Delta
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Delta
3. Evoluzione dei delta

Dalla molteplicità e complessità dei fattori coinvolti nel controllo della forma di un delta, è facile comprendere come questi depositi alluvionali siano ambienti assai dinamici, soggetti a continui mutamenti. È possibile ricostruire l'evoluzione di un delta applicando diverse tecniche di indagine geologica, ma pochi sono in realtà i delta di cui sia stata studiata approfonditamente la storia.

Tra questi, il più conosciuto è certamente il delta del Mississippi, che è stato a lungo esplorato con prospezioni sismiche e perforazioni ai fini della ricerca di giacimenti petroliferi. Si tratta di un delta molto antico, originatosi già a partire dal Cretaceo, le cui modificazioni più recenti sono state ricostruite con precisione grazie al ritrovamento di resti vegetali nei sondaggi e alla loro datazione con il metodo del carbonio radioattivo (vedi Metodi di datazione). Risulta che l'intero delta del Mississippi si è spostato più di una volta per cambiamenti di direzione dell'alveo fluviale principale. Quest'ultimo, infatti, scorrendo in una pianura e non essendo limitato dai versanti di una valle, si è trovato libero di migrare.

Uno spostamento di questo tipo viene designato con il termine di avulsione. Quando riguarda un delta è spesso dovuto a un sollevamento del letto del fiume rispetto al territorio circostante per progressivo accumulo di sedimenti. Accade in questi casi che a un certo punto il fiume rompa gli argini, trovando una via più facile verso il mare. L'esempio storicamente più noto e imponente di avulsione riguarda il Fiume Giallo, in Cina, la cui foce si è spostata verso nord di ben 650 km nel giro di un paio d'anni, dal 1851 al 1853. Il delta abbandonato viene allora gradualmente sommerso per essere poi inesorabilmente attaccato dall'azione erosiva del vento e delle onde.

La sommersione progressiva di un delta dipende da due fattori principali: il primo di essi è la subsidenza, cioè l'abbassamento generalizzato dell'area del delta prodotto dal peso dei sedimenti sul substrato; il secondo è la compattazione dei sedimenti stessi. Questi fattori sono abbondantemente compensati dall'afflusso di nuovi sedimenti quando il delta è attivo, ma, nel caso in cui tale afflusso venga meno, diventano prevalenti. Proseguendo la sommersione e l'azione del moto ondoso, i sedimenti vengono asportati per poi essere ridepositati non molto lontano dalla costa, così da costituire banchi sabbiosi o allineamenti di isole di sabbia.

Alla foce del Po si ha un tipico esempio di delta a fronte uniforme. Il Po inizia a ramificarsi in diversi canali distributori in corrispondenza di Punta Santa Maria. Le ramificazioni principali sono cinque, di cui solo una risulta navigabile: il Po di Tolle. Le altre sono il Po Grande (o della Maestra), il Po della Gnocca, il Po della Pila e il Po di Goro. Il delta del Po è in continuo accrescimento, e nell'ultimo secolo ha continuato ad avanzare alla media di 70 metri all'anno. In duemila anni il suo fronte è infatti progredito di circa 65 km. Si calcola che il Po trasporti ogni anno circa 42 milioni di m³ di detriti, con una portata media terminale di 1.720 m³ al secondo (e massima di 8.900). In epoca preistorica il delta del Po non era sicuramente in avanzamento: la sua attuale espansione, così pronunciata, è una conseguenza della deforestazione operata dall'uomo negli ultimi venti secoli in tutto il suo bacino idrografico.

Un caso del tutto opposto, e molto più imponente, di interazione tra processi naturali e processi regolati dall'intervento dell'uomo, riguarda il delta del più lungo fiume della Terra: il Nilo. Qui si registra infatti una tendenza molto spiccata all'arretramento, dovuta alla sostanziale distruzione del ciclo stagionale delle piene (che trasportavano enormi quantità di limo) per effetto della costruzione delle dighe di Assuan, completate negli anni Sessanta.