| Trova nell'articolo | Letteratura francese | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Letteratura francese Produzione letteraria in lingua francese; se ne stabilisce l’inizio alla fine del secolo XI, quando nel Nord della Francia la lingua volgare derivata dal latino (detta in epoca medievale lingua d’oil) e parlata ancora in diverse varianti dialettali diede vita a forme scritte di chiare finalità artistico-letterarie.
| 2. | Il Medioevo |
Al secolo XI risalgono le prime opere letterarie di una certa importanza: si tratta di lunghi componimenti poetici conosciuti come chansons de geste, che raccontavano le gesta di cavalieri cristiani ed erano composte da menestrelli girovaghi, chiamati jongleurs, che intrattenevano viandanti e corti feudali. In base alle tre fonti principali, a cui gli autori delle chansons de geste si ispiravano, i poemi cavallereschi sono stati suddivisi in tre cicli: carolingio, bretone e classico.
Il ciclo carolingio ha per protagonisti eroi guerrieri in lotta per la difesa della propria religione: la figura centrale è quella di Carlo Magno, rappresentato come campione della cristianità. Il poema epico più famoso di questo ciclo, composto alla fine dell’XI secolo, è la Chanson de Roland.
Il ciclo bretone è basato perlopiù su tradizioni celtiche e ha tra i suoi principali esponenti Chrétien de Troyes e Maria di Francia.
Il ciclo classico è il meno originale e, quindi, il meno importante. Gli autori trassero ispirazione dalla mitologia classica e trasformarono Enea, Alessandro, gli eroi di Tebe, di Troia e di Roma in paladini cristiani: l’opera più famosa di questo ciclo è il Roman d’Alexandre.
Nello stesso periodo venne prodotta anche una forma di letteratura più popolare, costituita da racconti in versi. Il fatto che, inizialmente, queste storie trattassero esclusivamente di argomenti religiosi denota il forte controllo della Chiesa cattolica sulla letteratura. Questo monopolio culturale venne meno quando, in seguito, alcuni autori laici cominciarono a scrivere opere di carattere secolare. Nel XII e XIII secolo fiorì il genere del fabliau e apparvero le satire del Roman de Renart e del Roman de la Rose.
Le Roman de Renart è un’allegoria di 32.000 versi (poi aumentati a 100.000) avente per protagonisti degli animali; in quest’opera, alcune classi sociali medievali come il clero e la nobiltà venivano prese di mira con efficace sarcasmo.
Altra importante opera allegorica del XIII secolo fu il Roman de la Rose, in 18.000 versi, in cui la rosa è il simbolo dell’amore e della donna amata dal poeta, il quale desidera entrare nel giardino a cogliere il desiderato fiore. I primi 4000 versi furono composti da Guillaume de Lorris e i successivi da Jean de Meun. L’opera ebbe, per diversi secoli, un notevole influsso sulla letteratura europea.
Sostenuta da una crescente popolarità, la poesia lirica divenne un genere molto frequentato, soprattutto nella Francia meridionale, che ebbe in François Villon il suo maggior poeta. Le sue opere più importanti, il Piccolo testamento (1456) e il Grande testamento (1461), continuano la tradizione comico-burlesca e contengono, soprattutto il secondo, numerose ballate. Queste opere, che contano complessivamente meno di 2500 versi, introdussero nella poesia francese una vigorosa e originale vena espressiva, rivelando un uomo che, pur manifestando un robusto attaccamento alla vita in tutti i suoi aspetti, condivideva il senso del peccato e l’ossessione per la morte tipici del Medioevo. I componimenti poetici di Villon, grazie alla loro forza e individualità, hanno esercitato una forte influenza sulla poesia lirica sino ai giorni nostri.
La letteratura francese medievale fu caratterizzata da tematiche religiose che gradualmente, e soprattutto in ambito teatrale, cedettero il passo a soggetti profani. Tale produzione consisteva nei drammi liturgici, aventi generalmente per oggetto episodi tratti dalla Bibbia e momenti della passione di Cristo; a partire dal XII secolo, il francese cominciò a essere utilizzato nel drame profane o drame sécularisé, ancora incentrato su tematiche bibliche ma destinato a estendersi, nel XIII secolo, ai miracoli dei santi e della Vergine. In questo periodo apparve anche la prima opera teatrale comica di argomento pastorale, Le Jeu de Robin et de Marion. Per tutto il XIV secolo i temi dominanti rimasero tuttavia quelli religiosi, e anche le scene ispirate alle chansons vennero adattate a questi soggetti. Solo nel secolo seguente, con la crescente popolarità del teatro, la produzione drammatica si svincolò progressivamente dall’influenza della Chiesa.
La prosa anteriore al XVI secolo era rappresentata prevalentemente da romans d’aventure, lunghe versioni in prosa delle chansons, non particolarmente rilevanti, se non per motivi di interesse storico.
Tra i pochi storici che meritano di essere ricordati figurano Geoffroi de Villehardouin e Jean de Joinville, che scrissero cronache relative alle crociate; Christine de Pisan, autrice di piacevoli cronache in versi di argomento cortese; Alain Chartier, che descrisse in versi la disastrosa battaglia di Azincourt. Lo storico più importante fu però Jean Froissart, le cui Chroniques (Cronache) sono una vivace rappresentazione dell’età della cavalleria. Le Mémoires (Memorie, 1524) di Philippe de Commynes, intellettualmente vicino alle teorie del suo contemporaneo Niccolò Machiavelli, costituiscono il primo coerente resoconto di eventi politici narrati secondo l’ottica di uno statista.
| 3. | Il Rinascimento |
Nel XVI secolo la letteratura francese subì l’influenza determinante del Rinascimento italiano: la poesia di Petrarca e la cultura classica, in particolare la filosofia platonica (vedi Neoplatonismo), furono accolte con entusiasmo e incontrarono il favore della corte di Margherita di Navarra. Tra i primi poeti del Rinascimento francese si distinse Maurice Scève, le cui opere riflettono il carattere intellettuale della poesia rinascimentale, dominata da un formalismo espressivo, molto diverso dall’intensità emotiva caratteristica della poesia di Villon e dei poeti confluiti più tardi nel gruppo della Pléiade.
