| Malattie professionali e ambientali | Articolo | ||||
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| 2. | Malattie ambientali |
La società industriale ha introdotto nell’ambiente migliaia di sostanze chimiche, quali il DDT, il cloruro di vinile, l’acrilonitrile, il dibromoetano, l’amianto; inoltre, ha aumentato la concentrazione di elementi in precedenza presenti nell’ambiente in concentrazioni non nocive, come il piombo, il mercurio, l’arsenico, il cadmio. Particolarmente preoccupante è il potenziale cancerogeno ritardato di queste sostanze, come nel caso del tumore al polmone, del tumore al fegato da cloruro di vinile e della leucemia da benzene.
Le radiazioni ionizzanti, cioè quelle capaci con la loro energia di espellere un elettrone da un atomo di idrogeno, comprendono i fotoni e le particelle corpuscolate; la loro energia, misurata in gray, provoca danni ai tessuti proporzionali alla dose (dose-dipendenti). Le informazioni ottenute dallo studio di persone irradiate totalmente, perché vittime di guerre nucleari o perché investite dalla fuoriuscita di materiale radioattivo proveniente da incidenti a centrali nucleari, hanno evidenziato il legame esistente tra esposizione a bassi dosaggi e comparsa di tumori; l’esposizione a dosaggi superiori può invece condurre rapidamente a morte per aplasia midollare, necrosi intestinali e lesioni cardiovascolari o neurologiche.
I principali fattori fisici che possono provocare danni sono i traumi e il rumore. Attenzione particolare viene riservata allo studio dell’inquinamento elettromagnetico (o elettrosmog) che, proveniente dalle linee elettriche ad alta tensione e dai telefoni cellulari, sembra essere responsabile di una aumentata incidenza di leucemie e tumori cerebrali.
Il modo in cui le malattie ambientali si esprimono dipende da come l’agente ambientale penetra nell’organismo, da come viene metabolizzato e dalla via di escrezione. Pelle, polmoni, fegato, reni e sistema nervoso sono i principali organi colpiti. Particolarmente preoccupante è la capacità di molti agenti ambientali di causare vari tipi di cancro, malattie congenite o aborti spontanei (per esposizione fetale), nonché mutazioni delle cellule germinali che possono causare malattie genetiche di origine ambientale nelle generazioni successive.
Le malattie ambientali possono essere blande o gravi, transitorie o croniche a seconda delle dosi di sostanze tossiche ricevute. Alcune malattie si verificano subito dopo l’esposizione, mentre il tempo di esordio di altre può variare. I tumori indotti dall’ambiente, ad esempio, hanno di solito periodi di latenza di 15-30 anni. Se, tuttavia, l’esposizione non è evidente o la malattia ha esordio ritardato, è difficile identificarne la causa, poiché in genere le caratteristiche cliniche non sono specifiche. Inoltre, la stessa malattia può essere provocata da molte cause di diversa natura. In questi casi gli studi epidemiologici delle popolazioni esposte possono aiutare a collegare l’esposizione alle malattie causate.