| Trova nell'articolo | Epica | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Epica Genere poetico di stile elevato, che celebra imprese storiche o leggendarie di personaggi eroici, spesso caratterizzate dall'intervento di forze sovrannaturali. L'azione, secondo Aristotele, non ha limiti temporali e viene narrata con un metro unico (épos significava in greco 'parola', poi 'esametro', il verso dell'epica greca). Tipica dell'epica è la ciclicità tematica (ciclo troiano, carolingio, bretone, nibelungico, i canti di Ossian ecc.). I poemi epici non hanno solo una funzione di intrattenimento, ma sono rappresentativi di un popolo, dei suoi ideali e delle sue tradizioni; i tratti dell'eroe non sono solo qualità individuali, ma esprimono caratteristiche della collettività, che nelle gesta del protagonista ritrova l'identità culturale del proprio paese.
| 2. | Caratteristiche strutturali della poesia epica |
Non esiste una forma ideale e assoluta del genere epico, anche se la presenza costante di alcuni elementi strutturali in testi anche appartenenti a epoche e culture diverse permette di delineare le caratteristiche distintive della poesia epica. Ogni testo che presenta queste caratteristiche, anche se prodotto in epoche e in contesti culturali i più diversi fra loro, può essere considerato appartenente al genere epico. Sotto la medesima etichetta si possono allora collocare l'epopea sumero-babilonese di Gilgamesh (XXVI secolo a.C.) e i poemi omerici (IX-VIII secolo a.C.), lo Heike monogatari giapponese (inizio XIII secolo) e i canti dei griot dell'Africa occidentale, l'epica germanica e romanza del Medioevo occidentale e quella serba, ancora diffusa negli anni Sessanta del Novecento.
| 1. | I contenuti storici |
I temi rappresentati in un testo epico sono ritenuti eventi storici. Questa prospettiva può essere corrispondente al vero o creduta tale o del tutto frutto di finzione retorica. La Chanson de Roland, che mette in scena, intorno alla fine dell'XI secolo, le vicende storiche – o perlomeno quelle che all'epoca venivano ritenute tali – della guerra di Carlo Magno contro i mori di Spagna, non riproduce gli eventi e i personaggi in un contesto storico verosimile, come avviene nel genere cronachistico o storiografico. La sola enunciazione dei fatti all’interno della forma epica conferisce agli eventi un valore accertato di storicità.
| 2. | Presenza di un’alterità conflittuale |
Tema focale dell'azione epica è la guerra: da un lato l’aperto conflitto di due parti contrapposte, in un insieme etnico, ideologico o religioso nel quale si identificano l'autore e il pubblico; dall'altro un'entità percepita come estranea e minacciosa, e quindi da combattere e sconfiggere. Nell'epica romanza del periodo medievale, ad esempio, è il mondo musulmano contro l'Occidente cristiano; ma il tema può assumere anche aspetti mostruosamente fantastici nel caso di alcuni testi dell'epopea germanica, come ad esempio il Beowulf. Dall'esito dello scontro dipendono i destini della collettività.
| 3. | L'eroe-martire |
Protagonista della narrazione epica è sempre un eroe, rappresentante e difensore dell'intera comunità. Alcuni tratti lo caratterizzano: un’eccezionale forza fisica e un indomabile coraggio che arriva fino al sacrificio estremo; spesso, infatti, la salvezza del suo popolo deve passare attraverso la sua morte.
| 4. | Identità autore-pubblico |
Nell’epica la voce dell'autore, inteso come entità soggettiva, ha molto raramente spazio, e il suo punto di vista coincide spesso con quello del destinatario. La quasi perfetta identificazione tra autore e pubblico, soprattutto sul piano dei contenuti di tipo ideologico-religioso, dà origine a una sorta di 'testo-spartito' il cui intreccio può essere in tutto o in parte già conosciuto dal destinatario.