Il Rinascimento raggiunse il vertice espressivo con i poeti della generazione successiva: sette autori che, al seguito di Pierre de Ronsard, formarono il gruppo della Pléiade, inaugurando una nuova epoca letteraria. Le sue odi e i sonetti, molto imitati, l’opera Amours de Cassandre (Amori di Cassandra, 1552) e il poema epico incompiuto La Franciade (1572) fecero di Ronsard il maggiore poeta del secolo. Conformemente alle teorie poetiche di Joachim du Bellay, il secondo per importanza tra i poeti della Pléiade, Ronsard era convinto della necessità di imitare i classici e, con la sua poesia dalle forme metriche perfette, contribuì all’avvento del classicismo.
Le teorie rinascimentali e le nuove concezioni umanistiche si imposero con l’opera di François Rabelais. Nel suo monumentale Gargantua e Pantagruel, epopea comica in cinque libri (1532-1564), Rabelais intendeva esprimere gli ideali di libertà e l’apertura intellettuale in cui l’umanesimo si riconosceva. Pantagruele divenne il portavoce di un ideale di vita basato sulla necessità di un’ampia visione morale che consentisse di vivere una vita sana secondo natura, in nome di una razionale accettazione della realtà. Rabelais sosteneva un realismo che, in germe, era già presente nell’allegoria medievale del Roman de la Rose e che sarebbe stato riproposto nel XVII secolo dal teatro di Molière. Considerato uno dei maggiori scrittori francesi, Rabelais è celebre per la sua vitalità, per la sua capacità inventiva e per la sua illimitata fiducia nelle capacità dell’uomo.
Uno dei maggiori esponenti dell’umanesimo francese fu Michel de Montaigne, autore dei celebri Saggi (pubblicati la prima volta nel 1580 e, in versione riveduta e ampliata, nel 1588), opera scritta in forma autobiografica, in cui espresse le sue convinzioni filosofiche. Fu fautore di un moderato ma universale scetticismo, come mezzo con cui difendersi da frustrazioni e disillusioni e raggiungere la felicità. Nell’elaborazione del suo sistema pedagogico sottolineò l’importanza dell’apertura intellettuale e della ricerca contro ogni forma di passiva acquisizione della conoscenza. In ambito politico e religioso, Montaigne fu un conservatore alla ricerca del benessere collettivo e personale. I Saggi sono, nel complesso, una rappresentazione del primo modello di honnête homme, l’uomo colto, equilibrato e padrone di sé del XVII secolo. Vedi anche Saggio.
| 4. | Classicismo e illuminismo |
Il XVII secolo, noto come le Grand Siècle, è il periodo classico della letteratura francese: fu caratterizzato dal lungo regno di Luigi XIV, durante il quale la Francia raggiunse i vertici del potere e dell’influenza politica e culturale in Europa. Seguì, nel XVIII secolo, l’illuminismo, contraddistinto dalla crisi della potenza francese e dal progressivo coinvolgimento delle forze intellettuali del paese in movimenti rivoluzionari.
| 1. | Il classicismo |
Una delle figure di maggiore rilievo fu quella di François de Malherbe, che, pur non eccellendo come poeta, stabilì i criteri letterari del secolo: razionalità, equilibrio e perfezione formale. Alla diffusione e accettazione di questi modelli contribuirono il salon della marchesa di Rambouillet e l’Académie Française.
Le maggiori figure letterarie del tempo frequentarono assiduamente il salotto letterario della marchesa di Rambouillet, grande sostenitrice della necessità di ricercatezza linguistica, formale e intellettuale. Esibendo un’estrema e a tratti esagerata affettazione, oggetto della satira di Molière in Le preziose ridicole (1659), la marchesa esasperò l’importanza della raffinatezza linguistica, personale e sociale, riflessa anche in quella diatriba tra contenuto e forma che fu oggetto della più controversa questione letteraria del periodo. Altre donne, in particolare la marchesa di Maintenon, influenzarono le tendenze letterarie di quegli anni.
L’Académie Française, che era in origine un’associazione privata di studiosi, divenne nel 1635 un’istituzione statale per volontà di Richelieu. Degli obiettivi che si proponeva il progetto, che prevedeva la redazione di un dizionario, di una grammatica e di un’opera di retorica, solo il primo fu effettivamente terminato e pubblicato. Gran parte della compilazione fu realizzata da Claude Favre Vaugelas, la cui opera Remarques sur la langue française (1647) contribuì a stabilire le norme linguistiche cui riferirsi. Tra gli altri membri dell’Académie si distinsero Valentin Conrart, primo segretario, e poeti come Jean Chapelain, François Maynard, il marchese di Racan e Vincent Voiture. Antoine Furetière, che ne divenne membro nel 1662, fu espulso nel 1685 per aver redatto per proprio conto un Dizionario universale di cui pubblicò un saggio nel 1684. L’opera, edita solo nel 1690, appare oggi impostata su criteri più organici rispetto a quelli adottati dall’Académie.
Nicolas Boileau-Despréaux fu il critico e teorico letterario più importante del periodo classico. Famoso in tutta Europa, influenzò le opere di autori inglesi come John Dryden e Alexander Pope. Deciso sostenitore della ragione, delle leggi naturali e della precisione lessicale, cercò di stabilire delle norme che rendessero la letteratura una disciplina esatta quanto la scienza. Le sue maggiori opere in versi sono le Satire (iniziate nel 1660), le Epistole (iniziate nel 1669) e l’Arte poetica (1674).
Anche Jacques-Bénigne Bossuet, il più celebre predicatore dell’età di Luigi XIV, esercitò una considerevole influenza sulla letteratura di quegli anni. Fu tutore del delfino di corte e rivestì una serie di alti uffici ecclesiastici, diventando il portavoce principale della Chiesa di Francia. I suoi sermoni e le sue Orazioni funebri (1689) sono grandi esempi di retorica classica.
