| Trova nell'articolo | Vietnam | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Vietnam (nome ufficiale Viêt Nam Công Hòa Xa Hôi Chu’ Nghiã, Repubblica Socialista del Vietnam), stato del Sud-Est asiatico, situato nella penisola indocinese e delimitato a nord dalla Cina, a sud e a est dal Mar Cinese meridionale, a ovest dal Laos e dalla Cambogia. Il paese ha una superficie di 331.690 km² e un’estensione costiera di 3.444 km. La capitale è Hanoi, mentre il maggiore agglomerato urbano è Ho Chi Minh.
L’attuale stato del Vietnam comprende le regioni storiche del Tonchino, dell’Annam e della Cocincina, unite dal 2 luglio 1976, quando la Repubblica democratica del Vietnam, nel Nord del paese, e la Repubblica del Vietnam del Sud divennero una sola nazione.
| 2. | Territorio |
Il Vietnam occupa la parte estremo-orientale della penisola indocinese e il suo territorio può essere suddiviso in quattro regioni principali. Nella regione nordoccidentale si trovano le propaggini montuose meridionali dell’altopiano cinese dello Yunnan che culminano nel Fan Si Pan (3.143 m), la cima più elevata del paese, situata al confine con la Cina. A est gli altipiani digradano verso la pianura del delta del Fiume Rosso (o Song Hong), lungo il golfo del Tonchino (un braccio del Mar Cinese meridionale). Verso sud l’altopiano dell’Annam si snoda da nord-ovest a sud-est e scende formando una pianura costiera che domina l’area centrale del Vietnam. La quarta è la regione più meridionale, costituita dal delta del Mekong e da terreni pianeggianti di origine sedimentaria. In corrispondenza della foce del Fiume Rosso e del Mekong si trovano ricchi depositi alluvionali che rendono i suoli particolarmente fertili, eccetto nei punti in cui sbarramenti per il controllo delle inondazioni hanno alterato il flusso della corrente. Sugli altipiani i suoli sono meno fertili, a causa della sottrazione di sostanze nutritive dovuta alle abbondanti precipitazioni.
| 1. | Idrografia |
La rete idrografica del Vietnam è in gran parte compresa nei bacini del Fiume Rosso e del Mekong, i due maggiori corsi d’acqua del paese. Il Fiume Rosso nasce dagli altipiani dello Yunnan e scorre verso sud-est per sfociare nel golfo del Tonchino, mentre il Mekong nasce nei monti dello Tsinghai, attraversa la Cambogia e il Vietnam meridionale e sfocia nel Mar Cinese meridionale ramificandosi in una fitta rete di bracci. Entrambi i fiumi hanno portata irregolare con piene che si verificano soprattutto nei mesi estivi, causate dalle piogge portate dai monsoni: per questo sono stati dotati di argini che proteggono i terreni dalle inondazioni.
| 2. | Clima |
Il clima è generalmente monsonico e quindi caratterizzato da inverni secchi ed estati piovose. La stagione delle piogge è sempre preceduta da periodi caldi e afosi: la media annua delle precipitazioni è particolarmente elevata nelle zone degli altipiani (4.000 mm annui) e inferiore nelle pianure attraversate dal Mekong (1.500 mm annui); durante l’estate le regioni meridionali sono spesso colpite da tifoni. L’escursione termica a Hanoi va dai 13 °C di gennaio ai 33 °C circa di luglio; le precipitazioni annue raggiungono i 1.830 mm.
| 3. | Flora e fauna |
Il clima umido favorisce nel paese la crescita di una vegetazione rigogliosa dominata a sud dalla foresta pluviale e a nord da boschi decidui. Lungo i fiumi si incontrano invece fitte formazioni di mangrovie che sovente ostacolano l’accesso alle sponde. Molti tratti di foresta sono stati abbattuti per estendere le coltivazioni di riso. Le risorse forestali hanno subito inoltre notevoli danni a causa dei bombardamenti verificatisi durante la guerra del Vietnam: l’utilizzo di armi chimiche ha causato infatti gravi squilibri all’ecosistema del paese.
Le foreste tropicali pluviali sono abitate da grandi mammiferi come l’elefante, il cervo, l’orso, la tigre e il leopardo. Nel paese vivono inoltre diverse specie di scimmie, la lepre, lo scoiattolo e la lontra, numerosi rettili quali il coccodrillo e la lucertola, oltre a ofidi e molte specie di uccelli.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Tra i principali problemi ambientali del Vietnam vi sono la contaminazione della falda freatica, il degrado del suolo e la deforestazione. L’inquinamento dell’acqua è stato causa di rifornimenti inadeguati in molte zone del Vietnam; il 99% (2004) della popolazione urbana usufruisce tuttavia di acqua potabile. Le carenze infrastrutturali hanno determinato una forte ondata migratoria verso le grandi città, principalmente Hanoi e Ho Chi Minh. L’ondata migratoria, insieme a uno sviluppo industriale urbano troppo rapido, è stata all’origine di un serio degrado ambientale nei maggiori centri urbani.
Notevole è stata la riduzione di aree boschive in Vietnam fino alla fine degli anni Novanta, come conseguenza dello sfruttamento del legname pregiato per l’esportazione, della necessità di far posto ad aree agricole e, soprattutto, dei pesanti bombardamenti subiti nei periodi bellici. Durante la guerra del Vietnam sono state impiegate armi chimiche e biologiche devastanti per gli effetti persistenti sull’habitat.
