| Trova nell'articolo | Giordania | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Giordania (nome ufficiale Al-Mamlaka al-Urdunnīya al-Hāshimīya, Regno di Giordania), stato del Medio Oriente confinante a nord con la Siria, a nord-est con l’Iraq, a est e a sud con l’Arabia Saudita, a ovest con Israele; a sud-ovest si affaccia sul golfo di Aqaba. Ha una superficie di 89.556 km² e un’estensione costiera di 26 km; la capitale è Amman.
| 2. | Territorio |
Il territorio della Giordania è formato da un arido altopiano che si innalza bruscamente lungo la sponda orientale del fiume Giordano e del Mar Morto, raggiungendo un’altitudine che varia dai 610 ai 915 metri, per poi digradare dolcemente verso il Deserto siriaco, nell’estrema sezione orientale del paese. La valle del Giordano è una profonda depressione della Rift Valley, che raggiunge la profondità di -207 m sotto il livello del mare nella zona del lago di Tiberiade (mare di Galilea) e di -408 m nel Mar Morto, costituendo il punto di massima depressione del mondo. Le attività e la popolazione si concentrano in questa valle fertile, nella sezione nordoccidentale della Giordania. Profondi canyon e aspri rilievi, che raggiungono i 1.754 metri nel Jabal Ramm, caratterizzano l’altopiano di Arab nella regione meridionale del paese. Il sistema idrografico del paese è centrato attorno al Giordano, che segna il confine con Israele e ha come principale affluente lo Yarmuk.
| 1. | Clima |
Il clima, di tipo mediterraneo, è caratterizzato da variazioni stagionali di temperatura nelle diverse aree; nel paese non esiste una vera e propria stagione invernale, ma in gennaio, il mese più freddo dell’anno, la temperatura media è di circa 7,2 °C. Nella valle del Giordano la temperatura può raggiungere i 48,9 °C in agosto, mentre la temperatura media estiva a Amman è di 25,6 °C. Le precipitazioni si verificano quasi esclusivamente nella stagione invernale e variano dai 660 mm nella regione nordoccidentale del paese ai 127 mm nell’estremo lembo orientale.
| 2. | Flora e fauna |
Il territorio prevalentemente desertico determina una scarsa presenza di vegetazione; soltanto nel distretto di Jabal Ajlun, tra Amman e il confine con la Siria, crescono querce, olivi, pini d’Aleppo e palme. La fauna è rappresentata dalla iena, dalla gazzella, dallo stambecco, dalla volpe, dalla pernice e dalla mangusta.
| 3. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Tra i principali problemi ambientali della Giordania la desertificazione rappresenta sicuramente il più grave; il territorio giordano è infatti prevalentemente desertico e privo di risorse idriche. La poca acqua disponibile è, per la maggior parte, utilizzata in agricoltura. Il governo ha istituito numerose aree protette, riserve naturali e parchi nazionali, tra cui il Parco nazionale Dibbin e il Wadi Rum. Di grande interesse storico è l’antica città di Petra, World Heritage Site dal 1985.
La Giordania ha ratificato accordi internazionali sull’ambiente in materia di biodiversità, desertificazione, specie in via d’estinzione, abolizione dei test nucleari e protezione dell’ozonosfera.
| 3. | Popolazione |
La Giordania ha una popolazione di 6.198.677 abitanti, con una densità media di 67 abitanti per km² (2008), costituita in gran parte da arabi, con la prevalenza del gruppo degli arabi-palestinesi (circa il 60%) provenienti dalla zona di Israele e dei territori annessi. Le uniche minoranze etniche sono costituite da circassi (1%) e armeni (1%). Il 5% della popolazione appartiene a gruppi di nomadi e di seminomadi. Il tasso di urbanizzazione è del 79% (2005).
| 1. | Lingua e religione |
L’arabo è la lingua ufficiale del paese e l’Islam è la religione di stato. La maggioranza dei cittadini della Giordania è musulmana sunnita (circa 92%); i musulmani sciiti sono una piccola minoranza. I cristiani, per un terzo appartenenti alla Chiesa ortodossa, sono circa il 5% della popolazione.
| 2. | Istruzione e cultura |
Il paese ha compiuto significativi progressi in campo educativo negli ultimi decenni, nonostante le ingenti spese sostenute per l’esercito e per il gran numero di profughi ospitati nel paese. La scuola pubblica primaria, gratuita e obbligatoria dai cinque anni d’età, ha una durata che varia dai quattro ai sei anni. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è del 92,4% (2005).