Pierre Corneille fu il primo dei grandi drammaturghi francesi, autore della famosissima tragedia Il Cid (1636 o 1637). Corneille seguì le unità aristoteliche di luogo, tempo e azione, ma la tensione drammatica delle sue tragedie è tutta psicologica e dipende dalle aspirazioni frustrate dei personaggi, che vorrebbero realizzarsi attraverso l’esercizio supremo della volontà. Jean Racine è forse ancora più famoso. Meno retoriche e formali, le sue opere mostrano maggiore naturalezza: le ultime, in particolare, furono vivacizzate da passi lirici, dall’uso di cori e ambientazioni spettacolari e dal passaggio da tematiche classiche (Berenice, 1670; Fedra, 1677) a soggetti biblici (Esther, 1689; Atalia, 1691). In tutte le sue opere teatrali le donne sono protagoniste e la tensione drammatica dipende, soprattutto, da vicissitudini amorose.
Molière è il maggiore autore francese di commedie. Le sue raffinate capacità teatrali, che rendono le sue opere ancora attuali, possono essere attribuite, almeno in parte, al fatto che fu anche attore e regista. Alcune delle sue commedie più note sono: Le preziose ridicole (1659), Tartufo (1664), Il misantropo (1666) e Il borghese gentiluomo (1670). Oggetto della sua satira furono le mode contemporanee, l’affettazione dei salotti letterari e i vizi diffusi, come l’ipocrisia, l’ingenuità, l’avarizia e l’ipocondria.
Alcuni dei più originali scrittori e pensatori francesi del periodo furono seguaci del giansenismo, movimento cattolico ispirato a rigidi principi, che si opponeva ai gesuiti. Tra loro figurano i polemisti Antoine Arnauld e Pierre Nicole e, soprattutto, Blaise Pascal, filosofo, fisico, matematico e mistico. Nei Pensieri (1670), egli arrivò alla conclusione che certe realtà spirituali sfuggono alle possibilità di comprensione della ragione umana.
Tra gli altri importanti scrittori del periodo vanno menzionati i due moralisti François de la Rochefoucauld e Jean de la Bruyère. La Rochefoucauld, considerato uno dei maggiori scrittori di epigrammi del tempo, fu autore delle Massime (1665), in cui combinò la capacità di introspezione psicologica con una concisione che conferisce eleganza ed equilibrio a ogni singolo epigramma. Il giudizio morale che La Bruyère diede della sua epoca fu decisamente più severo. Il suo capolavoro, I caratteri (1688), è una raccolta di epigrammi disseminata di riflessioni sui diversi caratteri e una satira contro coloro che incarnano vizi e debolezze del tempo.
Il maggiore autore di romanzi del periodo fu la contessa Marie-Madeleine de la Fayette, autrice di La Principessa di Clèves (1678), considerato il primo romanzo psicologico moderno.
Jean de la Fontaine, poeta vicino a Racine e ai grandi moralisti, è uno dei massimi autori del periodo. Per le sue Favole (1668-1694) trasse materia e struttura dalle favole di Esopo e Fedro, conferendo loro la scorrevolezza e il coinvolgimento narrativo tipici del racconto. La scelta di usare animali come protagonisti gli consentì di dare libero sfogo all’arguzia, alla fantasia, all’umorismo e alla sua capacità di cogliere le debolezze umane.
| 2. | L'illuminismo |
La cosiddetta Età dei Lumi (XVIII secolo) fu così definita perché la maggior parte degli sforzi intellettuali furono volti a dissipare la superstizione e l’oscurantismo della Chiesa e di altre dottrine istituzionalizzate. Ne furono precursori François de Salignac de la Mothe Fénelon, Bernard le Bovier de Fontenelle e Pierre Bayle. Nella sua Histoire des oracles (La storia degli oracoli, 1687), Fontenelle propose un’interpretazione in chiave razionale e psicologica dell’origine delle religioni, mentre Fénelon difese la libertà religiosa nelle Avventure di Telemaco (1699), scritto come guida per il suo allievo, il duca di Borgogna.
Grande fu l’influenza culturale dei Pensieri sulla cometa (1682) e, in particolare, il Dizionario storico-critico (1695-1697) di Pierre Bayle, opere di grande erudizione, imbevute di un assoluto scetticismo religioso supportato da esempi e argomentazioni.
Voltaire resta la figura più rappresentativa dell’illuminismo francese. Nelle sue Lettere filosofiche, condannò il modo in cui la Chiesa, a suo parere, approfittava delle debolezze umane; attaccò anche i sistemi teistici e l’ottimismo di filosofi, teologi e riformatori, in particolare quelli del filosofo tedesco Leibniz e del filantropo inglese Anthony Cooper, terzo conte di Shaftesbury. I contemporanei lo considerarono soprattutto un filosofo e le sue opere satiriche, come il romanzo Candido (1759), furono a lungo dimenticate.
L’empirismo inglese di Francesco Bacone e John Locke ebbe seguaci anche in Francia, soprattutto in Etienne Bonnot de Condillac. I razionalisti francesi rifiutarono la filosofia scolastica e diffusero le nuove concezioni meccanicistiche esposte poi nell’Encyclopédie, un’opera destinata a dare un’interpretazione sistematica a tutto il sapere umano. Quest’impresa straordinaria fu diretta da Denis Diderot, la cui produzione più strettamente letteraria comprende diverse opere, tra cui Il nipote di Rameau (scritto nel 1761, ma pubblicato, dopo numerose vicissitudini, solamente nel 1890). Collaborarono all’Encyclopédie autorevoli naturalisti, etnologi, filosofi, economisti e statisti contemporanei di Voltaire.
Il pensiero politico moderno fu considerevolmente influenzato da Lo spirito delle leggi (1748) di Montesquieu.
Le opere narrative del XVIII secolo, quando non erano racconti filosofici come quelli di Voltaire, erano scritte sul modello della Principessa di Clèves. Proprio come questo romanzo, anche Manon Lescaut (1731) dell’abbé Prévost e La vita di Marianna (1731-1741) di Pierre de Marivaux erano incentrati esclusivamente su due personaggi e sulle crisi della loro storia d’amore. Molto più arguto e complesso fu invece lo scandaloso romanzo di intrigo sociale Le relazioni pericolose (1782) di Pierre-Ambroise Choderlos de Laclos.
