Liberalismo
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Liberalismo
3. Il liberalismo classico

Durante la guerra civile inglese si sviluppò un vasto dibattito sull'estensione del suffragio, sulle funzioni del Parlamento e sulla libertà di coscienza. In quell'occasione fu pubblicata l'Areopagitica di John Milton, uno dei testi classici del pensiero liberale, in cui i diritti delle minoranze sono difesi in nome della libera circolazione delle idee. Anche il filosofo Thomas Hobbes, pur non essendo un liberale, aprì la via allo sviluppo delle idee di eguaglianza dei cittadini e di legittimazione terrena del potere politico; il contributo fondamentale venne però dall'opera di John Locke, teorico della sovranità popolare, della tolleranza e del diritto di resistenza ai poteri iniqui.

Entro la cultura anglosassone l'eredità di Locke fu poi raccolta dal filosofo politico Thomas Paine e da Thomas Jefferson, confluendo nella Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America, mentre in Francia fu Montesquieu a elaborare il modello politico liberale fondato sulla divisione dei poteri, che ancora oggi è alla base delle democrazie parlamentari dell'Occidente. Sul terreno della propaganda e della battaglia culturale il più noto apologeta del liberalismo fu Voltaire, il filosofo dell'illuminismo che meglio seppe usare le armi dell'ironia e della critica filosofica per invocare l'abolizione della censura ed esaltare le virtù della tolleranza.