| Giovanni Paolo II | Articolo | ||||
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| 3. | Le encicliche |
Giovanni Paolo II fu anche autore fecondo: pubblicò raccolte di poesie (ad esempio Trittico romano – Meditazioni, 2003), l’opera teatrale La bottega dell’orefice (1960, sotto lo pseudonimo di Andrzej Jawien), numerosi scritti etici e teologici tra i quali Amore e responsabilità (1969), Dei fondamenti del rinnovamento (1972) e Segno di contraddizione (1977), e infine uno scritto autobiografico dal titolo Alzatevi andiamo (2004).
Le sue 14 encicliche rivelano un pontefice conservatore in materia di sessualità e morale, e progressista in materia di diritti umani. La prima, Redemptor hominis (1979), indaga le connessioni tra la redenzione di Cristo e la dignità umana. Le encicliche successive concernono il potere della misericordia nella vita dell’uomo (Dives in misericordia, 1980); l’importanza del lavoro quale “via di santificazione” (Laborem exercens, 1981); la posizione della Chiesa in Europa orientale (Slavorum apostoli, 1985); le posizioni cattoliche in materia di marxismo, materialismo e ateismo (Dominum et vivificantem, 1986); il ruolo della Vergine Maria, fonte di unità cristiana (Redemptoris mater, 1987); gli effetti distruttivi della rivalità fra le potenze secolari (Sollicitudo rei socialis, 1987), la necessità di conciliare il capitalismo con la giustizia sociale (Centesimus annus, 1991). Le più recenti, Veritatis splendor (1993) e Fides et Ratio (1998), svolgono rispettivamente una dura critica del relativismo morale e un’analisi del rapporto tra fede e ragione. L’ultima enciclica, Ecclesia de Eucaristia (2003), è una riflessione teologica sul ruolo del mistero eucaristico, in cui si ricorda ai fedeli il valore della Comunione.