Il naturalista Georges-Louis Leclerc Buffon dedicò tutta la vita alla compilazione della monumentale Storia naturale (36 volumi, 1749-1788), che costituisce una parte di quella vasta impresa di riclassificazione della flora e della fauna di cui si interessarono i naturalisti del XVIII secolo.
Jean-Jacques Rousseau, sebbene sia oggi ricordato soprattutto per le Confessioni (1782), influenzò in modo rivoluzionario il pensiero politico del tempo con l’opera Il contratto sociale (1762), in cui il rapporto tra individuo e società è visto come un contratto attraverso il quale l’individuo rinuncia ad alcuni diritti personali in cambio della parità di condizione sociale e della mutua assistenza. Rousseau rivoluzionò anche il pensiero educativo con il romanzo pedagogico Emilio (1762), mentre in campo narrativo anticipò tendenze romantiche nel romanzo epistolare Giulia o La nuova Eloisa (1761).
Va ricordata, infine, l’opera di André Chenier, ghigliottinato all’età di 31 anni. Benché prima della morte avesse già scritto un considerevole numero di ottimi componimenti, le sue capacità poetiche erano appena agli inizi del loro periodo più maturo. Caratterizzata da una limpida bellezza, la sua poesia è considerata da critici autorevoli tra i maggiori esempi della letteratura francese settecentesca.
Nel periodo successivo alla Rivoluzione francese i maggiori autori furono Joseph de Maistre, che si soffermò nostalgicamente sulle glorie dell’Ancien Régime, e François-René de Chateaubriand che, con il suo individualismo, la sua celebrazione della natura e la sua enfasi sui valori estetici della religione, anticipò l’avvento del romanticismo.
| 5. | Il XIX secolo |
Nella Francia del XIX secolo emersero numerosi gruppi letterari: dapprima i romantici, poi i realisti, i parnassiani, i simbolisti e i naturalisti.
| 1. | Il romanticismo |
Nonostante le sue tendenze politiche radicali, Madame de Staël anticipò nei suoi romanzi interessi e forme romantiche; Corinna (1807) è considerato il suo capolavoro.
I romantici intendevano infrangere le regole e superare le limitazioni imposte dall’estetica neoclassica per dare più spazio all’espressione dell’emotività. Il maggiore tra i primi romantici fu Alphonse de Lamartine e il più produttivo e deciso esponente del movimento fu Victor Hugo, che con Ernani (1830) usò il palcoscenico per diffondere le teorie romantiche. Condividevano le sue idee romanzieri come Alexandre Dumas padre, Théophile Gautier e poeti come Alfred de Vigny, Alfred de Musset e Charles Nodier. La letteratura romantica fu influenzata, e influenzò a sua volta, correnti analoghe in pittura e musica, che ebbero i loro maggiori esponenti nell’artista Eugène Delacroix e nel compositore Ambroise Thomas.
Anche in letteratura trovò espressione il contrasto tra teorie rivoluzionarie e reazionarie che si sviluppò dopo la restaurazione della monarchia francese nel 1815. Accanto ai maggiori scrittori conservatori già citati, vanno ricordati, tra i radicali, il poeta Pierre-Jean de Béranger, George Sand, protofemminista e autrice di opere che anticipavano il romanzo sociale, lo storico Jules Michelet, che esaltò la Rivoluzione francese, e infine alcuni precursori del socialismo, tra i quali Saint-Simon, Charles Fourier, Pierre-Joseph Proudhon e Louis Blanc. Mantennero invece una posizione neutrale gli storici F.P.G. Guizot, Adolphe Thiers, Augustin Thierry e Benjamin Constant, il cui romanzo più famoso fu Adolphe (1816), storia del suo tempestoso rapporto con Madame de Staël.
| 2. | Il realismo |
Honoré de Balzac può essere considerato lo scrittore che collega il movimento romantico al realismo: la sua intensità, varietà e moderata libertà formale lo avvicinano ai romantici, mentre tipici del realismo sono l’osservazione accurata e l’interesse per i dettagli. La sua ambiziosa opera, La commedia umana ( 1829-1847), è una raccolta di romanzi e racconti collegati tra loro. I personaggi, che appartengono a diverse classi sociali ed esercitano diverse professioni, offrono un panorama quanto mai ampio della realtà sociale del XIX secolo in Francia.
Altri grandi scrittori realisti furono Stendhal, Gustave Flaubert e Prosper Mérimée. Già Balzac riconobbe e lodò l’acuta capacità di analisi di Stendhal, anticipatore del moderno romanzo psicologico; le sue opere maggiori sono Il rosso e il nero (1830) e La Certosa di Parma (1839). L’accurato realismo di Flaubert, nella cui opera personaggi e situazioni si delineano attraverso la progressiva accumulazione di dettagli realistici, trovò la sua massima espressione in Madame Bovary (1857). Mérimée, nonostante alcune caratteristiche romantiche, è considerato un realista in virtù della verità psicologica delle sue caratterizzazioni. Le sue opere migliori sono rappresentate da lunghi racconti come Colomba (1840) e Carmen (1845).
Il maggior critico francese, Charles-Augustin Sainte-Beuve, può essere considerato un realista, pur essendo stato inizialmente un seguace del romanticismo. Convinto che il compito principale del critico non fosse quello di giudicare bensì di capire, egli analizzò i fattori biografici e ambientali che condizionavano l’opera letteraria. I suoi saggi più noti, che figurano tra i primi e forse i migliori esempi di critica sociologica e psicologica, sono Ritratti femminili (1844), Ritratti contemporanei (1846) e Conversazioni del lunedì (15 volumi, 1851-1862).
| 3. | Parnassianesimo e simbolismo |
In poesia, la reazione al romanticismo cominciò con Smalti e cammei (1852) di Théophile Gautier, che in gioventù era stato esponente di spicco del movimento romantico. La reazione contro le tendenze romantiche continuò con i parnassiani, i più noti dei quali furono Leconte de Lisle, Sully Prudhomme e José de Heredia. Questi poeti ricercarono e raggiunsero una bellezza misurata, impersonale e raffinata in opere che rappresentano un ritorno al classicismo, piuttosto che un superamento del romanticismo. Si distinse solo Charles Baudelaire: sebbene la purezza formale delle sue poesie fosse analoga a quella dei parnassiani, egli fu decisamente più personale nell’esprimere amarezza, sofferenza e disperazione. Il suo capolavoro è I fiori del male (1857), la cui pubblicazione fu sospesa finché le parti ritenute offensive non furono soppresse.
