| Trova nell'articolo | Delta | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Delta Deposito sedimentario che si forma alla foce di un fiume (vedi Sedimentazione). Il nome allude alla forma della quarta lettera dell'alfabeto greco, e fu introdotto dallo storico Erodoto, nel V secolo a.C., per descrivere la foce alluvionale del Nilo.
In un delta fluviale avviene in un certo senso l'inverso di ciò che accade a monte di un bacino idrografico: mentre in quest’ultimo molti rami si riuniscono a formare un corso d'acqua principale, nel delta il canale fluviale si suddivide in numerosi canali distributori di piccole dimensioni, che si fanno strada attraverso il deposito sedimentario. Tra un canale e l'altro si depositano limi e argille, a formare aree acquitrinose che ospitano in genere una ricca fauna, soprattutto di uccelli.
La forma di un delta fluviale è il risultato complesso dell'interazione fra la forza delle acque del fiume, cariche di sedimenti, e quella delle acque marine, che viene esercitata da onde, maree e correnti. Normalmente, se prevale la prima, i sedimenti vanno a depositarsi immediatamente allo sbocco in mare, e in questo caso il delta tende ad avanzare rapidamente; se viceversa prevale l'energia di onde e correnti, i sedimenti vengono asportati e ridistribuiti lungo la costa, e l'accumulo risulta del tutto impossibile. Nel primo caso si parla allora di delta costruttivi, o attivi; nel secondo di delta distruttivi o passivi.
Se prevale l'azione di correnti legate al moto ondoso, il delta ha forma semplice e poco sporgente rispetto all'andamento generale della linea di costa; se invece le maree hanno una certa influenza, si ha una ripartizione del delta in molti rami distributori, perché la marea montante concorre a 'ripulirli', tenendoli costantemente sgombri da sedimenti.
In alcune regioni tropicali la stabilità del delta è accresciuta dalla presenza della foresta a mangrovie, che con le loro radici trattengono efficacemente i sedimenti alluvionali: è questo, ad esempio, il caso del Gange. Quando il moto ondoso e le maree sono così intensi da rimuovere dalla costa tutti i detriti scaricati dal fiume, la formazione del delta è impossibile, e si produce al suo posto una foce larga e svasata, a forma di imbuto, denominata estuario.
Nel delta di un grande fiume si possono distinguere in linea generale:
– Depositi ricchi di materiale sabbioso in prossimità dei rami fluviali, dove è sensibile l'effetto della corrente (di fatto, si tratta di argini naturali);
– Depositi fangosi di palude o di laguna nella zona compresa tra un ramo e l'altro. Qui rimangono spazi occupati da acque stagnanti, e prospera una vegetazione di tipo palustre (costituita per lo più da canne);
– Depositi sabbiosi, come lidi e dune, sui cordoni litoranei, costruiti dall'azione del mare e del vento;
– Depositi prevalentemente fangosi nei fondi marini antistanti il fronte del delta (depositi che vanno sotto il nome di prodelta).
| 2. | I delta costruttivi |
Quando l'apporto detritico di un corso d'acqua supera la capacità di rimozione da parte di onde e maree, si produce, come si è già accennato, un delta costruttivo. Le forme dei delta costruttivi sono numerose, ma tutti si possono ricondurre facilmente a due tipi fondamentali: lobati (o a ventaglio, o a fronte uniforme) e allungati (detti anche digitati, o a zampa di uccello).
Il primo tipo, a cui appartiene il delta per antonomasia, cioè quello del Nilo, e anche quelli del Rodano e del Po, ha un aspetto piuttosto compatto, e si produce quando il sedimento trasportato dal fiume è relativamente grossolano. I delta digitati tendono invece a formarsi in presenza di una grande quantità di materiale a granulometria fine: a questo tipo appartiene il delta del Mississippi.
Nell'ambito di queste due tipologie generali, le variazioni possibili sono assai numerose, poiché nel controllo della distribuzione dei sedimenti alluvionali intervengono molteplici fattori.
Un elenco possibile di tali fattori comprende: 1) La differenza di densità tra l'acqua del fiume e quella delle acque in cui il fiume stesso va a gettarsi; 2) L'idrologia del fiume, ovvero la portata e le sue variazioni stagionali e annue; 3) La quantità e la granulometria del carico solido del fiume (in particolare il rapporto fra i sedimenti trascinati sul fondo e quelli trasportati in sospensione); 4) Le caratteristiche del moto ondoso, delle correnti litoranee e delle maree; 5) La geometria della costa; 6) La stabilità tettonica della costa; 7) L'eventuale copertura vegetale e la presenza di organismi marini.
Per comprendere in particolare l'importanza del primo di questi fattori occorre una breve spiegazione. Quando una corrente d'acqua tende a depositare il suo carico di sedimenti in sospensione, la sua velocità, e di conseguenza la sua energia, diminuisce. Ciò è quanto avviene allo sbocco in mare di un fiume, perché la corrente incontra la resistenza del mare stesso.