| 5. | La recitazione pubblica |
Il testo epico viene recitato in un luogo pubblico da un aedo, un giullare o un cantastorie che lo ha mandato a memoria e che spesso si esibisce con l’accompagnamento di uno strumento musicale. I luoghi della performance possono essere una piazza o un sagrato, in occasione di feste religiose, di pellegrinaggi o di fiere commerciali, oppure una reggia o una corte, a seconda dei diversi contesti storico-culturali in cui avviene la produzione del testo.
| 6. | Lo stile formulare |
Il carattere eminentemente orale, almeno nelle sue fasi originarie, della comunicazione epica comporta una strutturazione formale che attinge ampiamente a un repertorio formulare di facile memorizzazione e che, eventualmente, consenta una libera intercambiabilità degli schemi retorici: la rima, i sintagmi, le metafore, i topoi.
| 3. | L'epica greca e latina |
I poemi omerici erano stati preceduti da una tradizione epica orale. Omero rielaborò oralmente carmi indipendenti del ciclo di Troia, solo più tardi fissati nella scrittura. Si conservarono, nella tradizione greco-latina, l'esametro e, anche in seguito, l'apertura della narrazione con l'esposizione dell'argomento e l'invocazione alle muse. L'Iliade e l'Odissea, elaborati tra il IX e il VII secolo a.C., rispecchiano gli ideali, in parte superati, di una società aristocratica. Comparve per la prima volta con la Tebaide di Antimaco di Colofone (V-IV secolo a.C.) la concezione di una poesia più elitaria e più erudita, che avrebbe poi avuto fortuna in età ellenistica, quando con Apollonio Rodio (Argonautiche, III secolo a.C.) e con altri si tentarono il poema epico-lirico oppure quello storico-biografico. In tarda età imperiale l'egiziano Nonno di Panopoli (IV-V secolo d.C.) produsse con le Dionisiache un poema epico-religioso, che ha il taglio di una celebrazione misterica.
Nella letteratura latina il genere epico ebbe vasta diffusione, perché si prestò alla celebrazione e all'idealizzazione della storia romana: così nel Bellum Poenicum di Nevio (270 ca. - 201 ca. a.C.), in versi saturni; così negli Annales di Ennio (239-169 a.C.); così nell'Eneide di Virgilio, che interpretò i valori repubblicani e quelli del principato augusteo. La ripresa nel I secolo d.C. dei temi storici del periodo repubblicano (Lucano, Silio Italico) e di quelli mitologici (Valerio Flacco, Stazio) riflette il disagio morale e le tensioni politiche dei ceti colti. Nella tarda età imperiale il poema epico divenne celebrazione di personaggi contemporanei (Claudiano, Sidonio Apollinare).
| 4. | L'epica occidentale dal Medioevo a oggi |
Nel Medioevo il quadro cambiò e si impose la tradizione dei popoli nordeuropei. Delle loro saghe primordiali, durante le migrazioni delle tribù germaniche, ben poco rimane. Abbiamo le più tarde rielaborazioni del poema anglosassone Beowulf (VI-VIII secolo), il Canto di Ildebrando (VIII secolo) e l'Edda (IX-XIII secolo), raccolta di canti scandinavi. Il testo più noto dell'epica germanica, col suo eroismo estremizzato, è il Nibelungenlied (1200-1205) di un anonimo scrittore austriaco. Intanto in Francia era sorta un'epica cortese, che presentava modelli di comportamento tipici della società feudale: sono le chansons de geste (fine XI - inizio XII secolo), che produssero la grande fioritura dei poemi cavallereschi, articolati nei cicli carolingio (temi patriottico-religiosi), bretone (temi incentrati sull'avventura e sull'amore) e antico (articolato in sottogeneri). Il protagonista è il paladino, campione della fede e di valori a misura umana. A questa letteratura si ispirano il Tristan di Goffredo di Strasburgo e il Parzival di Wolfram von Eschenbach. Di argomento nazionale è il Cantar de mío Cid, scritto verso il 1140 da un autore anonimo. Il Canto della schiera di Igor (XII secolo) è importante perché conserva, all'interno di una prosa ritmica, modulazioni tipiche della poesia orale.