Baudelaire esercitò una profonda influenza sui simbolisti, talvolta definiti con disprezzo decadenti. La loro opera fu caratterizzata dall’interesse per la sperimentazione poetica soprattutto attraverso il verso libero (vedi Metrica). Tra gli esponenti di questo movimento figurano Paul Verlaine, Henri de Régnier, Stéphane Mallarmé, Lautréamont, Tristan Corbière, Charles Cros e Jules Laforgue. L’opera di Lautréamont I canti di Maldoror (1869) influenzò, successivamente, i surrealisti. Anche diversi scrittori belgi, tra cui Georges Rodenbach, Emile Verhaeren e Maurice Maeterlinck, furono suggestionati dal simbolismo. Il più influente tra gli esponenti di tale corrente letteraria fu Arthur Rimbaud, che scrisse la maggior parte dei suoi componimenti, intensi e vigorosi, prima dei diciannove anni. Per il suo carattere vago e allusivo, la poesia dei simbolisti presenta delle analogie con i dipinti impressionisti di Claude Monet e con le composizioni del musicista Claude Debussy.
In prosa, diversi scrittori adottarono la scrittura allusiva del simbolismo: tra gli altri, il critico letterario Remy de Gourmont, Henri de Régnier, noto anche per le poesie simboliste, ed Edouard Dujardin, nel cui romanzo Les Lauriers sont coupés (Gli allori sono tagliati, 1888) compare per la prima volta la tecnica del monologo interiore.
| 4. | Naturalismo |
Verso la fine del XIX secolo alcune tendenze realistiche evidenti nell’opera di Flaubert si svilupparono dando origine al movimento del naturalismo, che considerava l’ambiente e l’ereditarietà come i fattori da cui dipende l’azione umana. Ispiratore di questo movimento fu il critico e storico Hippolyte Taine, autore di una Histoire de la littérature anglaise (Storia della letteratura inglese, 1863-64). Taine sosteneva che la virtù e il vizio fossero prodotti sociali così come certe sostanze sono prodotti naturali e che la cultura fosse il risultato di influenze formative come la razza e il clima. Il naturalismo ebbe la sua prima espressione nel romanzo Germinie Lacerteux (1864) di Edmond e Jules de Goncourt. Dopo la morte del fratello, Edmond de Goncourt (che finanziò il prix Goncourt, prestigioso premio letterario francese) scrisse diversi romanzi che influenzarono l’opera di Alphonse Daudet, noto per i suoi racconti ambientati in Provenza (Lettere dal mio mulino, 1869) e per il senso dell’umorismo.
Una completa adesione ai principi del naturalismo caratterizzò l’opera di Emile Zola, che divenne il principale esponente del movimento e portavoce del determinismo storico di Taine. Il metodo letterario di Zola trovò espressione nei romanzi L’Assommoir (1877), Nana (1880) e Germinal (1885), talmente influenti che nel 1887 Edmond de Goncourt e Daudet, con cinque discepoli di Zola, fondarono un gruppo di opposizione, cui si deve un manifesto contro il romanzo La Terra (1888) di Zola. A lui si contrappose anche Paul Bourget, conosciuto per il romanzo Il discepolo (1889). Attribuendo maggiore importanza alle cause psicologiche rispetto a quelle ambientali, Bourget mise in evidenza un aspetto del naturalismo trascurato da Zola. Per quanto concerne il genere del racconto, insuperato maestro fu Guy de Maupassant, seguace di Flaubert e autore di raccolte come Palla di sego (1880), Mademoiselle Fifi (1882), Racconti della beccaccia (1883), oltre che di celebri romanzi come Una vita (1883) e Bel Ami (1885).
Ernest Renan, critico e storico molto influente, si oppose sia al materialismo di Taine sia all’individualismo romantico di Michelet. Scrittore ricordato soprattutto per Storia delle origini del cristianesimo (1863-1883), Renan influenzò romanzieri come Pierre Loti, Maurice Barrès e Anatole France.
Anatole France espresse in tono ironico visioni sociali analoghe a quelle di Zola. Nelle sue opere descrisse le forze irrazionali della società, manifestando pietà per i deboli e rabbia contro gli abusi di potere. I racconti realistici, tra cui Crainquebille (1901), e le satire fantastiche L’isola dei pinguini (1908) e La rivolta degli angeli (1914) sono, da questo punto di vista, le sue opere più caratteristiche. Altro grande autore dell’Ottocento fu il naturalista Jean-Henri Fabre, i cui piacevoli studi sulla vita degli insetti sono diventati un modello per la letteratura scientifica indirizzata a un pubblico non specializzato.
| 6. | Il XX secolo |
La letteratura francese del XX secolo fu condizionata dall’esigenza di cambiamento che caratterizzò l’intera vita culturale della nazione. Ai nuovi criteri estetici del simbolismo si aggiunsero influenze straniere, come la danza moderna, introdotta dalla ballerina americana Isadora Duncan, il balletto russo moderno, la musica del compositore Igor Stravinskij, l’arte primitiva e, in letteratura, l’impatto con la narrativa di due grandi autori otto-novecenteschi: il russo Fëdor Dostoevskij e l’irlandese James Joyce.
Du côté de chez Swann (1913, tradotto per la prima volta in italiano nel 1946 da Natalia Ginzburg col titolo La strada di Swann), il primo volume di A la Recherche du temps perdu (16 volumi, 1913-1927) di Marcel Proust, è considerato il maggiore romanzo psicologico di ogni tempo. Romain Rolland, il cui romanzo più famoso è Jean Cristophe (10 volumi, 1904-1912), trascorse in Svizzera gli anni della prima guerra mondiale, indirizzando ai soldati appelli pacifisti. André Gide affrontò il problema della libertà e delle responsabilità che essa comporta nei romanzi L’immoralista (1902) e La porta stretta (1909), mentre in Jean Barois (1913) Roger Martin du Gard analizzò il conflitto tra le principali tendenze culturali di fine secolo.
