Espressionismo (arte)
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Espressionismo (arte)
2. Espressionismo tedesco

La corrente espressionista prese piede in vari paesi europei, con diverse declinazioni stilistiche; ma conobbe particolare fortuna in Germania, dove il perdurare di elementi della tradizione romantica e simbolista favoriva l’attenzione alle dinamiche dello spirito e agli aspetti del vissuto individuale. Il termine comparve per la prima volta nel 1911 sulla rivista berlinese “Der Sturm” (“La tempesta”), alla quale collaboravano, tra gli altri, gli austriaci Adolf Loos (architetto) e Oskar Kokoschka (pittore).

Ma l’esperienza espressionista era iniziata già sei anni prima, nel 1905, con la nascita a Dresda del gruppo Die Brücke (“Il ponte”), fondato dai pittori Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff, cui successivamente si affiancarono Emil Nolde, Max Pechstein, Cuno Amiet, Otto Müller. Le opere di questi artisti (tele, sculture, xilografie, disegni) si caratterizzavano per la grande intensità espressiva, fondata talvolta sulla ripresa di stilemi propri dell’arte popolare o primitiva. Il lavoro creativo doveva mirare, per gli esponenti del gruppo, alla spontaneità e alla piena libertà della manifestazione artistica, intesa come immediato riflesso delle emozioni e della particolarissima condizione umana dell’autore. Nel 1911 Die Brücke si trasferì a Berlino, dove espose principalmente nella galleria di Herwarth Walden, fondatore della rivista “Der Sturm”.

Altro importante polo dello sviluppo dell’espressionismo in Germania fu Murnau, nei pressi di Monaco, dove dal 1908 si era costituita una colonia di artisti tedeschi e russi, capeggiata da Vasilij Kandinskij e dalla sua compagna Gabriele Münter, cui si unirono Alexej Jawlensky e Marianne von Werefkin. Nel 1911 il gruppo, trasferitosi a Monaco, accolse altri artisti, tra cui Franz Marc e August Macke, e si diede il nome Der Blaue Reiter (“Il cavaliere azzurro”).

Alle mostre organizzate a Monaco nel 1911 e nel 1912 parteciparono, oltre ai fondatori del movimento, numerosi pittori e scultori delle avanguardie novecentesche, come Paul Klee, Henri Rousseau, Hans Arp, Robert Delaunay, Georges Braque, André Derain, Natalja Gončarova, Kazimir Malevič, Pablo Picasso, Alfred Kubin, oltre a esponenti del Die Brücke di Berlino, tra cui Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Emil Nolde, Max Pechstein. L’arte del Blauer Reiter, polemicamente antiaccademica, si distingueva per la propensione al lirismo, a una sorta di ritorno alla natura, che si traduceva in attenzione alle forme d’espressione più semplici o ingenue; in molti casi, tali ricerche portarono all’astrattismo.

Nel campo della scultura vengono riconosciute come espressioniste le figure di Wilhelm Lehmbruck e Ernst Barlach, che operarono un interessante recupero delle forme del gotico tedesco, il primo, e dell’arte trecentesca italiana, il secondo. Die Brücke si sciolse nel 1913, Der Blaue Reiter allo scoppio della prima guerra mondiale. Tuttavia, durante e dopo il conflitto, la Germania conobbe una sorta di seconda stagione espressionista, rappresentata soprattutto dai pittori Conrad Felixmüller, Max Beckmann, Otto Dix, George Grosz e dallo scultore Rudolf Belling.

È ancora in Germania che la critica riconosce gli unici seri tentativi di un’architettura espressionista, dapprima limitati agli utopici progetti dei membri della “Catena di vetro”, poi attuati da Bruno Taut, Hans Poelzig, Fritz Höger e soprattutto Erich Mendelsohn (Torre Einstein a Potsdam, 1921).