| 1. | Italia |
In Italia i romanzi cavallereschi di Francia, rielaborati nei poemi franco-veneti, nei vari cantari e anche in testi in prosa, costituiscono la fonte principale di una ricca produzione letteraria che prende le mosse, a metà Trecento, con il Teseida di Giovanni Boccaccio, primo tentativo di poema epico in volgare italiano. L’esperimento boccacciano non riscuote molto successo, anche a causa della presenza del modello predominante latino costituito dall'Africa di Francesco Petrarca, che segna l’avvio al gusto per l'imitazione umanistica dei classici. Tuttavia, verso la fine del Quattrocento, il modello epico, seppur ormai “contaminato” con temi e strutture del romanzo cavalleresco-cortese, riprende vigore e originalità con le opere di Luigi Pulci, il Morgante; di Matteo Maria Boiardo, l'Orlando innamorato; e di Ludovico Ariosto, l'Orlando furioso.
Nel Cinquecento, sull'onda delle teorie poetiche aristoteliche, imperversa la polemica epica-romanzo. Molti letterati si schierano a favore dell’epica classica, e ne propongono varie riletture in opere importanti più dal punto di vista teorico che per la loro riuscita poetica, come nel caso dell’Italia liberata dai Goti (1548) di Gian Giorgio Trissino. Se si eccettua l’eccentrico capolavoro eroicomico di Teofilo Folengo, il Baldus, si dovrà attendere Torquato Tasso, con la Gerusalemme liberata (1580) e con le sue riflessioni teoriche, perché al poema eroico possa essere conferita una forma moderna, fusione tra il principio aristotelico della verosimiglianza storica e la piacevolezza dell'elemento narrativo fantastico o 'meraviglioso'. Il poema epico continuò a vivere fino all'Ottocento inoltrato, ma I lombardi alla prima crociata (1826) di Tommaso Grossi dimostrò l'inattualità del poema epico, ormai definitivamente soppiantato dal romanzo.
| 2. | Europa |
Contemporaneo all'opera di Tasso è il poema I lusiadi (1572) del portoghese Luís Vaz de Camões, in cui è protagonista il popolo lusitano. Successivamente l'inglese John Milton dette vita con il Paradiso perduto (1667) alla moderna epopea religiosa, in cui rientra anche la Messiade (1748-1773) del tedesco Friedrich Klopstock. Debole nel Settecento è il poema epico, nonostante i tentativi di Voltaire (Enriade, 1728). Grande fortuna ebbero invece in tutta Europa i Canti di Ossian (1765), che sono un falso letterario, ma che hanno fatto di Ossian il moderno Omero della cultura celtica. Nell'Ottocento il poema epico resistette solo in area scandinava, con i testi del danese Adam Gottlob Oehlenschläger, con la Saga di Frithiof (1825) dello svedese Esaias Tégner, e con il Kalevala (1849) del finlandese Elias Lönrot.
Nel Novecento si è parlato di epica a proposito di opere letterarie che le sono totalmente estranee sotto l’aspetto delle regole strutturali e compositive, ma che tuttavia rimandano all'antico epos per quel che riguarda il piano dei contenuti ideologici e delle affinità stilistiche. Bertolt Brecht aveva definito 'epica' la propria produzione teatrale, mentre alcuni romanzi, che traggono ispirazione dai drammatici eventi bellici, riproducono situazioni narrative tipiche dell'epopea. Infine l'Ulisse (1922) di James Joyce ricalca esplicitamente il modello omerico, anche se al suo interno ha luogo l’assoluta distruzione della dimensione eroica dell’uomo, negata dalle logiche della civiltà contemporanea, al punto che il suo protagonista può essere considerato il prototipo dell'anti-eroe.
| 5. | L'epica asiatica |
Le letterature asiatiche vantano grandi testi epici. Tra questi emergono il Gilgamesh, di cui si hanno redazioni in più lingue orientali; il grande Shah namah (o Libro dei re) del persiano Firdusi, poema completato nel 1010 sulle tradizioni storiche e leggendarie dell'Iran dalle sue origini fino alla conquista araba; e i due grandiosi poemi indiani, il Mahabharata, il più vasto poema della letteratura mondiale, e il Ramayana.