Le università più importanti del paese sono l’Università di Giordania (1962), l’Università Mu’tah (1981), entrambe con sede ad Amman, e l’Università Yarmouk (1976) a Irbid. Esistono inoltre importanti istituti di istruzione superiore come lo Statistical Training Centre e istituti di specializzazione per agricoltura, scienze bancarie, scienze sociali e amministrazione pubblica.
La Biblioteca pubblica di Amman e la biblioteca dell’Università di Giordania sono importanti centri di studi, mentre preziose raccolte storiche, religiose e archeologiche sono conservate nel Museo archeologico giordano, nella Galleria dei mosaici e nel Museo del folclore.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
La Giordania è divisa in dodici governatorati (muhafazat, sing. muhafazah): Ajlun, Amman, Aqaba, Balqa, Irbid, Jarash, Karak, Ma’an, Madaba, Mafraq, Tafila e Zarqa.
Amman è la capitale e la città più importante del paese; il numero dei suoi abitanti è cresciuto da 320.000 nel 1966 a quasi 650.000 nel 1979; la città ha infatti accolto un alto numero di profughi provenienti dalla Cisgiordania dopo la guerra dei Sei giorni con Israele; nel 2003 aveva una popolazione di 1.237.000 abitanti. Altre città importanti sono Zarqa, Irbid e Aqaba, unico porto del paese.
| 5. | Economia |
Industrialmente sottosviluppata, povera di risorse naturali e con un territorio troppo arido e poco adatto all’agricoltura, la Giordania non è economicamente autosufficiente ed è costretta a contare sugli aiuti stranieri (in modo particolare su quello dei paesi arabi, ricchi di petrolio). La fragile economia del paese è stata messa a dura prova, dopo il 1967, dalla perdita dei fertili terreni della zona occidentale occupata da Israele e dal massiccio afflusso dei profughi palestinesi. Negli anni Ottanta buona parte dell’economia del paese poggiava sul ricavato del trasporto di merci dal porto di Aqaba all’Iraq e sulle rimesse dei cittadini giordani che lavoravano negli stati del golfo Persico; queste risorse entrarono tuttavia in crisi dopo l’invasione irachena del Kuwait nell’agosto 1990 e il conseguente embargo voluto dalle Nazioni Unite. Il prodotto interno lordo del paese è stato nel 2006 di 14.101 milioni di dollari USA, corrispondenti a 2.546,40 dollari pro capite.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
La scarsità di terreni coltivabili e l’aridità del paese limita molto la produzione agricola della Giordania. Solo il 3,1% del territorio è coltivabile e solo una piccola percentuale dei terreni coltivati è irrigata. Grano e orzo sono i prodotti principali, ma il loro quantitativo non è sufficiente a coprire il fabbisogno del paese; nel 2006 sono state prodotte 22.928 tonnellate di grano e 18.438 tonnellate di orzo, oltre a olive, fichi, uva, albicocche, cetrioli e pomodori (principalmente per l'esportazione).
Una certa importanza riveste l’allevamento del bestiame: oltre agli animali da cortile, vengono allevati soprattutto ovini, bovini e caprini. La perdita di territori importanti per le coltivazioni ha determinato un forte calo della percentuale dei lavoratori impiegati nel settore, passata dal 37% del 1965 al 4% del 2003. La zona occidentale, prima del conflitto con Israele del 1967, forniva il 25% del grano, il 70% della frutta e il 40% degli ortaggi prodotti in tutto il paese.