Tra gli autori di estrazione cattolica si distinsero Francis Jammes, poeta mistico e autore di romanzi, e François Mauriac, che nei suoi romanzi, opere teatrali e poesie affrontò il problema del male, del peccato, della debolezza e della sofferenza. Gli autori che più lo influenzarono furono Pascal, Racine e Baudelaire.
Jean Cocteau operò in diversi ambiti artistici: scrisse la raccolta poetica Canto fermo (1923), il romanzo I ragazzi terribili (1929), l’opera teatrale La macchina infernale (1934) e opere critiche, e realizzò il film Il sangue del poeta (1930) e balletti.
Jean Giraudoux divenne famoso grazie alle sue descrizioni della vita di provincia (Le Provinciali, 1909) e fu in seguito apprezzato come autore di straordinaria intensità e originalità grazie ai suoi romanzi di guerra, uno dei quali ricevette il Grand prix Balzac. Fu anche autore drammatico: tra le sue opere, le più famose sono Amphitryon 38 (1929) e La pazza di Chaillot (1945).
Jules Romains passò dal teatro al romanzo. In Les Hommes de bonne volonté (Gli uomini di buona volontà, 1932-1946) tracciò in 27 volumi un ambizioso affresco della società francese contemporanea. L’opera si basa sulla dottrina da lui formulata dell’“unanimismo”, secondo la quale ogni individuo è tutt’uno con la società in cui vive.
Guillaume Apollinaire fu poeta e autore di manifesti culturali. Il suo Les peintres cubistes (I pittori cubisti, 1913) sostenne la rivoluzione cubista in pittura, mentre le sue opere poetiche Alcools (1913) e Calligrammi (1918) influenzarono i giovani poeti surrealisti. Il poeta, drammaturgo e apologista cattolico Paul Claudel si mantenne sempre al di fuori di ogni cenacolo letterario. Il sentimento religioso caratterizza la sua opera ed è la fonte d’ispirazione delle sue raccolte poetiche e opere teatrali (Il libro di Cristoforo Colombo, 1930). Il Théâtre du Vieux-Colombier, fondato nel 1913 dall’attore e critico teatrale Jacques Copeau, contribuì a incoraggiare giovani autori come Claudel. Durante la sua prima stagione furono rappresentate, tra le altre, opere di Claudel e di Martin du Gard.
Paul Valéry, inizialmente influenzato dal simbolismo, divenne uno dei maggiori poeti del tempo con interessi filosofici. Interessato alla tecnica poetica, cercò di esprimere le sue idee all’interno di una struttura formalmente rigorosa; come Mallarmé, accettò la poetica che aveva inaugurato Baudelaire con le sue traduzioni delle opere di Edgar Allan Poe e le sue opere successive. Un’intensa musicalità caratterizza i versi di Valéry, convinto che la poesia simbolista dovesse cercare di riconquistare proprio attraverso la musica ciò che pertiene alla poesia. Quanto alla struttura metrica, egli si affidò alle regole della poesia classica, sostenendo che, per scrivere poesia, fosse necessario un certo grado di rigore tecnico.
I romanzi di Henry de Montherlant spaziano dallo sport (Les Olympiques, 1924) al ruolo della donna nella società moderna (Ragazze, 1936-1939). Come Mauriac e Giraudoux, Montherlant passò al teatro, scrivendo tragedie storiche (La regina morta, 1942) e altre opere ambientate in epoca moderna.
L’importanza di Colette fu riconosciuta dai critici con notevole ritardo a causa, forse, del troppo rapido successo di pubblico e della mole eccessiva della sua opera (pubblicò oltre 80 volumi). Riconobbero precocemente la sua importanza Marcel Proust e André Gide in Francia e Somerset Maugham in Inghilterra. La grazia spontanea e la capacità di penetrazione psicologica, che caratterizzano romanzi come Chéri (1920) e Gigi (1945), la avvicinano ai maggiori esponenti del realismo psicologico.
| 1. | La prima guerra mondiale |
Il fuoco (1916), resoconto realistico della prima guerra mondiale scritto da Henri Barbusse, e Les Croix de bois (Le croci di legno, 1919) di Roland Dorgelès, opera influenzata dalla precedente, anticipano i romanzi pacifisti pubblicati alla fine degli anni Venti in Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti. Il saggista André Maurois scrisse in tono umoristico le sue memorie di guerra in Les Silences du Colonel Bramble (I silenzi del colonnello Bramble, 1918) e fu in seguito autore di alcune biografie romanzate, tra cui Ariel, ou la vie de Shelley (Ariel, o la vita di Shelley, 1923). La delicata ironia con cui il medico Georges Duhamel affrontò la guerra in Vita dei martiri (1917) lo distingue sia da coloro che interpretarono la guerra come un’esperienza eroica, sia da coloro che non videro in essa altro che orrori.
| 2. | Dadaismo e surrealismo |
Gli ultimi anni della prima guerra mondiale furono caratterizzati, in Francia, Germania, Svizzera e Stati Uniti, dal movimento dadaista, cui aderirono giovani poeti e pittori in rivolta contro tutte le tradizionali forme artistiche del passato. Attorno al 1923, alcuni membri di questo gruppo, guidati da André Breton, diedero vita a un nuovo movimento che chiamarono, con un termine ideato da Apollinaire, surrealismo. Leader e portavoce del movimento fu Breton, che unì agli interessi per la psicoanalisi freudiana l’entusiasmo per la poesia di Rimbaud, dando così vita a una filosofia dell’arte e della vita in cui i valori fondamentali erano quelli dettati dal subconscio. Nonostante i numerosi attacchi subiti, il surrealismo non era un fenomeno avulso da una certa tradizione letteraria francese e aveva i suoi ispiratori in alcuni grandi autori del passato: Lautréamont, Baudelaire, Cros, Rimbaud e, più in generale, i simbolisti.