Questa resistenza dipende però dalla differenza di densità tra l'acqua del fiume e quella del mare: se la differenza di densità è piccola, la diminuzione di velocità del fiume è brusca e la maggior parte del sedimento si deposita immediatamente allo sbocco del fiume; se, viceversa, la differenza è grande, l'acqua del fiume non si mescola immediatamente con quella marina, ma il suo flusso prosegue o in superficie, o sul fondo. Il primo caso si verifica ad esempio quando un fiume relativamente poco carico di sedimenti si getta in un mare molto freddo; il secondo quando un fiume molto torbido sfocia in un mare relativamente caldo. In entrambi i casi, i sedimenti vengono trasportati fino a distanze anche assai notevoli dalla foce.
| 3. | Evoluzione dei delta |
Dalla molteplicità e complessità dei fattori coinvolti nel controllo della forma di un delta, è facile comprendere come questi depositi alluvionali siano ambienti assai dinamici, soggetti a continui mutamenti. È possibile ricostruire l'evoluzione di un delta applicando diverse tecniche di indagine geologica, ma pochi sono in realtà i delta di cui sia stata studiata approfonditamente la storia.
Tra questi, il più conosciuto è certamente il delta del Mississippi, che è stato a lungo esplorato con prospezioni sismiche e perforazioni ai fini della ricerca di giacimenti petroliferi. Si tratta di un delta molto antico, originatosi già a partire dal Cretaceo, le cui modificazioni più recenti sono state ricostruite con precisione grazie al ritrovamento di resti vegetali nei sondaggi e alla loro datazione con il metodo del carbonio radioattivo (vedi Metodi di datazione). Risulta che l'intero delta del Mississippi si è spostato più di una volta per cambiamenti di direzione dell'alveo fluviale principale. Quest'ultimo, infatti, scorrendo in una pianura e non essendo limitato dai versanti di una valle, si è trovato libero di migrare.
Uno spostamento di questo tipo viene designato con il termine di avulsione. Quando riguarda un delta è spesso dovuto a un sollevamento del letto del fiume rispetto al territorio circostante per progressivo accumulo di sedimenti. Accade in questi casi che a un certo punto il fiume rompa gli argini, trovando una via più facile verso il mare. L'esempio storicamente più noto e imponente di avulsione riguarda il Fiume Giallo, in Cina, la cui foce si è spostata verso nord di ben 650 km nel giro di un paio d'anni, dal 1851 al 1853. Il delta abbandonato viene allora gradualmente sommerso per essere poi inesorabilmente attaccato dall'azione erosiva del vento e delle onde.
La sommersione progressiva di un delta dipende da due fattori principali: il primo di essi è la subsidenza, cioè l'abbassamento generalizzato dell'area del delta prodotto dal peso dei sedimenti sul substrato; il secondo è la compattazione dei sedimenti stessi. Questi fattori sono abbondantemente compensati dall'afflusso di nuovi sedimenti quando il delta è attivo, ma, nel caso in cui tale afflusso venga meno, diventano prevalenti. Proseguendo la sommersione e l'azione del moto ondoso, i sedimenti vengono asportati per poi essere ridepositati non molto lontano dalla costa, così da costituire banchi sabbiosi o allineamenti di isole di sabbia.
Alla foce del Po si ha un tipico esempio di delta a fronte uniforme. Il Po inizia a ramificarsi in diversi canali distributori in corrispondenza di Punta Santa Maria. Le ramificazioni principali sono cinque, di cui solo una risulta navigabile: il Po di Tolle. Le altre sono il Po Grande (o della Maestra), il Po della Gnocca, il Po della Pila e il Po di Goro. Il delta del Po è in continuo accrescimento, e nell'ultimo secolo ha continuato ad avanzare alla media di 70 metri all'anno. In duemila anni il suo fronte è infatti progredito di circa 65 km. Si calcola che il Po trasporti ogni anno circa 42 milioni di m³ di detriti, con una portata media terminale di 1.720 m³ al secondo (e massima di 8.900). In epoca preistorica il delta del Po non era sicuramente in avanzamento: la sua attuale espansione, così pronunciata, è una conseguenza della deforestazione operata dall'uomo negli ultimi venti secoli in tutto il suo bacino idrografico.
Un caso del tutto opposto, e molto più imponente, di interazione tra processi naturali e processi regolati dall'intervento dell'uomo, riguarda il delta del più lungo fiume della Terra: il Nilo. Qui si registra infatti una tendenza molto spiccata all'arretramento, dovuta alla sostanziale distruzione del ciclo stagionale delle piene (che trasportavano enormi quantità di limo) per effetto della costruzione delle dighe di Assuan, completate negli anni Sessanta.