Registrazione e riproduzione del suono
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Registrazione e riproduzione del suono
3. Registrazione ottica

La tecnica di registrazione ottica, introdotta negli anni Venti del Novecento per l’incisione dei suoni sulle pellicole cinematografiche, prevede che un fascio di luce opportunamente modulato impressioni una zona della pellicola detta colonna sonora: le onde sonore, raccolte da un microfono, vengono convertite in impulsi elettrici che, una volta amplificati, agiscono su un fascio di luce producendo su di esso variazioni di intensità corrispondenti alle caratteristiche del segnale. Il fascio luminoso colpisce la pellicola cinematografica che scorre lentamente, impressionandovi una traccia variabile, l’analogo del solco inciso sui dischi fonografici.

Per riprodurre il suono, si proietta un fascio di luce sulla pellicola sviluppata, dietro la quale è presente una fotocellula. Le alterazioni subite dal fascio luminoso attraverso la pellicola generano nella cellula un segnale elettrico variabile, che può essere amplificato e inviato a un altoparlante.