sopra degli eventi e degli interessi particolari fino ad attingere una visione universale. All’interno di questa concezione etica ed estetica, il teatro rivestiva un ruolo di rilievo, in quanto considerato mezzo adatto all’educazione e alla formazione di una coscienza nazionale. Simili presupposti dettarono l’opera di Friedrich Schiller, il quale sostenne che valori morali come la giustizia e la libertà sono perseguibili soltanto attraverso l’esperienza dell’armonia e del bello. Degli ideali romantici e neoclassici si nutrirono molte tragedie di soggetto storico o mitologico (si pensi ad esempio alla Pentesilea, 1808, di Heinrich von Kleist); ambientazioni analoghe tornarono anche nel melodramma e nell’opera.
Sempre in Germania, nella seconda metà del secolo, il compositore Richard Wagner ripudiò il descrittivismo del teatro realista, giudicato superficiale, portando all’estremo le idee romantiche. Ruolo del drammaturgo doveva essere quello di creare miti e dipingere un mondo ideale, affinché il pubblico potesse ritrovare nell’immagine teatrale la propria verità e identità. Wagner deprecò inoltre la mancanza di unità tra le diverse discipline che concorrono all’arte drammatica e concepì il teatro come opera d’arte totale, nella quale confluissero tutte le forme d’espressione artistica. Vedi anche Letteratura tedesca.
| 2. | Inghilterra, Francia e Italia |
Nel teatro inglese, intorno alla metà del secolo le grandi tragedie cedettero il posto al dramma borghese, caratterizzato da temi domestici, intreccio ben costruito e abile uso degli espedienti drammatici. Il medesimo passaggio si verificò anche in Francia, con autori quali Eugène Scribe e Victorien Sardou, in concomitanza con l’emergere del naturalismo che, alla fine dell’Ottocento, avrebbe trovato la più alta espressione nell’aspra critica sociale di Emile Zola. In Italia, un atteggiamento estetico simile al naturalismo francese si ritrova nel teatro verista di Giovanni Verga.
| 3. | Russia |
In Russia, il teatrò iniziò a svilupparsi verso la fine del XVIII secolo, per opera di autori di chiara impronta realista, quali Nikolaj Gogol’ e Aleksandr Ostrovskij. Alla fine del XIX secolo, con i drammi di Lev Tolstoj e Maksim Gor’kij il naturalismo divenne la tendenza dominante. Anche Anton Čechov, nonostante le affinità con il simbolismo, può essere considerato come un continuatore della tradizione naturalista russa.
Nel 1898 Kostantin Stanislavskij fondò il Teatro d’Arte di Mosca, presso il quale vennero allestiti molti drammi di autori contemporanei, soprattutto di Čechov; elaborò inoltre un metodo di studio e avvicinamento al testo teatrale attraverso il quale gli attori potessero migliorare la propria interpretazione, immedesimandosi nel personaggio fino a riviverne i sentimenti e le emozioni. Vedi anche Letteratura russa.
| 9. | Il XX secolo |
Alla fine dell’Ottocento, il teatro fu influenzato dagli sviluppi delle nuove scienze dell’uomo, in particolare della psicologia. Tra i drammaturghi che per primi introdussero nella loro opera problematiche e atteggiamenti tipici del nuovo clima culturale, grande importanza ebbero il norvegese Henrik Ibsen e lo svedese August Strindberg, principali artefici del dramma borghese, da alcuni considerati fondatori del teatro contemporaneo. I protagonisti dei loro drammi, spesso coinvolti in difficili situazioni sociali, sono rappresentati spesso come personalità complesse, imprevedibili, intimamente travagliate.
Buona parte del teatro del Novecento sarà incentrata sull’analisi dell’individuo, vuoi per sottolinearne la solitudine esistenziale e l’estraneità alla vita del gruppo sociale (come nell’espressionismo), vuoi per farne icona dell’assurdità dell’esistenza (come nel teatro dell’assurdo).
Una delle maggiori innovazioni nel teatro del Novecento fu l’introduzione della figura del regista, organizzatore dello spettacolo e interprete del testo: grande importanza ebbero in merito le teorizzazioni di Antonin Artaud, Gordon Craig, Adolphe Appia, Vsevolod Mejerchol’d e, in Italia, di Silvio D’Amico e Anton Giulio Bragaglia. Vedi anche Avanguardia teatrale.
| 1. | Pirandello e Brecht |
In Italia, tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX si affermò il teatro di Luigi Pirandello, dominato dall’ansiosa ricerca di un principio di discriminazione tra verità e finzione; il personaggio pirandelliano, specchio del crollo dei valori della società borghese, intraprende una rigorosa e corrosiva analisi delle comuni credenze e convenzioni sociali, giungendo a minare alla radice la diffusa certezza dell’univocità e conoscibilità dell’individuo umano.
Partito dall’esperienza espressionista, e successivamente influenzato dal teatro epico di Erwin Piscator, Bertolt Brecht elaborò e mise in pratica una nuova teoria del teatro destinata a segnare la drammaturgia del Novecento. Rivendicando appieno il carattere di finzione del teatro, Brecht sostenne che lo spettatore non deve immedesimarsi nelle vicende del dramma (caratteristica del teatro realista) bensì, attraverso una sorta di estraniazione (vedi Straniamento), giungere alla consapevolezza di essere in presenza di una rappresentazione; in tal modo il pubblico potrebbe maturare una coscienza critica che lo stimoli al cambiamento.
| 2. | Dagli anni Cinquanta a oggi |
A partire dagli anni Cinquanta si impose in Francia un gruppo di autori teatrali che, muovendo da presupposti ideologici differenti, si fecero promotori di una feroce critica dei valori borghesi e della nascente società di massa. Tra i protagonisti si ricordano Arthur Adamov, Jean-Paul Sartre, Albert Camus, Jean Genet, Eugène Ionesco e Samuel Beckett. Negli stessi anni, una forma di realismo sociale e psicologico avvicinò le esperienze di Peter Weiss e Friedrich Dürrenmatt, in Germania e Austria; John Osborne e Harold Pinter in Inghilterra; Edward Albee, Arthur Miller e Tennessee Williams negli Stati Uniti.
Negli anni Sessanta alcune compagnie teatrali che si ispiravano tra l’altro alle idee di Artaud (Living Theatre, Teatro Laboratorio di Wrocław del polacco Jerzy Grotowski, Teatro Laboratorio di Peter Brook, Théâtre du Soleil di Ariane Mnouchkine, Odin Teatret di Eugenio Barba) abbandonarono il testo scritto e talvolta i tradizionali luoghi teatrali, per creare spettacoli di concezione completamente nuova ai quali concorressero tutti gli esecutori. Tra le più importanti produzioni scaturite da questo movimento si ricorda il Marat/Sade (1964) di Peter Weiss, messo in scena dalla Royal Shakespeare Company.
A cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Novanta, un’interessante operazione sul linguaggio è stata compiuta in Inghilterra da Tom Stoppard, attraverso le sue rivisitazioni shakespeariane, e nei paesi di lingua tedesca da Peter Handke. Nuovi orizzonti sono stati aperti inoltre negli Stati Uniti dall’attività di Sam Shepard e di David Mamet, mentre in Italia, al fianco del rigore brechtiano di Giorgio Strehler e del recupero della tradizione popolare e giullaresca di Dario Fo, esperimenti interessanti e in certa misura innovativi si devono a Luca Ronconi.