Le foreste coprono il 39% (2005) della superficie totale. Soltanto il 3,9% (2007) del territorio è protetto: nove sono i parchi nazionali e 49 le riserve naturali; i parchi nazionali più estesi sono lo Yok Don (1988) e il Nam Bai Cat Tien (1978). Il Vietnam include 5 World Heritage Sites, tra cui i monumenti di Hué (iscritto nel 1993) e la baia di Ha Long, che include oltre 1600 tra isole e isolotti (iscritto nel 1994).
Dalla fine della guerra del Vietnam, nel 1975, nel paese si è verificato un forte aumento demografico che ha portato a una riduzione del terreno arativo pro capite. La coltivazione eccessiva, l’erosione e il conseguente impoverimento del suolo possono ridurre le possibilità di ulteriori aumenti della produzione alimentare.
Il Vietnam ha aderito a trattati internazionali sull’ambiente in materia di biodiversità, cambiamento del clima, specie in via d’estinzione, rifiuti pericolosi, inquinamento marino, protezione dell’ozonosfera e tutela delle zone umide.
| 3. | Popolazione |
Il Vietnam ha una popolazione di 86.116.559 abitanti (2008) con una densità media di 265 unità per km². I principali centri urbani si trovano nel sud del paese, ma la maggior parte della popolazione (il 73%) risiede in piccoli villaggi situati perlopiù nelle fertili pianure fluviali o lungo la costa.
Circa l’80% della popolazione del paese è costituito da vietnamiti. Molte sono inoltre le minoranze etniche, stanziate soprattutto nelle regioni montuose; nei centri urbani vivono anche numerosi cinesi.
| 1. | Lingua e religione |
La maggioranza della popolazione vietnamita è di religione buddhista, conseguentemente all’influenza cinese. Alla tradizionale religione del buddhismo Mahayana si sono aggiunti i culti più recenti di Cao Dai e Hoa Hao. Praticati sono inoltre il confucianesimo, il taoismo e le relative religioni cinesi, mentre i cattolici sono circa 4 milioni.
Il vietnamita, lingua ufficiale, è parlato dalla maggioranza della popolazione. Il francese, residuo dell’epoca coloniale, è ormai parlato da esigue minoranze, mentre nelle regioni interne del paese sono diffuse le lingue khmer, cham e montagnard.
| 2. | Istruzione e cultura |
In Vietnam tutte le scuole sono state nazionalizzate dopo la riunificazione del paese e l’istruzione è stata resa obbligatoria e gratuita. Gli atenei più importanti sono l’Università di Hanoi (1956) e le università delle città di Ho Chi Minh e Ban Me Thuot; all’inizio degli anni Novanta si contavano nel paese oltre cento università e istituti di istruzione superiore ai quali erano iscritti circa 129.600 studenti. Il 94,4% della popolazione adulta è alfabetizzata.
La vita culturale del Vietnam ha subito le influenze cinesi fino alla dominazione francese del XIX secolo, che ha introdotto nel paese elementi della cultura occidentale. I due musei più importanti sono stati istituiti a Hanoi nel 1958 e nella città di Ho Chi Minh nel 1977. Hanoi e Ho Chi Minh sono inoltre sedi di importanti biblioteche nazionali fondate rispettivamente nel 1919 e nel 1976.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
Il paese è amministrativamente suddiviso in 59 province e 5 municipalità: Hanoi, Haiphong, Ho Chi Minh, Can Tho e Da Nang. La maggior parte dei centri urbani è localizzata nella sezione meridionale del paese; tra le città più importanti soltanto la capitale Hanoi non sorge sulla costa. Altre grandi città sono Ho Chi Minh, precedentemente nota come Saigon; Haiphong, porto di Hanoi; Da Nang, situata nelle immediate vicinanze dell’antica città di Hué. In passato il governo si è adoperato per favorire il flusso migratorio dagli insediamenti urbani verso quelli rurali, attraverso l’istituzione di nuove aree di sviluppo economico nella campagna.
| 5. | Economia |
La moderna economia del Vietnam ha appena iniziato il suo sviluppo, gravata dal peso del lungo conflitto e degli sconvolgimenti politici. Dopo la divisione del paese, avvenuta nel 1954, le nazioni del Vietnam del Nord e del Sud svilupparono diversamente le proprie strutture produttive, avendo come punto di riferimento sistemi economici diversi con differenti risorse e differenti interlocutori sul piano commerciale. Il Nord operava sotto la direzione di un’economia altamente centralizzata (vedi Economia pianificata), mentre il Sud aveva conservato un’economia di mercato. Con la riunificazione del Vietnam nel 1976, l’introduzione nel Sud dell’economia centralizzata ha prodotto nel paese una pesante carestia e una crescita vertiginosa dell’inflazione negli anni Ottanta.
