Giovanni Paolo II
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Giovanni Paolo II
4. La difesa della tradizione

A partire dalla metà degli anni Novanta il pontefice compì visite pastorali in numerosi paesi, alcune delle quali, come quelle nella natia Polonia e in altri paesi dell’Europa orientale, o quella a Cuba all’inizio del 1998, ebbero una forte valenza politica sul piano interno e internazionale. Battendosi strenuamente contro il dissenso dottrinale sorto in seno alla Chiesa e contro gli orientamenti di pensiero eccessivamente aperti agli influssi della cultura secolare e alla contaminazione con correnti di pensiero contemporanee, Giovanni Paolo II riaffermò le dottrine tradizionali della Chiesa cattolica rispetto ad argomenti di attualità come l’omosessualità, l’aborto, i metodi di contraccezione e inseminazione artificiale e il controllo delle nascite. In particolare, il pontefice ribadì il valore del celibato sacerdotale e si schierò contro il sacerdozio femminile, pur riconoscendo alla donna un ruolo preponderante nella Chiesa contemporanea. Il suo libro Varcare la soglia della speranza (1994) articola e riafferma numerose posizioni che caratterizzarono il suo papato.

Delineando le responsabilità personali e verso la Chiesa da parte dei laici, dei sacerdoti e dei membri degli ordini religiosi, il papa si oppose alla partecipazione diretta all’attività politica e all’elezione a cariche secolari dei sacerdoti, pur riconoscendo il valore della partecipazione delle associazioni di matrice cristiana alla vita pubblica. I suoi primi passi in direzione dell’ecumenismo si rivolsero in particolare alle Chiese ortodosse e all’anglicanesimo piuttosto che al protestantesimo; le sue visite in Palestina sancirono anche l’avvio di un dialogo interconfessionale non circoscritto solo ai cristiani, ma, cancellando il secolare pregiudizio negativo della Chiesa cattolica nei confronti degli ebrei, rivolto anche al popolo cui appartenne la figura storica di Cristo. Alla sua morte gli succedette Benedetto XVI.