| 2. | Industria |
L’industrializzazione del paese, avviata su piccola scala all’inizio degli anni Sessanta, aveva rapidamente raggiunto un buon livello di sviluppo prima della guerra del 1967; ma la perdita della zona occidentale, occupata da Israele, ha comportato per la Giordania anche la perdita di circa un quinto delle attività industriali: nella zona infatti c’erano stabilimenti per la produzione di sapone, sigarette e olio d’oliva, importanti per il consumo interno. Le attività industriali maggiori (fosfati, cemento, energia idroelettrica, raffinerie di petrolio) sono attualmente localizzate nella zona a est del fiume Giordano. Nella zona orientale si trovano stabilimenti tessili, farmaceutici, alimentari e impianti per la produzione di vetro, articoli casalinghi, zucchero e carta. Il comparto industriale fornisce il 29,5% del PIL annuo (2006).
| 3. | Commercio e finanza |
L’unità monetaria corrente è il dinaro giordano suddiviso in 1.000 fil. La Banca Centrale di Giordania amministra tutte le riserve monetarie e opera nel mercato finanziario.
Oltre ad alcuni prodotti alimentari che vengono principalmente commerciati con gli stati confinanti, la Giordania esporta fosfati, prodotti farmaceutici, tessuti e abbigliamento. Importa generi alimentari, petrolio grezzo, mezzi di trasporto, macchinari, prodotti chimici, ferro e acciaio, componenti elettrici ed elettronici. I principali partner commerciali sono Iraq, Arabia Saudita, India, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Cisgiordania e Giappone. Nel 2004 le importazioni ammontarono a 8.144 milioni di $ USA, le esportazioni a 3.891 milioni di $ USA. Un’importante risorsa è costituita dal turismo: nel 2006 il paese è stato visitato da 3.225.000 turisti.
| 4. | Trasporti e vie di comunicazione |
La Giordania ha una discreta rete stradale, estesa per 7.500 km e asfaltata in prossimità delle città. L’unica linea ferroviaria del paese si estende per 293 km e collega la zona che confina con la Siria ad Amman, prosegue dalla capitale fino a Maan, e da qui si divide in due tronconi: uno prosegue verso sud-est e raggiunge l’Arabia Saudita, l’altro si dirige verso sud-ovest e giunge fino al porto di Aqaba. I collegamenti aerei sono assicurati dalla Alia-Royal Jordanian Airline con scali nell’aeroporto internazionale di Amman.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Dominata per quattro secoli dagli ottomani e assegnata con un mandato della Società delle Nazioni alla Gran Bretagna alla fine della seconda guerra mondiale, la Giordania ottenne l’indipendenza nel 1946 con il nome di Transgiordania. La Costituzione del 1951 diede vita al Regno di Giordania, monarchia costituzionale ereditaria.
| 1. | Potere esecutivo |
Il sovrano esercita il potere esecutivo insieme a un gabinetto di ministri, responsabili di fronte al Parlamento. Il re ha il potere di dichiarare guerra, di concludere la pace e di convocare, aggiornare e sospendere la Camera dei rappresentanti.
| 2. | Potere legislativo |
Il sistema legislativo è basato sull’Assemblea nazionale (Majlis al-Umma), bicamerale. Il Senato (Majlis al-Aayan) è composto da 40 membri nominati dal sovrano su approvazione del Parlamento; la Camera dei rappresentanti (Majlis al-Nuwaab) riunisce 80 membri eletti con sistema proporzionale per quattro anni. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 20 anni di età.
| 3. | Potere giudiziario |
Il sistema giudiziario del paese, che si basa sulle leggi civili e sulla legge coranica, prevede una Corte suprema e una Corte di cassazione. È in vigore la pena di morte.
| 4. | Difesa |
Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 18 anni di età. Le forze armate contano 100.500 effettivi (2004).
| 5. | Forze politiche |
La monarchia hashimita ha per molti anni impedito lo sviluppo del sistema politico. Le prime elezioni multipartitiche si sono svolte nel 1993, ma la gran parte delle forze rappresentate nel Parlamento giordano sono strettamente legate alla Corona e ai potentati locali.
| 7. | Storia |
Popolato fin dai tempi più remoti, il territorio dell’attuale Giordania fu patria degli ammoniti e sede dei regni di Edom, Gàlaad e Moab. Più volte conquistati, i regni furono annessi all’Egitto e alla Siria, furono dominati da Babilonia, Persia e dai Seleucidi, per passare poi sotto l’impero romano. La Giordania fece parte dell’impero bizantino e fu conquistata dagli arabi tra il 633 e il 636 divenendo un paese islamico, anche se durante il periodo delle crociate una parte del territorio giordano fu annesso al regno di Gerusalemme e governato dai cristiani. Dal 1517 al 1918 la Giordania fu parte dell’impero ottomano.
