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Le funzioni della rima |
La rima assolve a molteplici funzioni. Anzitutto è demarcativa: favorisce, soprattutto nella trasmissione orale, la percezione della divisione in versi del testo. Inoltre è mnemonica, ossia contribuisce alla memorizzazione del testo, funzione importante nelle fasi della composizione e della trasmissione orale (fino al Cinquecento la poesia senza rima quasi non esistette). È strutturante, cioè ha un ruolo fondamentale nella strutturazione delle strofe (la forma metrica dell'ottava prende addirittura il nome dalla rima: 'ottava rima'); da questo punto di vista si distinguono la rima baciata (AA, BB, CC); alternata (ABAB, ABAB, schema che dà luogo all'ottava siciliana, mentre quella toscana ha gli ultimi due versi a rima baciata: ABABABCC; e se i versi alternati sono quattro, si ha la sestina: ABABCC); incrociata (ABBA, CDDC), usata nelle quartine e nel sonetto; incatenata (ABA; BCB; CDC), usata nella terzina dantesca; replicata (ABC, ABC); invertita (ABC, CBA); costante, quando lega le strofe nella stessa posizione, ad esempio nell'ultimo verso. Un'altra funzione svolta dalla rima è quella associativa: la ripetizione di un suono associa due parole dando rilievo al significato, perché avvicina o allontana i termini sul piano semantico; talvolta, inoltre, l'associazione di due parole attraverso i significanti può fare emergere elementi inconsci del testo. Dal punto di vista associativo, ci sono le rime 'facili' e 'difficili' (quelle per cui nella lingua sono disponibili poche parole).
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