Con il programma di riforme economiche, varato nel 1986 e chiamato Dôi moi (“Rinnovamento”), sono stati incoraggiati la concorrenza, l’apertura dei mercati e gli investimenti stranieri allo scopo di ripristinare la prosperità del paese e di emulare le più fiorenti economie asiatiche. Tra il 1991 e il 1993 sono state chiuse tremila imprese pubbliche costantemente in perdita. Nel 2006 il prodotto interno lordo del Vietnam fu di 60.999 milioni di dollari USA, equivalenti a 725,30 dollari pro capite.
| 1. | Agricoltura |
Il settore principale dell’economia vietnamita è l’agricoltura, che nel 2004 impiegava il 58% della forza lavoro e forniva il 20,4% (2006) del prodotto interno lordo. Nel 1989 il governo ha abbandonato il controllo del settore, che a metà degli anni Novanta ha prodotto ingenti quantità di riso, di cui il Vietnam è il terzo esportatore al mondo dopo la Thailandia e gli Stati Uniti; altri prodotti importanti sono canna da zucchero, ortaggi, frutta, manioca e patate dolci. Le colture da piantagione comprendono caffè, tè, soia e caucciù. Redditizio è anche l’allevamento di suini, bovini e animali da cortile.
| 2. | Risorse forestali e pesca |
Nonostante le foreste coprano il 39% della superficie del paese, lo sviluppo della silvicoltura rimane ostacolato dalla mancanza di adeguate reti di trasporto. Dal settore si ricavano tuttavia legni pregiati, soprattutto ebano, e considerevoli quantità di bambù e caucciù.
Gli estesi litorali e i numerosi corsi d’acqua del paese sono ricchi di risorse ittiche. La maggior parte del pescato (crostacei, gamberi e molluschi) proviene dal Mar Cinese meridionale, mentre in alcune lagune dell’interno sono stati sviluppati allevamenti di pesci d’acqua dolce.
| 3. | Risorse energetiche e minerarie |
La maggior parte dei distretti minerari del Vietnam è localizzata nel nord-ovest, dove vengono estratti carbone, antracite, rame, stagno, zinco, ferro-antimonio e cromo. Negli anni Novanta le estrazioni più consistenti sono state di carbone e di apatite, un minerale contenente fosfati, oltre che di petrolio e gas naturale ricavato da vasti giacimenti off-shore (cioè in mare, al largo delle coste). L’estrazione di petrolio ha avuto inizio nel 1975 e la produzione è gestita in prevalenza da una compagnia statale; il possesso delle aree in cui si trovano i giacimenti è tuttavia rivendicato dalla Cina. La produzione di energia elettrica avviene per il 52% (2003) in centrali idroelettriche e per il rimanente 48% in centrali alimentate a combustibile.
| 4. | Industria |
I maggiori impianti industriali, concentrati nel Nord del paese, sono stati quasi completamente ripristinati dopo le devastazioni causate dal conflitto, ma la produzione non ha raggiunto i livelli pianificati. Nel 2004 il comparto industriale occupava il 17% della forza lavoro e forniva il 41,6% (2006) del PIL. Importanti industrie sono presenti nei settori della carta, del cemento, del tessile, dei prodotti per l’alimentazione, della chimica e dei fertilizzanti.
| 5. | Commercio e finanza |
In seguito alla riunificazione del paese, la piastre, moneta corrente del Sud, è stata abolita. L’unità monetaria attuale è il nuovo dong. La Banca di Stato del Vietnam, fondata nel 1951 con sede a Hanoi, è l’istituto nazionale di emissione. Nel 1990 sono state istituite dal governo quattro banche commerciali indipendenti ed è stata introdotta una nuova regolamentazione per permettere agli istituti bancari stranieri di operare nel paese.
Nel 2002 le esportazioni complessive furono di 16.706 milioni di dollari USA, a fronte di importazioni per 19.746 milioni di dollari. I principali prodotti di esportazione sono riso, petrolio, carbone, capi di abbigliamento, calzature, ceramiche, pietre preziose e seta. Le importazioni principali consistono in combustibili minerali, trattori, fertilizzanti e mezzi di trasporto. Il commercio estero si svolge principalmente con Giappone, Hong Kong, Filippine, Singapore, Francia e Germania. Per promuovere la crescita economica del paese, il governo ha incoraggiato fin dal 1987 gli investimenti stranieri. Il 4 febbraio 1994 gli Stati Uniti hanno posto fine all’embargo commerciale imposto nei confronti del Vietnam del Nord nel 1964.
| 6. | Trasporti e vie di comunicazione |
Il periodo bellico ha avuto gravi ripercussioni anche sul sistema dei trasporti del Vietnam. Dalla fine della guerra gli sforzi maggiori hanno riguardato i collegamenti tra il Nord e il Sud del paese. Il sistema di trasporto su gomma utilizza una rete di 222.179 km di strade, delle quali il 25% è asfaltato (1999). La rete ferroviaria si estende per 2.671 km, soprattutto nel Nord, a esclusione dei 1.730 km del tratto che collega Hanoi con la città di Ho Chi Minh. Il lungo sviluppo costiero, il Fiume Rosso e il Mekong, così come molti canali e corsi d’acqua minori, rendono agevole l’economico trasporto su acqua. I porti principali, utilizzati per il traffico marittimo internazionale, sono Haiphong, Da Nang e Ho Chi Minh. Linee nazionali collegano numerose città del Vietnam e la compagnia aerea Vietnam Airline assicura voli nazionali e internazionali. Le città di Ho Chi Minh e Hanoi sono sede di aeroporti internazionali.
| 6. | Ordinamento dello stato |
La Costituzione entrata in vigore nel 1992 assegna al Partito comunista il ruolo di guida all’interno del governo e della società vietnamita. Il partito esercita le proprie funzioni attraverso il Fronte patriottico vietnamita che comprende rappresentanti di partiti politici nazionali oltre che di organizzazioni sindacali e sociali.