| 1. | L’indipendenza della Transgiordania |
La Giordania riuscì a liberarsi della dominazione turca al termine della prima guerra mondiale, nel settembre 1918, grazie all’azione congiunta delle truppe arabe e britanniche. Nel dopoguerra la Giordania e i territori che attualmente fanno parte di Israele furono assegnati, con un mandato della Società delle Nazioni, alla Gran Bretagna. Nel 1922 il governo britannico divise il mandato in due parti, assegnando le terre a ovest del Giordano alla Palestina e i territori a est del fiume alla Transgiordania, nominalmente governata da Abd Allah ibn Hussein già dal 1921. Nel febbraio 1928 un trattato con la Gran Bretagna riconobbe come stato il territorio della Transgiordania.
Durante la seconda guerra mondiale la Transgiordania ospitò sul suo territorio le basi dell’esercito britannico, che combatteva contro le forze dell’Asse per riottenere il dominio sul governatorato dell’Iraq, e nel 1945 entrò a far parte della Lega Araba. Il 22 marzo 1946 la Gran Bretagna rinunciò al mandato sulla Transgiordania, riconosciuta come stato sovrano indipendente, e stipulò un accordo di mutua assistenza in base al quale la Transgiordania avrebbe beneficiato di armamenti e addestramento militare in cambio della permanenza sul territorio di installazioni e basi militari britanniche. Nel maggio seguente Abd Allah ibn Hussein fu proclamato re.
| 2. | Nascita della Giordania |
L’esercito della Transgiordania, conosciuto con il nome di Legione Araba, si alleò con le forze di altri paesi appartenenti alla Lega Araba e nel maggio 1948 attaccò lo stato di Israele, appena costituito. Durante la guerra la Legione Araba occupò la zona centrale della Palestina in cui si trova la città vecchia di Gerusalemme. L’armistizio con Israele fu firmato il 3 aprile 1949 con l’annessione alla Transgiordania dei territori occupati.
Il 24 aprile 1950, nonostante l’opposizione degli altri membri della Lega Araba, il re proclamò la sua sovranità sui territori arabo-palestinesi, garantendo diritto di cittadinanza ai residenti in Cisgiordania e proclamò il Regno hashimita della Giordania, cancellando il prefisso trans e affermando la discendenza diretta, tramite il nonno Hashim, dal profeta Maometto. Vedi anche Hashimiti.
Ad Abd Allah, assassinato il 20 luglio 1951, succedette il figlio Talal I, deposto l’11 agosto 1952. Nello stesso giorno il Parlamento giordano proclamò re Hussein I, affiancandogli un Consiglio di reggenti fino al compimento della maggiore età (2 maggio 1953). All’inizio degli anni Cinquanta i contrasti per il controllo delle acque del fiume Giordano, importanti per lo sviluppo agricolo, portarono a frequentissimi scontri tra le armate giordane e quelle israeliane.
| 3. | La contrapposizione interaraba |
La Giordania entrò a far parte delle Nazioni Unite il 14 dicembre 1955 e per tutti i primi mesi dell’anno successivo i suoi delegati e quelli di Israele denunciarono duri attacchi armati e continue violazioni dei confini.
La Giordania avrebbe dovuto godere degli aiuti di Egitto, Siria e Arabia Saudita, che con il patto decennale firmato il 19 gennaio 1957, si erano impegnati a corrispondere sussidi per 36 milioni di dollari annui in modo da ridurre la dipendenza della Giordania dai paesi occidentali e soprattutto dalla Gran Bretagna, la cui politica era considerata antiaraba e favorevole a Israele. L’uscita dal governo giordano del presidente del Consiglio e di altri membri della sinistra, voluta dal re nell’aprile dello stesso anno, convinse la Siria e l’Egitto a rompere il patto di assistenza.
