| Trova nell'articolo | Lingua greca | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Lingua greca Lingua parlata e scritta dagli abitanti della Grecia nei periodi arcaico, attico, ellenistico, bizantino e moderno. È l'unica rappresentante della sottofamiglia greca delle lingue indoeuropee. Il greco antico e quello moderno presentano notevoli differenze, pur utilizzando lo stesso alfabeto di 24 caratteri, derivato dall'alfabeto fenicio.
| 2. | Greco antico |
Il greco antico si presenta sotto forme diverse, raggruppate dagli studiosi in piccole unità chiamate dialetti. Ogni regione, e soprattutto ogni genere letterario, aveva una propria lingua. Questa differenziazione fu la conseguenza di varie ondate migratorie che dal nord calarono sulla Grecia in tempi diversi, e fu favorita dalla particolare configurazione geografica del paese. I quattro dialetti principali erano l'arcadico-cipriota, il dorico, l'eolico e lo ionico-attico. Caratteri comuni a tutti i dialetti sono la conservazione del sistema vocalico indoeuropeo; la caduta delle consonanti finali (tranne n, r, s); la conservazione dei tre generi (maschile, femminile, neutro), dei tre numeri (singolare, plurale, duale) e delle tre forme verbali (attiva, media, passiva); unitari sono il lessico e la sintassi.
| 1. | Origini ed evoluzione |
Antico progenitore del greco fu il miceneo, la lingua della civiltà minoica. La decifrazione (1952) della scrittura detta Lineare B, rintracciata in tavolette rinvenute durante scavi archeologici a Creta e nella Grecia continentale dopo il 1900, ne pone la datazione intorno al 1500-1400 a.C.
Le prime attestazioni del greco risalgono al 700-600 a.C., anche se bisogna collocare probabilmente nel IX secolo a.C. la composizione di Iliade e Odissea, attribuite al primo grande poeta greco, Omero, e composte in una lingua letteraria – detta appunto 'omerica' – molto elaborata, che non coincide con nessun dialetto particolare, anche se la coloritura superficiale richiama lo ionico.
| 1.1. | L’arcadico-cipriota |
L’arcadico-cipriota, comprendente l'arcadico, il ciprio e il panfilio, è un gruppo dialettale di cui non si hanno molte attestazioni e che si presenta come un insieme poco omogeneo. Queste tre parlate erano i resti di una comune lingua 'achea' che si diffuse nel Mediterraneo sudorientale nel II millennio a.C.
| 1.2. | Il dorico |
Il dorico, originariamente parlato nella Grecia settentrionale, si estese al Peloponneso, dove confinò l'arcadico nella regione centrale, nelle Cicladi meridionali, a Creta e nelle colonie greche in Asia Minore, Sicilia e Italia meridionale. Fu scritta in dorico la maggior parte delle opere di Teocrito nel III secolo a.C. e molti tratti dorici presenta anche la lingua di Pindaro.
| 1.3. | L’eolico |
L'eolico era parlato principalmente in Tessaglia, Beozia e lungo le coste settentrionali dell'Asia Minore. La forma più pura di eolico è considerata quella dell'isola di Lesbo. Tratti distintivi dell'eolico sono: i gruppi ro e or dove gli altri dialetti presentano ra e ar; l'uso di aggettivi per indicare i patronimici, dove gli altri dialetti ricorrono al genitivo; la continuazione delle lettere labiovelari indoeuropee all'inizio di parole con labiali, invece delle dentali di altri dialetti (beotico pettares 'quattro', contro il dorico tetores e l'attico tettares) (vedi Fonetica). L’eolico fu la lingua dei poeti Alceo e Saffo.
| 1.4. | Lo ionico-attico |
Lo ionico-attico è il dialetto meglio testimoniato. Fra le sue caratteristiche sono la sostituzione della a lunga (ā) con e lunga (ē), la perdita del suono u semivocale rappresentato dal digamma (), la conservazione dell'aspirata h iniziale. Lo ionico era parlato in molte isole egee e su quasi tutte le coste dell'Asia Minore. L'attico era la lingua della prosa; fu impiegato in varie opere letterarie del V secolo a.C., fra cui gli scritti di Ippocrate e di Erodoto.
Dallo ionico si sviluppò l'attico, la forma comune del greco classico parlata ad Atene e nell'Attica. Particolare dell'attico è la sostituzione del gruppo ss con tt (pratto, 'io faccio', invece di prasso), il ripristino – in alcuni casi – di 'a' lunga, e un modo diverso rispetto allo ionico di contrarre le vocali. Nel V secolo a.C. la supremazia ateniese in campo politico, filosofico, artistico e teatrale fece dell'attico la principale lingua letteraria, elevata a grande dignità dalle opere di Eschilo, Euripide, Sofocle, Demostene, Platone, Tucidide e Senofonte.
| 2. | Koinè letteraria e lingua vernacolare |
Le conquiste di Alessandro Magno e l'espansione dell'impero macedone nel IV secolo a.C. condussero a nuovi insediamenti greci in Medio Oriente, dove l'attico, lingua delle classi colte e dei mercanti, divenne la lingua comune. Il contatto con altre popolazioni portò diverse modifiche nell'attico, dando vita a una nuova forma di greco, la koinè o '(lingua) comune', che si diffuse in tutte le aree che si trovavano sotto l'influenza greca. Fu la lingua della corte, della letteratura e del commercio in tutto l'impero ellenistico.