In base alla Costituzione del 1992 a capo dello stato vi è un presidente, scelto tra i membri dell’Assemblea nazionale e da questa eletto. Come comandante in capo delle forze armate, il presidente si assume la conduzione del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale. Il primo ministro, a capo del governo, nomina i membri del Consiglio dei ministri che devono avere l’approvazione dell’Assemblea nazionale. L’Assemblea nazionale unicamerale, formata da 498 membri, è il più alto organo legislativo del paese. Le cariche di governo vengono ratificate dal corpo legislativo, eletto per un periodo di cinque anni.
In Vietnam la corte di grado più elevato è la Suprema corte popolare. Ai giudici delle corti popolari l’incarico viene conferito tramite elezione. È in vigore la pena di morte.
Un sistema di Consigli popolari, rappresentanti ciascuno una giurisdizione locale, amministra l’attività locale di governo. Ogni Consiglio ha una Commissione popolare, eletta dallo stesso, che svolge funzioni esecutive.
| 7. | Storia |
Secondo la tradizione, il piccolo regno vietnamita di Au Lac, situato nel cuore della valle del Fiume Rosso, fu fondato da una stirpe di re leggendari che avevano governato per molti secoli l’antico regno di Van Lang. Scarse sono le fonti storiche a sostegno di questa versione, ma i ritrovamenti archeologici indicano che le popolazioni originarie dell’area del delta del Fiume Rosso potrebbero essere state le prime dell’Est asiatico a praticare l’agricoltura e a raggiungere, già nel I secolo a.C., un livello di civiltà avanzato.
| 1. | L’influenza cinese |
Nel 221 a.C. la dinastia cinese Ch’in conquistò gli stati confinanti con il suo impero e divenne la prima dinastia a governare su un territorio cinese unito. Tuttavia l’impero Ch’in non sopravvisse alla morte del suo fondatore Shi Huangdi e la sua rovina coinvolse anche il vicino regno vietnamita. Il governatore della Cina meridionale fondò un proprio regno, chiamato Nam Viet (o Viet del Sud; in cinese, Nan Yue), che comprese anche lo stato di Au Lac.
Nel 111 a.C. le armate cinesi dell’imperatore Wu-ti conquistarono il Nam Viet, che venne così annesso al nascente impero della dinastia Han. La conquista ebbe conseguenze decisive sul corso della storia vietnamita; dopo aver retto il paese per un breve periodo con amministratori locali, i governatori cinesi integrarono politicamente e culturalmente il Vietnam nell’impero Han: la nobiltà feudale fu rimpiazzata da amministratori cinesi, vennero imposte istituzioni politiche modellate su quelle cinesi e il confucianesimo venne proclamato dottrina ufficiale. Il cinese divenne la lingua ufficiale e furono adottati gli ideogrammi anche per la lingua vietnamita. La cultura cinese influenzò tutte le manifestazioni culturali e artistiche del paese, dall’architettura alla musica.
La resistenza vietnamita contro il predominio cinese fu forte ma non riuscì a metterlo in discussione. Nel 39 d.C. le sorelle Trung, vedove di aristocratici locali, guidarono una vittoriosa rivolta contro i governanti stranieri e Trung Trac, la maggiore delle sorelle, si autoproclamò a capo di uno stato indipendente, che venne riconquistato dalle armate cinesi quattro anni dopo.
| 2. | La conquista dell’indipendenza |
La rivolta delle sorelle Trung fu solo la prima di una serie di sollevamenti che, a intermittenza, si verificarono nel corso di un millennio di dominazione cinese. Nel 939 le forze vietnamite di Ngo Quyen, approfittando dei contrasti interni alla Cina, riuscirono a sconfiggere le truppe di occupazione e a instaurare uno stato indipendente. La morte di Ngo Quyen, pochi anni più tardi, portò a un periodo di lotte civili, ma alla fine del X secolo fu fondata la prima delle grandi dinastie vietnamite. La dinastia Ly regnò sul Vietnam per oltre duecento anni, dal 1010 al 1225. Nonostante l’emergere di un vivo sentimento nazionale, i regnanti della dinastia Ly conservarono molte istituzioni politiche e sociali introdotte dalla dominazione cinese, mantenendo il confucianesimo a fondamento dello stato. La capitale fu trasferita a Thang Long (oggi Hanoi), mentre lo stato prese il nome di Dai Viet (Grande Viet).
| 3. | L’economia nel periodo della dinastia Ly |
Come molti altri paesi del Sud-Est asiatico, il Dai Viet fu uno stato economicamente basato sull’agricoltura, in particolare sulla coltivazione del riso. Famiglie ricche e potenti possedevano la maggior parte della terra, che veniva coltivata dai servi o dagli schiavi. I monarchi cercarono di limitare il potere dei proprietari terrieri favorendo, con la distribuzione di appezzamenti di terreno, la classe dei contadini. L’economia vietnamita fu sostenuta anche dall’attività commerciale e dalla lavorazione artigianale di prodotti che venivano scambiati nei mercati locali.
| 4. | L’espansione territoriale |
Guidato dalla dinastia Ly e successivamente dalla dinastia Tran (1225-1400), il Dai Viet divenne un forte regno. Nel corso del XIII secolo, con l’avvento della dinastia Yuan in Cina, il Dai Viet fu attaccato dalle armate di Kublai Khan, che tentarono di annetterlo all’impero cinese. I vietnamiti resistettero strenuamente e, dopo violenti e ripetuti scontri, sconfissero gli invasori, costringendoli a ritirarsi oltre il confine.