Il 14 febbraio 1958, due settimane dopo che Egitto e Siria avevano formato la Repubblica Araba Unita (RAU), i governi conservatori di Giordania e Iraq annunciarono la nascita della Federazione Araba. Nel luglio successivo, caduto il governo iracheno a causa degli intrighi e della propaganda sfavorevole della RAU, venne sciolta anche la Federazione e la Giordania ruppe le relazioni diplomatiche con le nazioni che facevano parte della RAU. Nonostante fossero riprese le relazioni tra Giordania e i paesi della RAU nell’agosto del 1959, i rapporti tra Hussein e il presidente Gamal Abd el Nasser rimasero sempre tesi e Hussein addossò a Nasser la responsabilità della morte di Hazza Majuli, premier giordano ucciso nell’agosto del 1960.
| 4. | Gli anni Sessanta |
Durante il 1961 e il 1962 la Giordania godette di un periodo di relativa tranquillità, senza scontri politici interni e senza agitazioni antigovernative dei profughi palestinesi. Il paese accettò serenamente anche il matrimonio del re (maggio 1961) con Antoinette Avril Gardiner, di nazionalità britannica. Dopo le elezioni del dicembre 1962, furono riammessi alla vita politica anche i partiti, dichiarati fuori legge durante gli anni delle tensioni tra Giordania e RAU. Divennero meno tese le relazioni estere; nel settembre 1961 la Giordania riconobbe ufficialmente il nuovo regime siriano e instaurò nuovi rapporti con il presidente Nasser.
Nella primavera del 1963 i partiti politici furono nuovamente messi al bando. Nel 1964, spinta dalla Lega Araba che premeva per formare un fronte comune contro Israele, la Giordania riallacciò le relazioni diplomatiche con i paesi aderenti alla RAU. Nuovi scontri con Israele per i diritti sull’acqua del fiume Giordano portarono alla Conferenza del Cairo del settembre 1964, alla quale partecipò anche Hussein.
| 5. | La guerra con Israele |
Nonostante i ripetuti appelli all’unità le nazioni arabe erano divise in due schieramenti: Siria, Egitto e Iraq facevano parte del gruppo più radicale, mentre il gruppo moderato era composto da Giordania, Arabia Saudita e Tunisia. Alla metà degli anni Sessanta si deteriorarono le relazioni tra Giordania e Siria, retta dal regime di sinistra del partito Baath, ed ebbe inizio una serie di scontri alle frontiere dei due paesi. I conflitti furono incrementati dai guerriglieri dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, che attaccarono Israele con azioni terroristiche dalla Giordania: quest’ultima ne fu ritenuta responsabile e divenne bersaglio di una serie di attacchi israeliani nel novembre 1966.
La tensione arabo-israeliana crebbe rapidamente e Hussein, ritenendo imminente la guerra, firmò un trattato difensivo con Nasser il 30 maggio 1967, assicurandosi da una parte l’appoggio dei palestinesi, ma coinvolgendo attivamente il proprio paese nella guerra dei Sei giorni, scoppiata il 5 giugno dello stesso anno. Il 7 giugno le forze di Israele distrussero l’aviazione giordana e occuparono la Cisgiordania, provocando un’ondata di profughi verso la Giordania.
Nell’immediato dopoguerra il paese tentò di rinforzare le relazioni diplomatiche con i paesi occidentali e di riottenere i territori occupati da Israele; Egitto, Algeria e Siria preferirono sostenere le azioni contro Israele dei guerriglieri che avevano le loro basi principali in Giordania.
| 6. | Il “Settembre Nero” |
I continui incidenti di confine con Israele provocati dai guerriglieri palestinesi indussero Hussein a intervenire contro l’OLP. Nel settembre del 1970, dopo alcuni scontri tra guerriglieri palestinesi ed esercito giordano, Hussein avviò una massiccia operazione militare contro l’OLP. L’episodio, conosciuto come “Settembre Nero”, avrebbe segnato per molto tempo le relazioni tra Giordania e paesi arabi.
