Omero
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Omero
4. Il mondo dei poemi

Nei poemi omerici confluirono diversi elementi, tanto da renderli estremamente eterogenei. Le vicende della guerra di Troia, infatti, appartengono forse al XIII-XII secolo a.C., ultima fase della fioritura della civiltà micenea (vedi Civiltà dell’Egeo): di questi eventi gli aedi conservarono una pur flebile memoria orale anche dopo che i micenei scomparvero, soppiantati forse dai dori. Quando vennero redatti i poemi omerici le vicende troiane erano dunque storicamente e culturalmente assai lontane; esplicita tuttavia è l’intenzione stilistica di ricreare, in modo arcaizzante, il mondo religioso e della cultura materiale d’età micenea.

Dal punto di vista sociale e delle istituzioni politiche e militari vi sono però numerose e anacronistiche allusioni a fenomeni propri solo della fase arcaica della storia della Grecia antica, quando cioè i poemi furono presumibilmente composti. In particolare nell’Iliade spicca il continuo riferimento all’etica guerresca aristocratica, valore caratterizzante del mondo greco arcaico; nell’Odissea invece campeggiano, all’interno dell’intreccio avventuroso, valori sociali relativamente più “nuovi” quali la famiglia, la patria, le leggi. Si può dunque affermare che Iliade e Odissea siano da un lato reminiscenza di un mondo scomparso, dall’altro la pietra miliare di una cultura nuova, e costituiscano dunque una sorta di sintesi dei valori fondanti del mondo ellenico. Non a caso Omero fu considerato da Platone il “maestro della Grecia”, da Aristotele il “padre di ogni poesia”, e sappiamo che i giovani greci si formavano leggendo i suoi testi, che la critica odierna ha felicemente definito “l’enciclopedia tribale” del mondo greco arcaico.