Negli anni immediatamente successivi alla restaurazione dell’indipendenza, il Dai Viet, il cui territorio era limitato al delta del fiume Rosso e alle colline adiacenti, si trovò più volte costretto a fronteggiare gli attacchi delle armate del regno Champa, uno stato situato lungo la costa centrale della penisola. Dopo alterne vicende le truppe vietnamite riuscirono a controllare i tentativi di invasione del nemico e nel corso del XV secolo occuparono Vijaya, la capitale del regno Champa.
Per molti anni il Dai Viet proseguì nella sua conquista verso sud, avvicinandosi gradualmente ai territori del delta del Mekong. Alla fine del XVI secolo le armate vietnamite riuscirono a impossessarsi anche del regno khmer, che pur essendo stato un tempo il più potente della regione, non fu in grado di resistere all’invasione vietnamita. Alla fine del XVII secolo il Vietnam aveva occupato la zona meridionale del delta del Mekong e iniziava ad avanzare verso ovest, dopo aver stabilito un protettorato sul regno khmer.
| 5. | La dinastia Le |
Nel corso dell’avanzata verso sud, il Dai Viet subì ripetuti attacchi alle frontiere settentrionali e nel 1407 fu nuovamente invaso dalle truppe cinesi e sottoposto per vent’anni al dominio della dinastia Ming. Nel 1428 le forze vietnamite, guidate da Le Loi, riuscirono a sconfiggere definitivamente i cinesi e a ripristinare l’indipendenza del paese. Le Loi salì al trono come primo imperatore della dinastia Le, che governò il Dai Viet per quasi due secoli. Il suo declino venne determinato, durante il XVI secolo, dalle rivalità tra i due clan di corte: Trinh e Nguyen.
Intorno al 1620 il Dai Viet fu diviso in due diverse zone di influenza: il Nord dominato dai Trinh; il Sud, con capitale Hué, dominato dai Nguyen. I contrasti tra Nord e Sud si inasprirono con l’arrivo degli europei, giunti nel Sud-Est asiatico per sfruttarne le risorse e per diffondervi la dottrina cristiana, dopo che i marinai portoghesi avevano raggiunto il territorio vietnamita nel 1516 e vi avevano stabilito importanti stazioni commerciali. Alla fine del XVII secolo i vietnamiti si ribellarono all’invasione europea e intrapresero una politica isolazionista simile a quella già messa in atto dalla Cina e dal Giappone. I Trinh di Hanoi e i Nguyen di Hué, tra loro rivali, continuarono a governare il Vietnam; la dinastia Le era ormai priva di potere e di considerazione.
Alla fine del XVIII secolo la dinastia Le era vicina al collasso e il paese quasi totalmente in mano a feudatari che possedevano vaste estensioni territoriali. Nel 1777 i contadini, sottoposti a dure vessazioni, si ribellarono e guidati dai fratelli Tay Son massacrarono i Nguyen. Dopo aver spodestato i Trinh ed essere riusciti a resistere al tentativo di invasione degli eserciti della dinastia Manciù della Cina, i vietnamiti riunificarono il territorio nel 1789, fondando un unico regno governato da uno dei fratelli Tay Son, Hué, che prese il nome di Quang Trung. Alla sua morte, avvenuta poco tempo dopo, Nguyen Anh, l’unico sopravvissuto dei Nguyen del Sud, con l’aiuto dei francesi riprese il sopravvento e nel 1802 si autoproclamò imperatore con il nome di Gia Long. Nel 1804 il paese venne ribattezzato con il suo attuale nome: Vietnam.
| 6. | L’intervento francese |
L’ascesa al trono di Nguyen Anh fu favorita dal missionario francese Pierre Pigneau de Behaine, che aveva raccolto un’armata di mercenari per appoggiare l’imperatore. I francesi speravano che il nuovo imperatore avrebbe concesso loro favori commerciali e privilegi missionari, ma la dinastia Nguyen, temendo influenze e intromissioni della Francia, iniziò a perseguitare sia i missionari sia i vietnamiti convertiti, inasprendo negli anni le persecuzioni fino a giungere all’esecuzione di alcuni cristiani nel corso del 1830. Quando vennero lesi anche gli interessi commerciali e militari francesi, Napoleone III inviò una spedizione navale per punire i vietnamiti e costringerli ad accettare il protettorato francese.