A causa del carattere autoritario di Breton, in costante attrito con gli altri membri, il gruppo variò molto la sua composizione. Tra le figure di maggior rilievo si distinse Louis Aragon, passato dal dadaismo al surrealismo nel 1924 e autore di raccolte poetiche tra cui Feu de joie (Fuoco di gioia, 1920). Nel 1928, nel Traité du style (Trattato di stile), negò le idee di cui la sua poesia si era sino ad allora nutrita; nel 1930, passato al comunismo, fu espulso dal movimento surrealista. Divenne famoso in patria e all’estero con i romanzi Le campane di Basilea (1934) e Les beaux quartiers (I bei quartieri, 1936); tornò alla poesia in occasione dell’occupazione tedesca della Francia nella seconda guerra mondiale.
Il surrealismo ebbe forse il suo maggiore poeta in Paul Eluard. Dopo un’iniziale esperienza dadaista, egli elaborò un atteggiamento più distaccato, che si espresse nelle poesie di Les Necéssités de la vie et les Conséquences des rêves (Le necessità della vita e le conseguenze dei sogni, 1921). Dopo la sua adesione al movimento surrealista attorno al 1923, Eluard scrisse poesie che esaltavano l’amore, inteso come parte di uno spirito universale. Nelle sue poesie l’immagine si sviluppa come pura emanazione del poeta stesso e non ha alcuna connessione con la realtà esterna come entità a sé stante. Le raccolte scritte negli anni della seconda guerra mondiale, Poesia e verità (1942) e Appuntamento con i tedeschi (1945), adottano la stessa tecnica di espressione per immagini per lamentare la sconfitta della Francia e lodarne la Resistenza.
Philippe Soupault, che fu tra i primi ad aderire al surrealismo, fu disconosciuto dai compagni nel 1930 per aver rinnegato i principi fondamentali del movimento in Henri Rousseau, le Douanier (Henri Rousseau, il Doganiere, 1927) e William Blake (1928). Ebbero un discreto successo Charlot, dedicato alla figura di Charlie Chaplin, e Souvenirs de James Joyce (Ricordi di James Joyce, 1944), in cui raccontò la sua esperienza di traduttore dell’Ulisse di Joyce.
| 3. | Altre tecniche e altre tematiche |
Alcuni autori cercarono di esprimere lo spirito del loro tempo in modo diverso da quello dei surrealisti. Uno di questi fu André Malraux, che, avendo vissuto l’esperienza della rivoluzione e della controrivoluzione cinesi, rimase legato a una visione del mondo costantemente oscurata dall’idea della morte. I suoi romanzi più famosi sono La condizione umana (1933), ambientato durante la rivoluzione in Cina, e Il tempo del disprezzo (1935), in cui parla dei movimenti clandestini antinazisti in Germania; La speranza (1938), sulla guerra civile spagnola. Lo scrittore statunitense Julien Green, autore di opere in francese, descrisse la vita nella provincia francese in romanzi come Adrienne Mesurat (1927) e Leviatan (1929) e la vita in America in Mont Cinère (1926) e Moira (1950).
Antoine de Saint-Exupéry fu riconosciuto come il maggior autore della sua generazione. Il suo capolavoro è Il piccolo principe (1943), una delicata favola che ha riscosso un successo universale tanto fra i bambini quanto fra gli adulti.
Il mondo letterario tra le due guerre venne sconvolto dall’apparizione di un nuovo rivoluzionario narratore, Louis Ferdinand Céline, che con i suoi romanzi Viaggio al termine della notte (1932) e Morte a credito (1936) stravolge la prosa francese adottando ritmi sintattici e inserti lessicali presi dal parlato. La violenza espressiva dello stile trova corrispondenza nella cruda e cinica rappresentazione del mondo narrato.
Marguerite Yourcenar, nata a Bruxelles, è nota per la classica purezza del suo stile e per la sua vasta cultura. Nella sua ricca produzione vanno segnalati il romanzo storico Memorie di Adriano (1951) e una biografia della sua famiglia (Care memorie, 1973). Nel 1980 fu la prima donna chiamata a far parte dell’Académie Française. Assai diversi sono i racconti d’amore, in parte autobiografici, di Françoise Sagan, una delle prime autrici le cui opere furono pubblicate dopo la seconda guerra mondiale: con il primo romanzo Buongiorno tristezza (1954) vinse il Prix des critiques e ottenne grande popolarità.
Merita un posto tra i migliori poeti del secolo Saint-John Perse. La sua opera intitolata Anabasi (1924) descrive una figura paradossale di poeta, che si mantiene distaccato dalle esperienze umane e al tempo stesso vi è profondamente coinvolto. Il suo atteggiamento di equilibrata partecipazione alla vita è evidente in Segnali di mare (1957), il suo componimento poetico più lungo. Anche René Char si distinse tra i poeti della sua generazione: abbandonate le teorie surrealiste, cui aveva aderito negli anni Trenta, partecipò alla Resistenza. Le sue poesie più belle, scritte tra il 1940 e il 1944, sono raccolte in Fogli di Hypnos.
| 4. | L'esistenzialismo |
L’esistenzialismo si affermò in Francia negli anni Quaranta ed ebbe nel filosofo, drammaturgo e romanziere Jean-Paul Sartre il suo principale esponente. Fu una corrente filosofica e letteraria incline a una visione pessimistica dell’esistenza umana, ritenuta un’esperienza frustrante, priva di alcuna finalità: tali convinzioni furono espresse da Sartre in L’essere e il nulla (1943). Nelle sue opere teatrali (Le mosche, 1943; A porte chiuse, 1944 e Le mani sporche, 1948), Sartre si soffermò su problemi di cui si era già interessato prima della guerra nel romanzo La nausea (1938). Nella trilogia Le vie della libertà (1945-1949) mostrò un individuo senza illusioni ma consapevole della necessità di farsi carico delle proprie responsabilità sociali e morali. Sua compagna e fedele seguace per tutta la vita fu Simone de Beauvoir, autrice dei Mandarini (1954) e della Cérémonie des adieux (La cerimonia degli addii, 1981). Anche Albert Camus fu condizionato dal clima culturale di quegli anni, in particolare nell’opera teatrale Caligola (1944); nei suoi due romanzi più riusciti, Lo straniero (1942) e La peste (1947), riconobbe tuttavia il valore e la necessità dell’impegno umano.
| 5. | Le ultime tendenze |
Negli anni Cinquanta si affermarono in Francia due scuole letterarie di tipo sperimentale. Il teatro dell’assurdo trovò la sua massima espressione nelle opere del drammaturgo di origine rumena Eugène Ionesco, in quelle di Samuel Beckett (autore irlandese che scrisse anche in francese) e di Jean Genet. Opere come Aspettando Godot (1953) di Beckett e I negri (1959) e I paraventi (1961) di Genet esemplificano le tendenze di questo teatro, che rifiutava l’analisi psicologica e il contenuto ideologico delle opere influenzate dall’esistenzialismo.
