Realismo (filosofia)
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Realismo (filosofia)
3. Realismo e idealismo

La tesi del realismo ingenuo, spontaneamente condivisa dalla coscienza comune, non è mai stata la posizione dei filosofi realisti, che fin dall'antichità hanno messo in luce il carattere problematico e relativo delle nostre sensazioni e percezioni: Platone ad esempio oppone la realtà vera del mondo delle idee, conoscibile dall'intelletto e oggetto della scienza, alle mutevoli apparenze che caratterizzano il mondo sensibile che è oggetto dell'opinione. Si noti tuttavia che, se per questo aspetto la filosofia di Platone può dirsi realista, essa tuttavia è stata definita anche idealistica, in quanto identifica la realtà con le idee (quali modelli eterni e sussistenti in sé delle cose).

Per quanto si siano definite realiste la maggior parte delle filosofie dell'antichità e del Medioevo (come ad esempio quelle di Aristotele e di san Tommaso d'Aquino), il termine realismo assume un significato più chiaro nella filosofia moderna per designare quel complesso di posizioni (anche molto diverse fra loro), che riconoscono l'esistenza delle cose indipendentemente dall'atto del conoscere, in opposizione all'idealismo, ossia a quel complesso di posizioni (altrettanto variegato al suo interno), che riduce l'essere al pensiero. Come esempio di questa riduzione si può ricordare la tesi del filosofo irlandese Berkeley, del XVIII secolo, secondo cui l'essere delle cose si risolve nel loro essere percepite da parte dell'io. In opposizione all'idealismo di Berkeley, Kant definì realista il proprio pensiero, poiché riconosceva l'esistenza di una realtà esterna, sebbene egli limitasse ai fenomeni la conoscibilità di essa e, per questo secondo aspetto, potesse contraddistinguere la sua filosofia al tempo stesso come idealista.

Filosofie di impronta nettamente realista sono, nel pensiero contemporaneo, il marxismo, la filosofia del 'senso comune' di George Edward Moore, la neoscolastica.