Fallito un primo tentativo di attacco alla baia di Da Nang, i francesi riuscirono successivamente a vincere la resistenza vietnamita e nel 1862 costrinsero il Vietnam a firmare un accordo che cedeva la Cocincina alla Francia. Nel corso del 1880 i francesi lanciarono nuove offensive e attaccarono le regioni settentrionali del Vietnam. Dopo pesanti sconfitte, i vietnamiti furono costretti ad accettare il protettorato francese su tutto il loro territorio.
| 7. | Il dominio coloniale e la resistenza |
Nel 1885, dopo un conflitto franco-cinese, la Cina riconobbe il protettorato francese sul Vietnam, che negli anni seguenti fu unito al Laos e alla Cambogia nell’Indocina francese, il cui governo fu assegnato a un governatore generale. La Francia provvedeva all’amministrazione del paese e a riscuotere le imposte nel nome dell’imperatore, posto sotto la tutela completa del governatore, che presiedeva il governo.
I nazionalisti vietnamiti, che in un primo tempo avevano sperato in una modernizzazione del paese, si dovettero presto ricredere, vedendo che le risorse del paese andavano ad arricchire i colonizzatori e una ristretta élite vietnamita e cinese. Esclusi da qualsiasi possibilità di controllo dell’amministrazione coloniale, i vietnamiti non godevano di alcuna libertà politica, di associazione o d’espressione. Presto questa situazione alimentò il malcontento e causò il rafforzarsi delle tendenze più radicali, nazionaliste e rivoluzionarie. Nel 1927 venne costituito il Partito nazionalista vietnamita; nel 1930 Ho Chi Minh fondò a Hong Kong il Partito comunista indocinese.
| 8. | L’occupazione giapponese |
Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale i nazionalisti e i comunisti raccolsero pochi successi, ma nel 1941, dopo l’occupazione militare giapponese del Vietnam e la riduzione dell’amministrazione coloniale francese a un’autorità fantoccio, i comunisti si organizzarono nel Vietminh (abbreviazione di Viet Nam Doc Lap Dong Minh Hoi, Lega per l’indipendenza del Vietnam), preparandosi all’offensiva.
Ponendo l’accento su riforme moderate e sull’indipendenza nazionale più che sull’ideologia comunista, il Vietminh riuscì a conquistarsi il favore del popolo e ad approfittare della situazione creatasi dopo la resa giapponese nell’agosto 1945 per insorgere e proclamare, il 2 settembre, la Repubblica democratica del Vietnam.
Nell’ottobre dello stesso anno i francesi, che avevano rifiutato di riconoscere l’indipendenza del paese, occuparono Hanoi, costringendo i nazionalisti a ripiegare verso sud. Per più di un anno i francesi e il Vietminh tentarono di giungere a un accordo, ma i negoziati, tenutisi in Francia, fallirono a causa della determinazione di quest’ultima di riannettersi il Vietnam. Nel novembre 1946 la flotta francese bombardò Haiphong, causando migliaia di vittime tra i civili e provocando nel dicembre successivo l’insurrezione delle forze Vietminh e l’inizio della guerra di liberazione.
| 9. | La guerra d’Indocina |
La guerra d’Indocina durò circa otto anni. I francesi, stanziati lungo la costa, formarono un governo guidato dall’imperatore Bao Dai, ultimo regnante della dinastia Nguyen. Le forze del Vietminh, guidate dal generale Giap, avviarono un’intensa attività di guerriglia contro le truppe francesi. Agli inizi del 1954 attaccarono la base di Dien Bien Phu, fortificata dai francesi, e la cinsero d’assedio. Dopo mesi di duri scontri riuscirono a sconfiggere i francesi nella decisiva battaglia di Dien Bien Phu e li costrinsero a negoziare la fine della guerra nel giugno 1954.
Alla conferenza di Ginevra le due parti accettarono un compromesso provvisorio per mettere fine alla guerra, stabilendo di dividere il territorio vietnamita lungo la linea del 17° parallelo; le forze del Vietminh occuparono la zona a nord, i francesi e i loro sostenitori vietnamiti quella a sud. Per evitare una divisione permanente della regione venne proposto un protocollo politico, che stabiliva lo svolgimento di elezioni nazionali e la riunificazione del paese entro due anni.
| 10. | La divisione del Vietnam |
Gli sviluppi politici nel Sud del paese fecero tuttavia saltare gli accordi. A Saigon, capitale del Sud, Bao Dai fu rovesciato da Ngo Dinh Diem, che, con il sostegno degli Stati Uniti, istituì un regime autoritario e lanciò una vasta repressione contro le forze comuniste e democratiche. Dal 1959 Diem dovette fronteggiare seri problemi interni causati principalmente da una politica tendente a favorire la componente cattolica del paese e dal fallimento del programma economico e sociale. Anche l’intolleranza verso l’opposizione interna contribuì ad alienargli l’appoggio di molte componenti della popolazione vietnamita, soprattutto quella di fede buddhista, e a creare quel clima di malcontento che diede il via alla rivolta; contemporaneamente i comunisti riprendevano la lotta armata.
| 11. | La guerra del Vietnam |
Nel 1963 Diem venne rovesciato e ucciso durante un colpo di stato promosso da un gruppo di generali e tecnocrati raccolti intorno a Duong Van Minh e Nguyen Van Thieu, che intensificarono la repressione contro le opposizioni e contro i comunisti in particolare. Questi riuscirono tuttavia a riorganizzarsi e a condurre contro le forze di Thieu una logorante attività di guerriglia. All’inizio del 1965, per prevenire il totale collasso del regime di Saigon, gli Stati Uniti intervennero al suo fianco; un banale scontro avvenuto il 1° agosto nel Tonchino tra una nave militare statunitense e alcune siluranti nordvietnamite fu preso a pretesto dal presidente americano Lyndon Johnson per inviare un massiccio contingente di truppe nel Vietnam del Sud che evitasse la disfatta dell’esercito sudvietnamita e intraprendere il bombardamento sistematico del Vietnam del Nord (vedi Guerra del Vietnam).