Nel 1972 Hussein propose la creazione di uno stato arabo federato comprendente la Giordania e i territori della Cisgiordania occupati da Israele, ottenendo il netto rifiuto delle organizzazioni palestinesi e di molti stati arabi. Nel febbraio 1973 gli Stati Uniti rinnovarono a re Hussein le promesse di aiuti economici e militari. Dopo un incontro con i leader di Egitto e Siria, il 18 settembre dello stesso anno re Hussein amnistiò 1.500 prigionieri politici, tra cui vi erano anche 750 guerriglieri palestinesi.
| 7. | Il riavvicinamento ai paesi arabi |
La continua tensione tra arabi e israeliani sfociò nella guerra del Kippur, che ebbe inizio il 6 ottobre 1973, con un attacco egiziano durante la festività ebraica del Kippur; la Giordania adottò una posizione di neutralità.
Il riavvicinamento con la Siria condusse nel 1976 a una accordo di cooperazione. Nel 1978 la Giordania rifiutò gli accordi di pace di Camp David, che non prevedevano il ritiro di Israele dai territori arabi occupati, stigmatizzando l’atteggiamento dell’Egitto che concluse accordi separati di pace con Israele (1979). Il sostegno del governo giordano all’Iraq nella guerra Iran-Iraq, iniziata nel 1980, provocò la rottura delle relazioni della Giordania con la Siria che perseguiva una politica filoiraniana. Nel luglio 1988 la Giordania rinunciò definitivamente a ogni rivendicazione sui territori della Cisgiordania a favore dell’OLP.
| 8. | La guerra del Golfo |
Dopo l’invasione irachena del Kuwait nell’agosto 1990, re Hussein tentò inutilmente il ruolo di mediatore e sembrò sostenere l’Iraq durante la guerra del Golfo, inimicandosi gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e gli altri stati arabi. Alla fine della guerra del Golfo, l’embargo dell’Iraq (principale sbocco economico per la Giordania) e l’afflusso di profughi provenienti dal golfo Persico crearono una serie di problemi economici, fecero bruscamente innalzare al 30% il tasso di disoccupazione del paese e provocarono la svalutazione del dinaro giordano.
| 9. | La pace con Israele |
Nell’ottobre 1991 iniziarono gli incontri di pace per il Medio Oriente a cui partecipò anche la delegazione congiunta giordano-palestinese. Sempre nel 1991 re Hussein revocò la messa al bando dei partiti politici in vista delle elezioni. Le elezioni parlamentari del 1993, le prime multipartitiche dopo quelle del 1956, fecero perdere molti seggi ai partiti conservatori e portarono per la prima volta le donne in Parlamento. Nel luglio 1994 fu firmato un primo accordo giordano-israeliano e nell’ottobre seguente fu concluso tra Hussein e Israele il trattato di pace che mise fine a 46 anni di guerra e pose le premesse per la cooperazione tra i due paesi. Nel 1995 Hussein raggiunse un accordo di cooperazione con Yasser Arafat, capo dell’autorità palestinese di Gaza e Gerico.
Nel marzo 1997, al confine tra Israele e Giordania, un militare giordano aprì il fuoco contro un autobus che trasportava scolare israeliane, uccidendone sette. Questo episodio e il giudizio di Hussein sul nuovo premier israeliano Benjamin Netanyahu, accusato di ostacolare il processo di pace con i palestinesi, provocarono un raffreddamento delle relazioni tra i due paesi.
| 10. | La lotta per la successione |
Il tentativo, attuato ad Amman nel settembre 1997 da agenti dei servizi segreti israeliani, di sopprimere il capo dell’ufficio politico di Hamas, uno dei movimenti palestinesi più radicali, provocò una grave crisi nelle relazioni tra Giordania e Israele, appianata in seguito con la liberazione, da parte degli israeliani, del fondatore di Hamas, lo sceicco Ahmed Yassin. La Giordania continuò il suo ruolo di mediazione nel processo di pace tra israeliani e palestinesi e a sostenere la creazione di uno stato palestinese; Hussein, sebbene gravemente malato, presenziò agli incontri che portarono alla firma degli accordi di Wye Plantation nell’ottobre 1998 (vedi Questione palestinese).
