| Schizofrenia | Articolo | ||||
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| 1. | Introduzione |
Schizofrenia Termine utilizzato per la prima volta da Eugen Bleuler, all'inizio del Novecento, che viene usato per indicare un gruppo di psicosi caratterizzate da uno stato di disgregazione della personalità (fenomeno chiamato dissociazione), che determina l'alterazione del rapporto con la realtà e altri disturbi comportamentali.
Nello schizofrenico i meccanismi di associazione mentale, che permettono normalmente di collocare ogni evento in un preciso contesto della realtà, appaiono vaghi e determinano nel malato convinzioni, riferimenti, simboli diversi da quelli che seguono la logica solitamente condivisa. Si assiste a una rottura tra la sfera del pensiero e quella delle emozioni. La capacità di adattare i diversi sentimenti alle diverse occasioni appare molto ridotta; essi sembrano rigidi, fissi, cosicché lo schizofrenico finisce spesso per reagire in modo sproporzionato ed eccessivo agli stimoli esterni.
Manifestazioni tipiche della schizofrenia sono il transitivismo, in cui il malato trasferisce su persone o oggetti esterni idee o fenomeni che in realtà hanno origine nella sua mente; l'ambivalenza, cioè la presenza contemporanea di personalità diverse e spesso in contrasto tra loro; l'autismo, che rappresenta una estrema forma di distacco dalla realtà, in cui il paziente sembra perdere ogni coinvolgimento emozionale e arriva a estraniarsi completamente da essa.
Connessi al quadro patologico di base, sono vari disturbi tra i quali allucinazioni, deliri (in cui la mente segue idee fisse che non hanno relazione con la realtà), stati catalettici, catatonia, momenti di blocco psicomotorio alternati a una normale funzionalità del corpo.
La schizofrenia, che si sviluppa quasi sempre prima dei 40 anni, in genere si manifesta per la prima volta durante l'adolescenza o la prima età adulta e tende poi a ripetersi con episodi successivi.