L’intervento statunitense costrinse i comunisti a una lunga lotta e a intensificare le azioni di guerriglia, culminate nel gennaio 1968 nella clamorosa offensiva del Tet, che, assestando un duro colpo alle forze statunitensi e sudvietnamite di Thieu, indusse l’amministrazione Johnson ad avviare dei negoziati di pace.
Il nuovo presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, proseguì i negoziati avviati dal predecessore, nell’intento di iniziare il rimpatrio delle truppe americane. Nel 1970 il conflitto si estese alla Cambogia. Nel gennaio 1973 gli statunitensi e i vietnamiti firmarono a Parigi degli accordi che stabilivano il ritiro completo delle truppe americane e lo svolgimento di elezioni nel Vietnam del Sud, ma fu solo un’ulteriore offensiva, lanciata dai Vietcong agli inizi del 1975, che in sei settimane piegò la resistenza del regime di Thieu e costrinse alla precipitosa fuga le residue truppe degli Stati Uniti: il 30 aprile le truppe comuniste entrarono a Saigon.
| 12. | La Repubblica socialista del Vietnam |
Nel 1976 il Sud e il Nord furono riuniti nella nuova Repubblica socialista del Vietnam e Saigon mutò il nome in Ho Chi Minh. La conclusione della guerra non portò alla fine delle tensioni interne al paese, né a quelle regionali. La drammatica situazione ambientale, economica e sociale lasciata dalla lunga guerra, le politiche centralistiche e autoritarie attuate dal nuovo regime, il controllo ideologico e poliziesco stabilito dal partito su tutta la società provocarono la diffusione di una tenace opposizione al regime, soprattutto nelle zone rurali meridionali ostili alla collettivizzazione dell’agricoltura.
Nello stesso anno si aggravarono le tensioni alle frontiere con la Cambogia di Pol Pot, sostenuta dalla Cina, la cui politica era rivolta a contrastare l’affermazione del Vietnam come unica potenza dell’Indocina. Dopo diversi scontri con i khmer rossi, nel dicembre del 1978 l’esercito di Hanoi intervenne in Cambogia insediandovi un governo filovietnamita. All’occupazione della Cambogia seguirono numerose proteste internazionali e soprattutto la rappresaglia della Cina, che nel febbraio 1979 attaccò il Vietnam; il conflitto, per quanto breve (si concluse in marzo), causò ingenti perdite umane in entrambi gli schieramenti e un drammatico peggioramento della situazione del Vietnam, colpito nello stesso anno da una grave carestia. L’esodo dei boat people, iniziato l’anno prima e sino ad allora limitato ai cattolici e agli hoa di origine cinese, andò così intensificandosi ed estendendosi: in poco tempo abbandonarono il paese centinaia di migliaia di persone.
Isolato, colpito da un severo embargo economico dei paesi occidentali e della Cina, il regime comunista vietnamita si ritrovò costretto ad affrontare una situazione di emergenza, potendo contare solo sugli aiuti dell’Unione Sovietica e del COMECON. La ripresa, già ostacolata dalle ingenti spese militari, fu ulteriormente ritardata dal calo della produzione agricola. A partire dal 1979 la leadership vietnamita tentò di avviare un processo di riforma rivolto a inserire nella vita del paese elementi di liberalizzazione economica e politica, senza tuttavia ottenere significativi risultati. La situazione andò via via deteriorandosi. Nel 1986 l’inflazione raggiunse il 700%; nello stesso anno riprese l’esodo dei boat people (di questo fenomeno non vi sono stime definitive, ma si calcola che in poco più di un decennio abbiano lasciato il paese circa un milione di persone).
| 13. | Il “rinnovamento” |
Nel 1986, alla morte di Le Duan, una generazione di quadri favorevoli alle riforme conquistò la guida del Partito comunista e lanciò la politica del dôi moi (“rinnovamento”), basata sul modello della perestrojka di Michail Gorbaciov. Il processo subì un’accelerazione nel 1988, quando, dopo l’emarginazione dei quadri più conservatori del partito, il paese si aprì agli investimenti esteri e favorì lo sviluppo dell’impresa familiare, decollettivizzando l’agricoltura. La crisi del comunismo in Unione Sovietica e la conseguente riduzione degli aiuti diedero un ulteriore impulso alle riforme economiche e all’apertura internazionale del paese. Il Vietnam stabilì relazioni economiche con Taiwan, con la Corea del Sud, con il Giappone e con alcuni paesi occidentali. Il ritiro delle truppe dalla Cambogia nel 1989 gli consentì inoltre di uscire dall’isolamento internazionale e di ristabilire normali rapporti diplomatici con molti paesi europei e asiatici.