La koinè si divise in koinè letteraria e lingua vernacolare, o popolare. La lingua letteraria apparteneva alle classi colte, che anche sotto il dominio romano ebbero una notevole vitalità intellettuale e utilizzarono la lingua per i loro interessi filosofici, grammaticali, artistici e scientifici. Ci furono semplificazioni in campo grammaticale e cambiamenti di pronuncia, che fecero perdere all'attico parte della sua musicalità: i valori delle vocali furono ridotti e i dittonghi semplificati.
La lingua vernacolare fu meno influenzata dagli sviluppi della cultura ellenistica. Prese a prestito molti vocaboli dalle lingue mediorientali e si discostò parecchio dalla grammatica tradizionale; è nota soprattutto attraverso papiri e lettere. Il più importante impiego in testi scritti avviene nei quattro Vangeli del Nuovo Testamento, che presentano, però, una forma linguistica particolare, dal forte carattere semitico. I padri della Chiesa utilizzarono in seguito la koinè letteraria.
Nel I e II secolo d.C. un gruppo di eruditi promosse il ritorno alla purezza dell'attico del V e IV secolo a.C. Questo movimento, detto atticista, non ebbe successo, nonostante il brillante uso che dell'attico fecero Galeno e Luciano. Molti grandi scrittori del II secolo e dei secoli successivi, fra cui Plutarco e Pausania, usarono la koinè letteraria solo occasionalmente. La distruzione della biblioteca di Alessandria nel 391 a opera dell'imperatore romano Teodosio e la chiusura della scuola di Atene da parte di Giustiniano nel 529 contribuirono a confinare la lingua letteraria nell'ambito ecclesiastico ed erudito.
Il declino dell'impero bizantino frazionò il territorio in tanti piccoli stati indipendenti. La koinè letteraria rimase statica, mentre il vernacolo originò molti dialetti locali, che subirono in seguito ulteriori influssi dalle popolazioni che transitavano in Medio Oriente: turchi, bulgari, albanesi e veneziani, fra gli altri. Cominciava intanto l'isolamento dei Balcani dalle grandi rotte commerciali e navali.
| 3. | Greco moderno |
Fra il XVIII e il XIX secolo cominciò a formarsi una coscienza nazionale, che però accantonò il problema dell'uniformità linguistica. Alla fine dell’Ottocento studiosi e scrittori greci, chiamati demoticisti (da demotikè, 'lingua popolare'), promossero una sistematizzazione della lingua popolare a scopo didattico ed educativo. Fra i principali esponenti vi furono il poeta Dionísios Solomós e il filologo francese di origine greca Jean Psichari. I maggiori risultati furono la creazione di una grammatica in vernacolo e un'ampia produzione letteraria a carattere sociale. Ancor oggi il vernacolo è la lingua degli scrittori e dei poeti.
Opposti ai demoticisti erano i puristi, sostenitori di un greco purificato (katharevousa), i quali intendevano richiamare i greci alla purezza e alla raffinatezza della loro eredità culturale, proponendo l'uso di una lingua elegante, artificiale ed erudita, lontana dall'uso quotidiano, la cosiddetta katharevousa. Ma nonostante il purismo fosse sostenuto e promosso da gran parte della classe intellettuale e accademica, nel 1976 il greco demotico venne dichiarato lingua ufficiale, usata dal governo, dai giornali e in molte università.
Il greco purista è quello che più si avvicina al greco antico per grammatica, ortografia e lessico; per la fonetica il greco moderno è invece simile a quello antico, tranne che per variazioni nell'accentazione e nella pronuncia di vocali e dittonghi. Nella parola anthropoi ('uomini'), ad esempio, il dittongo oi è pronunciato come i in greco moderno, secondo un fenomeno generalizzato detto 'iotacismo' (iota è il nome greco della lettera i).
Le principali differenze fra greco antico e moderno sono nella flessione, cioè nella coniugazione verbale e nella declinazione dei nomi. Il greco moderno ha perso il duale e il caso dativo nella declinazione; nella coniugazione ha perso il duale e il modo ottativo (anticamente usato per indicare desiderio e dubbio). Al posto di molte forme specifiche, il greco moderno ricorre ad ausiliari. Nel lessico, il greco moderno vernacolare adotta con grande facilità prestiti da lingue straniere, mentre il greco purista preferisce coniare nuove parole modellandole su quelle antiche.