Contemporaneamente si affermò anche l’antiromanzo, noto anche come Nouveau Roman (termine coniato da Sartre per definire un’opera di Nathalie Sarraute), che guadagnò consensi soprattutto attraverso i romanzi e le teorie della Sarraute, di Claude Simon, Alain Robbe-Grillet e Michel Butor. Come già i drammaturghi, questi nuovi autori si opponevano al romanzo psicologico tradizionale ed erano favorevoli a una rappresentazione del tutto oggettiva del mondo esterno. Sentimenti ed emozioni non vengono descritti direttamente; il lettore ha il compito di coglierli istituendo legami e rapporti tra i personaggi e ciò che essi vedono e toccano. Inaugurò questa nuova tendenza Ritratto d’ignoto (1947) di Nathalie Sarraute, seguito nel 1957 da La gelosia di Robbe-Grillet e La modificazione di Butor. Utilizzò frequentemente la tecnica del flusso di coscienza Claude Simon, autore di corposi romanzi storici, il più riuscito dei quali è La strada delle Fiandre (1960).
Negli anni Settanta e Ottanta (il 1980 è stato l’anno della scomparsa di due grandi nomi della letteratura e della critica letteraria francese: Jean-Paul Sartre e Roland Barthes), il concetto stesso di “modernità” iniziò a essere messo in discussione: derivata da analoghe riflessioni sull’arte e sulla società negli Stati Uniti, fa la sua comparsa nella cultura europea la nozione di “postmodernità”.
Sul piano letterario questa crisi sembra manifestarsi con il diffondersi dell’adozione di un’estetica del frammento: con risultati artistici assai differenti tra loro, molti scrittori rivelarono una predilezione per la variazione eclettica e per l’incompiutezza espressiva, facendo spesso ricorso a procedimenti retorici come la citazione o la parodia, sintomatici esempi di una presa di distanza dalla scrittura e dalla parola, del discorso elaborato e concluso che vorrebbe dare una visione del mondo falsamente coerente.
In campo critico fecondi contributi continuavano a derivare dall’incontro di metodologie d’analisi differenti, come la psicoanalisi, la linguistica o la semiologia: secondo le indicazioni della “Nouvelle critique” il testo letterario veniva finalmente interpretato nella sua inscindibile integrità di contenuto e forma, di significato e significante. La peculiarità di un oggetto letterario veniva anzi individuata nella realizzazione “retorica” e stilistica (il suono, la metrica, il linguaggio) dei contenuti più vari. Critici come Georges Poulet, Jean-Pierre Richard e soprattutto Jean Starobinski svilupparono un’analisi delle forme dell’immaginario letterario e la scuola strutturalista, sulla scorta di contributi di studiosi fondamentali come Roland Barthes e Gérard Genette, impose le sue metodologie d’indagine scendendo in aperto conflitto con la tradizionale critica accademica.
Interessanti furono le indagini sullo specifico letterario che caratterizza la scrittura femminile: autrici di grande prestigio critico e letterario come Julia Kristeva o come Marguerite Duras ne tentarono una teorizzazione.
La poesia sembrò ritrovare un’ispirazione “umanista”, andando a riscoprire l’essenza dell’uomo a partire dal linguaggio. Tuttavia le difficoltà comunicative dell’espressione poetica nel mondo contemporaneo, apparentemente insormontabili, fanno sì che i poeti debbano essere considerati dei creatori isolati. Se le voci più significative della poesia francese degli ultimi decenni possono essere considerate quelle di Roger Caillois, Aimé Césaire e Yves Bonnefoy, è la messa in discussione dello statuto stesso di poesia come genere letterario distinto dagli altri a rendere difficoltoso un inventario delle forme poetiche contemporanee. Considerata ormai più come una pratica letteraria che come genere autonomo, la poesia, intesa come arte del linguaggio, investe e assorbe in sé domini espressivi come quelli del teatro, della narrativa, della critica stessa.
Nell’ambito della narrativa autori come Georges Perec e Jacques Roubaud, sulla traccia mostrata già alcuni decenni prima dalla poliedrica attività letteraria di Raymond Queneau, dando vita con l’OuLiPo (Ouvroir de littérature potentielle, Officina di letteratura potenziale) a un fervido laboratorio di scrittura sperimentale, rinnovano il genere sottomettendolo al fecondo arbitrio delle costrizioni testuali (limitazioni di genere sintattico, lessicale, grafico, o addirittura matematico) e ricavando dall’aspetto ludico della letteratura originalissime forme di espressione.
Un ritorno alla materia autobiografica nel romanzo si può rilevare nella narrativa di Michel Leiris, ma nutrita è la schiera di narratori che privilegiano un ritorno alle forme tradizionali del racconto da Michel Tournier a Jean-Marie Gustave Le Clézio (che pur è partito da premesse vicine al nouveau roman), da Philippe Sollers a Patrick Modiano. Grande successo internazionale hanno avuto, a partire dalla fine degli anni Ottanta, i romanzi di Daniel Pennac.
Il teatro contemporaneo, molto più che in passato, riconosce alla figura del regista un ruolo fondamentale nella creazione drammaturgica. Il lavoro di lettura-interpretazione di registi come Patrice Chéreau, Antoine Vitez e Ariane Mnouchkine si concretizza in adattamenti scenici che, contaminando i più vari modi espressivi dalla musica al mimo alla danza, diventano delle vere ricreazioni testuali. Dalla fine degli anni Settanta inoltre si sono messi in luce nuovi scrittori di teatro, come Jean Vauthier, Bernard-Marie Koltès e la stessa Marguerite Duras.