La nuova Costituzione, adottata nel 1992, rinforzò il ruolo centrale del Partito comunista. La leadership vietnamita rassicurò tuttavia gli investitori stranieri con l’introduzione di riforme rivolte a ridurre il peso dello stato nell’economia. Fu infatti avviata la privatizzazione delle imprese statali (ma il settore pubblico, costituito da migliaia di aziende, conservò una grande importanza), incoraggiata la creazione di imprese private e fu introdotto il possesso privato della terra (ma non la proprietà). In pochi anni il Vietnam riportò significativi risultati economici, riuscendo anche a ridurre fortemente l’inflazione; con la rimozione dell’embargo da parte degli Stati Uniti, nel 1994 il paese poté inoltre accedere ai crediti del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale.
Nel 1995 le relazioni tra Washington e Hanoi furono completamente ripristinate. Nello stesso anno il Vietnam entrò a far parte dell’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), diventando uno dei paesi più sviluppati della regione.
| 14. | Rallentamento delle riforme |
La normalizzazione delle relazioni con la Cina, avviata nel 1991, procedette tra molte difficoltà, a causa della disputa per il possesso per le isole Spratly e Paracel, nel mar Cinese meridionale, di grande importanza economica (per la presenza di giacimenti di idrocarburi) e strategica (per il controllo del traffico marittimo tra Medio ed Estremo Oriente). La lotta tra riformatori e conservatori in seno al Partito comunista rallentò il processo di riforma economica, inficiata inoltre da un aumento della corruzione negli apparati politici e pubblici e da innumerevoli scandali finanziari. Nel 1997 i riformisti Trân Duc Luong e Phan Van Khai vennero nominati rispettivamente alla guida dello stato e del governo, mentre quella del partito venne assunta dal conservatore Lê Kha Phieu, ostile all’estensione delle riforme.
Grazie al controllo statale di molti settori strategici dell’economia, il Vietnam venne risparmiato dalla crisi finanziaria che nella seconda metà degli anni Novanta colpì i mercati asiatici; ma ne venne coinvolto in seguito, allorché diminuirono gli investimenti stranieri e le esportazioni verso gli altri paesi della regione. Nel 1997 la rivolta nelle province di Thai Binh e Dong Hoi riportò l’attenzione sulla condizione delle popolazioni rurali e sulla corruzione. Anche le riforme segnarono il passo; nel 1999 il generale Trân Dô, un esponente della vecchia guardia diventato leader di un movimento riformista, venne cacciato dal Partito comunista.
Nel 1999, gli accordi di delimitazione della frontiera terrestre firmati con Pechino suscitarono forti proteste da parte dei settori più nazionalisti, che ritenevano eccessive le concessioni territoriali fatte alla Cina. Con la ripresa delle esportazioni, la situazione economica del paese migliorò, ma rimase profondo il fossato tra il Sud, più sviluppato, e il Nord, dove la principale fonte di reddito per molti milioni di persone consisteva ancora in un’agricoltura di mera sussistenza, resa inoltre problematica dalla devastazione ambientale provocata dall’uso di armi chimiche da parte degli Stati Uniti durante la guerra e dalle ripetute inondazioni.
| 15. | Le relazioni con Washington |
Grazie a un’intensa attività diplomatica, le relazioni tra Hanoi e Washington migliorarono sensibilmente. Nel marzo 2000, in occasione del 25° anniversario della conquista di Saigon (l’attuale Ho Chi Minh) e della vittoria comunista, le autorità vietnamite ricevettero la visita del segretario alla Difesa statunitense. In luglio, dopo un negoziato durato quattro anni, Vietnam e Stati Uniti firmarono un importante accordo commerciale. In novembre, per la prima volta dalla fine della guerra, un presidente statunitense, Bill Clinton, si recò ad Hanoi in visita ufficiale. Nel novembre 2003, dopo 28 anni, una nave della marina statunitense ormeggiò nel porto di Ho Chi Minh; nel dicembre dell’anno successivo atterrò nell’aeroporto della città il primo aereo commerciale statunitense.
Nell’aprile 2001 il contrasto all’interno del IX Congresso del Partito comunista si risolse a favore dei riformatori guidati da Nong Duc Mann, che si impegnò a rilanciare la lotta alla corruzione e la liberalizzazione della vita politica ed economica del paese. Di fatto, però, i contrasti interni al partito bloccarono l’iniziativa del governo. Agli inizi dell’anno la violenta repressione della protesta dei cosiddetti “montagnard” (popolazioni che abitano gli altipiani della parte sudoccidentale del paese) causò un esodo verso la Cambogia e una conseguente emergenza umanitaria.
Nel 2002 Trân Duc Luong e Phan Van Khai vennero confermati alla presidenza e alla guida del governo. Nel 2005 Phan Van Khai si recò in visita ufficiale negli Stati Uniti, la prima di un leader vietnamita dalla fine della guerra.
| 16. | Sviluppi recenti |
Nel 2006, Trân Duc Luong e Phan Van Khai sono sostituiti alla presidenza e alla guida del governo da Nguyen Minh Triet e Nguyen Tan Dung.
Nel gennaio 2007 il Vietnam è accolto nell’Organizzazione mondiale per il commercio. A febbraio gli Stati Uniti si impegnano ad aiutare il Vietnam a risolvere i gravi problemi ambientali e medici causati dall’“agente orange” (vedi Armi chimiche e biologiche), il defoliante utilizzato dalle forze statunitensi durante la guerra. A giugno il presidente Nguyen Minh Triet si reca in visita ufficiale negli Stati Uniti.