L’inasprirsi della crisi economica, la disoccupazione e il diffuso dissenso verso gli accordi di pace israelo-palestinesi causarono verso la fine degli anni Novanta frequenti disordini, ai quali il governo rispose introducendo severe limitazioni alla libertà di stampa e colpendo le opposizioni, che boicottarono le elezioni legislative del novembre 1997. A differenza che in passato, il composito ventaglio dell’opposizione al regime non contestò tuttavia la monarchia, ma ne invocò una trasformazione in senso costituzionale.
Nel 1998, all’aggravarsi della malattia di Hussein, all’interno della famiglia reale crebbe lo scontro per la successione al trono, destinato al principe Hassan, il fratello di Hussein, da più di trent’anni. Lo scontro si concluse con la sconfitta di Hassan, inviso alle gerarchie militari per il suo atteggiamento di apertura nei confronti delle opposizioni e ritenuto incapace di tenere coese intorno alla Corona hashimita le diverse componenti della popolazione giordana. Alla fine di gennaio 1999 Hussein, da tempo ricoverato in un ospedale statunitense, fece ritorno in Giordania per compiere il suo ultimo atto politico: escludere dalla successione il fratello e designare al trono di Giordania il figlio Abdallah. Hussein morì pochi giorni dopo, il 7 febbraio.
| 11. | La minaccia fondamentalista |
Lo scoppio della seconda intifada in Palestina si rifletté pesantemente sulla situazione interna della Giordania, nella cui popolazione (costituita per più della metà da palestinesi) si rafforzarono le posizioni ostili a Israele. La crisi del processo di pace in Palestina e la grave situazione economica del paese favorirono il diffondersi, anche tra le classi medie urbane, dell’ideologia islamista radicale, rappresentata nel paese soprattutto dall’organizzazione Hamas vicina ai Fratelli musulmani. Invertendo la strategia di dialogo seguita dal padre Hussein, il nuovo sovrano inaugurò una politica rivolta a contrastare il radicamento dell’islamismo; a partire dall’estate del 1999 Abdallah ordinò infatti la chiusura delle sedi giordane di Hamas e l’arresto o l’espulsione di alcuni suoi esponenti.
Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti, Abdallah condivise la strategia di lotta al terrorismo lanciata dal governo di Washington. Nel timore di un’affermazione islamista, le elezioni previste per l’autunno vennero tuttavia rimandate e venne intensificata la stretta sui mezzi di comunicazione e le opposizioni. In seguito all’aggravarsi dello scontro israelo-palestinese, nel 2002 il paese fu attraversato da un’ondata di proteste, che crebbe quando, nella primavera del 2003, Abdallah offrì il suo sostegno all’offensiva anglo-americana in Iraq.
Sebbene sottoposto a forti restrizioni, nelle elezioni del giugno 2003 il Fronte d’azione islamico, braccio politico di Hamas, ottenne il 15% dei voti e 16 seggi nel Parlamento di Amman. Preoccupato per il rafforzarsi dell’influenza islamista sulla comunità palestinese, nel 2004 Abdallah condannò l’uccisione del leader di Hamas Ahmed Yassin e del suo successore Abdel Aziz al-Rantisi da parte delle forze israeliane e rivolse una forte critica al governo israeliano per la costruzione del muro di separazione in Cisgiordania. Abdallah continuò tuttavia a sostenere la “Road Map” elaborata dal quartetto formato da Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Nazioni Unite. Nel contempo cercò di avviare un piano di riforme rivolte a contrastare la disoccupazione e la povertà e a favorire lo sviluppo delle regioni rurali.
Con gli attentati rivendicati da Al Qaeda, che nel novembre 2005 colpirono tre alberghi di Amman causando 57 morti e centinaia di feriti, la Giordania si ritrovò nel mirino della strategia terroristica fondamentalista.
| 12. | Sviluppi recenti |
Nell’estate 2006 il re Abdallah condanna l’intervento israeliano in Libano, criticando nel contempo la posizione assunta dagli Stati Uniti.
Nel giugno 2007, accusando il governo di manipolazione del voto, il Fronte d’azione islamico ritira le sue liste dalla competizione per il rinnovo delle amministrazioni locali. Nelle elezioni politiche di novembre, il Fronte d’azione islamico ottiene solo il 5,5% dei voti e 6 seggi.